Cultura e spettacolo – Cultura dello spettacolo – A Bari un rebus da sciogliere

Un interessante intervento di PIERFRANCO MOLITERNI

A prima vista sembra un gioco di parole, un non-sense per patiti di simili giochini di logica da quattro soldi. A ben guardare invece, la corretta e piena comprensione di un nesso tra la cultura e lo spettacolo, ci porta a capire la questione che ci sta davanti e che è presto detta: è giusto coniugare semplicemente la prima con il secondo; oppure è doveroso porsi il problema assai complesso di capire cosa è una vera e seria cultura dello spettacolo?

Se infatti la congiunzione accomuna in un tutt’uno i due termini per niente antitetici, ma appunto consequenziali (cult…e…show); al contrario la preposizione articolata che introduce il complemento di specificazione (dello), presuppone a monte tutta una serie di problematiche che, alla grossa, così si possono riassumere: è possibile conquistare la sapienza culturale, la scienza cioè di costruire un evento spettacolare?

A questo punto, si comprende con facilità che il secondo termine del nostro rebus nasconde in sè ben più ardue sfide: tutti possono, nel migliore dei casi, riconoscere nello e fare dello spettacolo (quale che esso sia) un dato culturale però ‘anonimo’; mentre al contrario, pochi, pochissimi, i soliti happy few, hanno acquisito il magico e difficile dono di possedere la Cultura dello Spettacolo: e cioè la profonda padronanza di trasformare qualsiasi evento, dal più infimo e modesto al più magico e intrigante, in un atto di “educazione, formazione, istruzione, civiltà”.

Dunque, abbandonando tali sottili disquisizioni che non poco annoiano…veniamo al concreto, “into to the sodo” come direbbe l’ineffabile Gene Gnocchi.

La domanda allora è subito posta:
a Bari, nella nostra città, da che parte stanno coloro che la cultura e lo spettacolo li gestiscono dal ponte di comando della cosa pubblica ?
(= Assessore alla Cultura e Spettacolo del Comune).
I loro atti concreti, visibili, pubblici appunto, la cosiddetta linea culturale di lor signori privilegia la congiunzione “e”, oppure la specificazione “di” ? Cultura e spettacolo per tutti i gusti, per tutti i palati, per tutte le tasche? Oppure, in alternativa, una selezione pensata (e …pensosa, cioè critica) di atti che appartengono ai modi possibili di fare migliore ed educativo spettacolo (musica, teatro, cinema certo; ma anche mostre, convegni, seminari, idee, progetti, persino sfilate e parate, sagre etc.).?

A guardar bene, in definitiva, qui sta la differenza e con questa griglia interpretativa dovremmo giudicare la politica culturale dello spettacolo che, legittimamente, la nostra Signora Assessora (dei Miracoli?) ha scelto di perseguire.

Secondo il nostro modestissimo parere – di chi appunto è da una vita professionale che cerca di capire dove sta la differenza, che cerca di conquistare la Cultura dello Spettacolo come Santo Graal che guarisce e lenisce i mali dell’età contemporanea! – coloro i quali fanno camminare il vapore, quelli del Palazzo di Città, hanno le idee un po’ confuse, spacciano per il meglio possibile (come cultura e spettacolo) tutto quello che gli passa davanti al naso: stagioni di prosa al teatro Piccinni nella media nazionale (senza un acuto, una sfida, una provocazione); saghe nicolaiane e “festaiole” (la kermesse musicale di fine anno, con tutte le musiche possibili a piazza Prefettura; le sfilate un po’ kitsch di Valerio Festi: tanta gente per strada e le due/tre piazze praticabili della città riconquistate dai baresi che si ubriacano di sè, senza capire molto di quello che stanno vedendo sulla loro testa).

Sta in questi atti concreti, in questa vecchia, desueta, acritica scelta di fare un certo modo di spettacolo e cultura (come mangiare … Pane e Pomodoro: mi si perdoni la facile e irriverente battuta!) il vero limite della Nostra Madama Assessora: dove “nostra” sta perchè di tutti, perchè chiamata a rappresentare tutti i baresi, persino quelli che non ne condividono la fede politica.

Sarà il 2001 l’anno della svolta?

La nostra collega universitaria che “è stata scelta” per fare l’assessore ma che non dimentica mai il suo mestiere, e discetta di Leibniz e Cartesio (non c’è sua conferenza stampa che non si riduca, alla fine, in una lezioncina di minifilosofia: il Bignami-Lamanna per i fessi) saprà resistere al greve populismo “peronista” del suo entourage politico? Panem et circenses! Gridavano gli imperatori della decadenza pensando alla plebaglia di Roma caput mundi. Qui da noi, a Bari, più modestamente, dobbiamo sopportare (ancora per quanto?) l’ineffabile duo Lepore-Festi! Ma questa, alla fin fine, è cultura e spettacolo, spettacolo con velleità culturali? Oppure è qualcosa che tenta di rassomigliare alla Cultura dello Spettacolo?

di Pierfranco Moliterni

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