Enzo Persichella …a proposito del TEATRO PETRUZZELLI

Sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 4 ottobre 2000 la pagina cittadina era dedicata quasi interamente al teatro Petruzzelli. Ve lo ricordate? Il teatro, già un simbolo della città, distrutto da un incendio doloso il 27 ottobre del 1991. Nove anni fa!

Fosse stato di proprietà pubblica
, poniamo del Comune, certamente oggi la sua ricostruzione sarebbe ultimata oppure per lo meno a buon punto, se non altro perchè i necessari finanziamenti statali si sarebbero potuti erogare e utilizzare abbastanza agevolmente.?
E invece?
Purtroppo il teatro, in base ad una ‘generosissima’ convenzione stipulata dal comune di Bari con i fratelli Petruzzelli più di cento anni fa, era (e ciò che ne rimane lo è ancora) di proprietà privata. Via libera, allora, alle?più o meno legittime rivendicazioni e richieste, a inconcludenti trattative tra proprietà (peraltro pure discorde al suo interno) e amministrazione comunale. E quindi, inevitabilmente, via libera all’ingresso in campo degli avvocati!?E così sotto gli occhi di tanti cittadini, via via più rassegnati, si veniva consumando il destino del Petruzzelli.?

E veniva chiaramente alla luce un paradosso, una peculiarità tutta barese: le sorti del prestigioso teatro che durante gli anni ’80 si era fatto conoscere in tutto il mondo, le sorti di uno dei non molti riferimenti dell’identità barese, sono nelle mani di un ristrettissimo gruppo di privati, gli eredi dei fratelli Petruzzelli.



Ma perchè la Gazzetta del Mezzogiorno è tornata a parlare del Petruzzelli il 4 ottobre del 2000? Cos’era avvenuto di così importante?



Era avvenuto che due sere prima il Consiglio comunale – a maggioranza – aveva dato mandato al sindaco di avviare l’azione legale nei confronti degli eredi al fine di stabilire una volta per sempre per via legale se ci fossero o no le condizioni perchè, secondo convenzione, il terreno su cui sorgeva il teatro, potesse ritornare ad essere proprietà comunale, previo giusto risarcimento alla proprietà per il valore di ciò che è rimasto in piedi del teatro.?

Finalmente! C’erano, ci sono, le condizioni per fare questo passo? I presupposti per aprire un contenzioso del genere c’erano e ci sono, si sostiene da più parti. Almeno su due aspetti sussisterebbe l’ipotesi di violazione della convenzione:
1) al crollo del teatro, indiscutibile, poichè sono rimaste in piedi soltanto le pertinenze, non ha fatto seguito, come richiesto, la ricostruzione entro tre (quattro, cinque, sei, sette!…) anni del teatro, da parte della proprietà;
2) la convenzione poneva vincoli ben precisi alla destinazione d’uso delle pertinenze, vincoli che sono stati ampiamente e palesemente non rispettata dagli eredi durante gli anni. I quali eredi, del resto, questo pare indiscutibile, hanno mostrato lungo i decenni passati di considerare il complesso teatrale piuttosto come un qualsiasi importante immobile da cui spremere in ogni modo comode rendite, che come struttura insostituibile della produzione e dell’offerta culturale.

“Nel ’95 – ricorda la Gazzetta del Mezzogiorno – l’amministrazione Di Cagno Abbrescia chiese un parere al prof. Paolo Barile, costituzionalista (…) secondo il quale il Comune avrebbe dovuto richiedere la restituzione dell’area, versando ai proprietari un indennizzo per il valore del rudere e del marchio” e ancora qualche anno prima, continuiamo a leggere sulla Gazzetta, “all’indomani dell’incendio, l’allora sindaco Enrico Dalfino invitò i proprietari a rispettare la convenzione del 1987, (…). Un’analoga diffida, nel ’93, fu inviata dal sindaco Pietro Leonida Laforgia”.?

Si fosse fatto quattro-cinque anni fa questo passo, molto probabilmente oggi la questione sarebbe chiusa con un buon accordo tra le parti, circa la ricostruzione e l’attività futura del teatro, perchè il fatto stesso dell’apertura del contenzioso avrebbe funzionato come risolutore di incertezza e dunque come acceleratore per la ricerca di una soluzione conveniente. Oppure, in ogni caso, la questione dal punto di vista legale, essendosi già spesi parecchi anni, sarebbe più vicina alla conclusione, poichè, per quanto ‘lunga’ possa essere la macchina della giustizia, si finisce comunque per arrivare al momento risolutivo. Dieci anni, quindici anni dopo? E’ possibile! Ma dal punto di vista del ‘bene’ di Bari sarebbe proprio da rigettare l’idea che tra qualche lustro il Petruzzelli possa essere ricostruito come ‘teatro pubblico’?

Un soggetto politico, singolo o collettivo, proprio perchè si pensa, se si pensa così, come ‘rappresentante’ degli interessi della collettività, deve essere capace di guardare alla soluzione di un problema della collettività proiettandosi, in assenza di soluzioni più celeri e accettabili, anche al di là del momento contingente e al di là dei minuti calcoli di immediate quanto improbabili? ‘rese politiche’.

Un politico deve pensare fin da ora a creare le condizioni per quella che sarà la vita della nostra città anche tra dieci, venti, trenta anni.

Enzo Persichella, sociologo, Università di Bari.

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