Sinistra Ecologista: RISPOSTA AL SINDACO SUL SITO dell’ex-GAZOMETRO

Comunicato dal Gruppo di lavoro sui siti inquinati 

Ancora una volta vedemmo giusto, quando nel ’97 individuammo un gravissimo rischio potenziale associato alla situazione ambientale del sito ex-Gazometro di Bari. Allora chiedemmo un’immediata caratterizzazione del sito per identificare tutte le forme di inquinamento di suolo e sottosuolo che esponevano i cittadini a pericoli di vere e proprie intossicazioni acute e croniche, presumibilmente, all’epoca, da idrocarburi e derivati.

Dicevamo anche che era prematuro pensare di destinare l’area ad eventuali edificazioni, visto che bisognava prima capire che tipo di bonifica si potesse effettivamente eseguire. I fatti attuali, purtroppo per i cittadini, ci danno ragione.

Il Sindaco (di centro-destra, Ndr) ha fatto eseguire una prima indagine per la caratterizzazione del sito, non certo per ascoltare noi, ma perchè glielo ha imposto la legge, il D.M. 471/99 sui siti inquinati.

Il lavoro è stato condotto bene dai tecnici incaricati, e il risultato è impressionante:
gran parte dell’area, dalla superficie fino alla profondità di 25 metri, è fortemente inquinata (valori fino a quasi 100 volte il limite di accettabilità) da idrocarburi, fra i quali i temutissimi IPA, i Policiclici Aromatici; non mancano cadmio, piombo e cromo.
Cio’ significa che non solo nei primi 4 metri di suolo, dove non arriva la falda, ci sono 60.000 tonnellate di materiale inquinato, ma che tutto il suolo sottostante e la falda che lo impregna è altrettanto contaminata.
Secondo i tecnici solo una lenta mobilità di questa falda ha consentito che l’inquinamento per 50 anni rimanesse confinato maggiormente nell’area, senza disperdersi intorno ed altrove, con esisti disastrosi.

L’ex gazometro, quindi, è una vera bomba ecologica, sulla quale intervenire immediatamente. Ma i tecnici, qualunque cosa neghi il Sindaco, non si sono fermati all’analisi dei fatti; hanno anche valutato il tipo di intervento necessario e fattibile.

Essi stessi hanno sconsigliato qualsiasi ipotesi di rimozione e trattamento dei materiali inquinati, nè in situ (non c’è lo spazio per un impianto e i rischi per la popolazione sarebbero elevatissimi) nè in altri siti: troppo costoso, rischioso per i cittadini (per gli scavi e le mobilizzazioni di materiale) e a grande impatto ambientale, dovuto anche all’impianto di trattamento stesso, ovunque dislocato. Ciò, fra l’altro, riguarderebbe solo i primi 4 metri di suolo; più complicata ancora risulterebbe la bonifica della falda.

L’eventuale intervento di bonifica non potrebbe quindi garantire, a fronte dei costi e dei rischi sopportati, il raggiungimento dei limiti di inquinamento previsti dalla legge.
Stando allora alla stessa legge (art. 4 e 6 del D.M. 471/99) e come messo in luce dalla relazione dei tecnici, la soluzione possibile ed opportuna è la messa in sicurezza permanente del sito tramite confinamento nello stesso luogo dei materiali inquinati e contenimento della falda; quindi il ripristino ambientale.

Sarebbe necessario, cioè, costruire un diaframma di contenimento intorno all’area inquinata, profondo fino a 26 metri, impermeabilizzare il fondo e la superficie in maniera da ottenere una camera a tenuta permanente per gli inquinanti, evitando ogni ulteriore contaminazione di aria suolo ed acque sotterranee.
Al di sopra della impermeabilizzazione superficiale andrebbe disposto terreno vegetale. Costo: 7,5 milioni di euro; tutto sommato accettabilissimo, se confrontato al vero patrimonio necessario ad una bonifica per asporto e trattamento.
Questo non significa consegnare alle generazioni future un’ulteriore bomba ecologica: i sistemi a tenuta devono e possono tenere molto a lungo, possono essere ulteriormente consolidati, in attesa di eventuali tecnologie di bonifica innovative, o a futura memoria dell’irresponsabilità di un triste periodo industriale.

Sicuro rischio per le attuali generazioni è invece rappresentato da frenesie di bonifica, che, come emerso dalla relazione, potrebbero comunque spostare l’inquinamento altrove senza eliminarlo del tutto; anche in questo caso, quindi, se non ancora di più, un regalo alle generazioni future ci sarebbe.

E allora la ragione vorrebbe che il nostro sindaco la smettesse una buona volta di stravolgere la realtà, ignorando i risultati dei lavori da lui stesso commissionati e da tutti noi pagati, non spendesse altri soldi, sempre nostri, per ulteriori controindagini che non potranno mai smentire credibilmente le prime, che la smettesse di mettersi contro la città, pur di perseguire i fini e strategie inutili, dannose e costose, che evitasse di assumere posizioni ambigue, incomprensibili e non a norma (le parziali bonifiche non sono previste da nessuna normativa).

Sull’area ex gazometro palazzi di ogni genere non se ne possono e non se ne debbono fare. Lì, dopo il confinamento, non può che venire un PARCO URBANO.
E’ di questo che hanno bisogno i cittadini del quartiere, non di rischiare la salute (e i soldi) pur di soddisfare a tutti i costi appetiti cementificatori.

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