Riprendiamoci la politica!

Il 29 maggio 2000 si è svolta presso la sala consiliare della Provincia di Bari un’affollata assemblea cittadina – con un dibattito ampio e qualificato – sui dati elettorali delle ultime elezioni regionali.
I lavori, coordinati da Carlo Paolini, portavoce dell’ARCA, sono stati introdotti da brevi contributi di Enzo Persichella, Rosina Basso, Francesco De Bello, Franco Chiarello e Silvia Godelli.

Si è constatato come la città di Bari presenta oggi un dato estremamente preoccupante:
circa il 40% degli elettori non va a votare oppure vota scheda bianca o nulla; un dato che segnala il progressivo aumento della disaffezione al voto dei cittadini baresi – per la maggior parte del Centro-sinistra – probabilmente non più fiduciosi della politica complessiva praticata nella città.
Una cultura politica che guarda essenzialmente alla logica del potere e della sua conservazione, alla distribuzione – nell’ambito di amici e familiari – di profitti derivanti dallo sfruttamento ambientale e alla ricerca del “come entrare in tale giro”, una politica che determina rassegnazione facendo oscillare la società civile fra la delega totale e l’indifferenza.

Gli stessi giovani – è stato detto – la considerano come “il gioco delle poltrone” pronto a mischiare il sacro con il profano pur di giungere all’obiettivo del potere. Purtroppo in tale pratica non si intravedono da tempo politiche alternative fra maggioranza ed opposizione, politiche capaci di prevenire in tempo i “guasti” della nostra città.

Il Centro-sinistra, dopo l’esperienza dell’Ulivo, deve fortemente riconsiderare la propria presenza nel contesto politico cercando di uscire da contrapposizioni spesso soltanto verbali e da quelle logiche che hanno presentato un’omogeneità elettorale con il Centro-destra.

Dal punto di vista delle scelte, va riconsiderata anche la visione imperante della globalizzazione che non sempre è positiva, anzi può rappresentare in molti settori una vera minaccia per la stessa democrazia in quanto tale fenomeno sta globalizzando sempre più anche le vecchie e nuove povertà.
Il Centro-sinistra deve tra l’altro prendere atto del radicamento di Forza Italia nel territorio, del miglioramento complessivo del Centro-destra che, sempre assecondando interessi di parte, comincia a presentare progetti che vanno discussi e contestati con progetti alternativi, che diano risposte ai bisogni – anche inespressi – dei cittadini.

La destra attuale sa ormai coniugare molto bene il rampantismo con il privato – sociale; sta al Centro-sinistra saper riconiugare in modo nuovo la politica con la giustizia sociale e con la democrazia partecipata a livello territoriale.

Questo significa essenzialmente riappropriarsi della politica come scelta coerente di qualità e serietà, per lo sviluppo del lavoro specialmente giovanile, qualità e impegno per la salvaguardia del territorio, minacciato dalla speculazione oggi come ieri, qualità nella scuola, nell’informazione e nella diffusione della cultura a livello di massa, qualità nella formazione delle liste elettorali e nella scelta del ceto politico.

Il Centro-sinistra non deve ridursi ad essere soltanto un riferimento di puro schieramento ma rappresentare soprattutto la condivisione di contenuti capaci di provocare riconoscimento negli stessi da parte dei cittadini.

L’Ulivo sviluppò entusiasmo e fiducia: bisogna riscoprire quell’entusiasmo e quella fiducia.

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