Nino Lavermicocca – Piazza Mercantile: nuovi progetti “vecchi” restauri

L’esilarante sito-net aperto dal Comune sulla Storia di Bari, pieno di strafalcioni del tipo: “Io speriamo che me la cavo”, trova uno sportello analogo nella schizofrenia della stessa Amministrazione che, da un lato promette di valorizzare la risorsa archeologica e, dall’altro la? sotterra, appena venuta alla luce, ripiegando su un percorso di visita puramente virtuale! Così gli scavi di piazza Mercantile, le tracce di strada antica in piazza Ferrarese, le mura scoperte sul lato del Castello finiscono nel palinsesto di una puntata tutta locale di: “Chi l’ha visto?”

Invece le ricerche archeologiche e i ritrovamenti documentati stanno ridisegnando il volto antico di Bari: una decina di chiese bizantine del X-XI secolo; le mura greche e medievali, ipogei, sepolcreti, le strutture del Fortino (a proposito, quando riapre?), pavimenti medievali, Santa Scolastica, piazza S. Pietro, cortile dell’abate Elia, ecc. hanno riportato alla luce una città nascosta che sarebbe ora di rivelare in un sistema integrato di aree e parchi archeologici urbani (il più suggestivo in piazza S. Pietro, ma anche piazza S. Maria del buon consiglio, piazzetta Rainaldo e Bisanzio, piazza Mercantile, ecc.), che pertanto vanno lasciati all’aperto e non ricacciati sotto le lastre tombali delle ripavimentazioni in stile!

A quello archeologico va connesso il Sistema museale della città vecchia, in modo che il modello di rilancio urbano proposto non sia soltanto quello della “Soap opera” Bari vecchia tutta ciccia e brufoli (pubs, paninoteche, caffetterie) o della “Country old Bari” (curiosità e folklore minuto), ma quello più degno di città storica, della conoscenza e della cultura.

Bari vecchia, fortunatamente viva e pulsante, ha bisogno disperatamente di un progetto di gestione delle sue risorse (sa l’Amministrazione, ad es. quante tele e dipinti ci sono nelle chiese, quante sculture, quanti oggetti d’arte, ecc.?), e non di interventi a macchia di leopardo. Tanto più che questi ultimi, relativi al Piano Urban, hanno interessato soltanto aree di contorno, aree marginali, che non ponevano soprattutto problemi e che costituivano comunque aree di facile approccio, dove frequentazione ed attività non erano mai del tutto cessate.

Gli interventi di recupero di piazza Ferrarese e piazza Mercantile, al di là della assai discutibile rimozione “in toto” delle chianche di basalto, hanno la grave colpa di aver escluso dai progetti proprio il restauro degli edifici-fulcro delle due piazze: il vecchio Mercato del pesce (autentico), non restaurato a favore di una accademica ricostruzione; il Palazzo del Sedile, anch’esso non restaurato.
Senza la sua pubblica acquisizione, valorizzazione e fruizione,? non ha significato alcuno la pavimentazione in atto, che nella sua asetticità contribuisce a soffocare la piazza, appiattendola orizzontalmente, e a disgregare fra loro i segni del Leone e della Fontana che invece proprio attraverso il ripristino del pavimento archeologico, della metà del Trecento, avrebbero trovato un più caratteristico e filologico legame.

Privilegiando soltanto un periodo storico (l’età recente), è stata violata la norma di una ormai universalmente accettata metodologia di restauro, si è cancellata la memoria visiva e annullata ogni possibilità di verifica, per l’incapacità di coniugare il progetto di intervento alla realtà storica.

La Piazza, così come si va realizzando, appare avulsa dal suo contorno: le case, le strade, le mura, i segni dell’arredo e il motivo stesso della sua esistenza, il Palazzo del Sedile (vedi foto), e priva di continuità storica.?
Il punto d’incontro più immediato fra città vecchia e nuova è, com’è noto, piazza Chiurlia, piazza Filippo Corridoni, dove si è creata, con le ingombranti costruzioni, anche in questo caso, in stile pseudo-medievale (di pessimo gusto!) una vera e propria barriera e cesura urbana, che impedisce il raccordo di quegli spazi con la Cattedrale, via Carmine e la stessa Basilica di San Nicola.??

E’ in questa area che occorre intervenire, se si vuole puntare al cuore della città vecchia e alla sua rivitalizzazione, connettendo fra loro lungo l’asse stradale storico per eccellenza, i luoghi del Castello, della Cattedrale, via Carmine, Piazza San Nicola, Piazza S. Pietro, via Palazzo di città, oggi in abbandono o relegati a funzioni improprie
(ad es. il parcheggio selvaggio in Piazza Corridoni e sul sagrato della Cattedrale che, per il suo disegno e la bellezza della chiesa, è analogo a quello delle Cattedrali di Modena e Parma!).


Non interventi a margine, dunque, ma sostanziali, nelle aree depresse e in quelle suscettibili di grandi potenzialità. Coniugando le esigenze della storia con quelle della vita sociale ed economica della Città vecchia ? Museo vivo ? in cui la vita non si è mai fermata, essa può rinascere nella piena articolazione delle strutture in un Progetto unitario.?
Un Progetto unitario di Bari fruibile; Bari risorsa culturale; Bari sede di mostre e spettacoli; Bari città di San Nicola e dei pellegrinaggi; Bari adriatica, prima ancora che mediterranea con il porto ed il mare, rimescolando tutte insieme le carte del suo patrimonio.

In fondo la città vecchia è la stessa che fu capitale dell’Italia meridionale per circa due secoli, che trafficava con l’Oriente, la Grecia, la Dalmazia, l’Egitto; che svolse un ruolo importante in tutte le vicende storico-culturali e religiose del tempo. Non bisogna dimenticare che Melo, Argiro, Schiavo di Bari e tutti gli altri uomini e donne illustri erano di Bari vecchia.

Il patrimonio accumulato dai suoi abitanti nell’archeologia, nell’arte, nella letteratura e nel folklore e le relative testimonianze, non va dunque smembrato o nascosto ma trasmesso integro – o meglio accresciuto – alle generazioni future.

La Storia, come la Legge, non ammette ignoranza!

Gaetano Lavermicocca
Già direttore archeologo della Soprintendenza Archeologica delle Puglia

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