Antonio V. Gelormini L?ASSALTO ALLA DILIGENZA La Costituzione ? sotto assedio

La Costituzione è sotto assedio.
I tentativi in atto per stravolgerla.



Charles Louis de Montesquieu nella sua idea di stato moderno aveva fatto ricorso alla metafora della diligenza per rappresentare e affermare la dottrina della separazione e dell’indipendenza dei tre poteri fondamentali dello stato: il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario (i cavalli trainanti), equilibrati, coordinati e influenzati dai vari organi previsti nella prassi costituzionale di ogni nazione civile (le redini, le briglie e i finimenti).

Oggi, una maggioranza a pezzi vuol fare a pezzi la Costituzione. L’assalto in atto alla diligenza di Montesquieu è poderoso, irresponsabile e rischia di avere effetti davvero devastanti. La chiamano riforma federalista per non dare nell’occhio e non mettere paura. In realtà, il testo votato dalla maggioranza nello scorso marzo al Senato e in esame nei prossimi giorni alla Camera cambia radicalmente i connotati alla nostra Costituzione. Si tratta di ben 43 nuovi articoli inseriti nella seconda parte della Carta (composta da 85 articoli), che influenzano l’intero ordinamento costituzionale italiano.

La riforma, infatti, definisce una nuova forma di governo, modifica la forma di stato, cambia la struttura del Parlamento, assegna nuovi poteri agli organi di garanzia.

Con il testo approvato al Senato nulla sarà come prima. Basta pensare a cosa significa concretamente avere una situazione in cui non è più il Parlamento che sfiducia il capo del governo, bensì il capo del governo che sfiducia il Parlamento. Basta pensare a cosa vuol dire un sistema in cui è il voto che fa agio su tutto: chi è eletto non deve avere contrasti in Parlamento e nemmeno giudici in tribunale perchè è stato eletto dal popolo.

Prendiamo ad esempio l’articolo 94, che non c’entra niente col federalismo ma interessa i poteri del primo ministro. Al secondo comma prevede che il Premier può chiedere alla Camera di esprimersi su una tal proposta del governo “con priorità assoluta”. L’espressione è già eloquente di per sè, ma andando avanti vediamo cosa accade se la proposta del governo viene respinta. Leggiamo: “in caso di voto contrario, il Primo Ministro rassegna le dimissioni e può chiedere lo scioglimento della Camera dei Deputati”. E il Presidente della Repubblica, si dirà? E le sue prerogative? Detto fatto, perchè a cambiare è anche l’articolo 88 della Costituzione.
Ecco il nuovo testo:

“Il Presidente della Repubblica, su richiesta del Primo Ministro che ne assume l’esclusiva responsabilità, decreta lo scioglimento delle Camere e indice le elezioni”. Quindi, la Camera non ubbidisce? Via, si scioglie la Camera. In altre epoche si sarebbe parlato, senza esitazione, di attentato alle libertà del Parlamento.

Siamo in presenza di una rottura drastica con quella distribuzione dei poteri che faceva dire a Giuseppe Dossetti “essere uno dei pregi più raffinati e delicati della nostra Carta Costituzionale”, per cui è un bene che si sia formato un patriottismo della Costituzione, che si fonda su “alcuni principi ultimi non negoziabili”, tale da garantire “uno spazio sottratto alla negoziazione, sottratto al conflitto politico e alla contrattazione”.

Perchè la Costituzione non è di destra o di sinistra, ma è ed stata per più di sessant’anni la casa di tutti gli italiani. Scritta, come tutte le moderne Costituzioni, per fissare i limiti al potere di chi comanda, per definire le condizioni e i modi in cui l’autorità deve essere esercitata (se si violano queste condizioni e questi modi l’autorità opera “incostituzionalmente”, cioè fuori o contro la Costituzione), e per fissare i diritti dei soggetti nei confronti dell’autorità, che non può legalmente violarli” (V. Onida). Parliamo di una legge fondamentale, della carta dei valori di fondo, dei diritti di tutti e delle regole per tutti. Parliamo di un testo, quindi, che proprio per questo fu voluto dall’Assemblea dei Costituenti “comprensibile”, leggibile nelle scuole o da chi non ha nozioni di diritto.

Valerio Onida (La Costituzione, il Mulino 2004) ci ricorda che la nostra Costituzione “è scritta in un italiano scorrevole ed elegante” e il testo finale, redatto da gente che aveva studiato molto, venne sottoposto all’esame di un gruppo di letterati per renderlo ancora più accessibile all’opinione pubblica. Anche il linguaggio, d’altronde, è un termometro per misurare una vocazione democratica.

Prendiamo l’articolo 70, quello che riguarda la formazione delle leggi. Nel testo originale del ’47 sono due righe: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due camere”. Si capisce tutto. Non c’è bisogno di tante spiegazioni. Non possono esserci equivoci.Il nuovo articolo 70, scaturito dalla riunione dei 5 saggi di Lorenzago, è composto da 102 righe. Una montagna di parole, con concetti che rimandano altrove, frasi che giocano a rimpiattino, periodi che inciampano. Un italiano da azzeccagarbugli in una logica da prontuario ad uso dei condomini.

La cosa non è di poco conto e il pericolo che incombe è veramente grande nonchè preoccupante.

Pertanto, a scanso di equivoci, sarà bene informarsi di più e cominciare a far sapere in giro, con più precisione, cosa hanno in mente i signori del governo quando parlano di federalismo.Anche perchè non siamo affatto ceti che alla fine del processo riformatore nato a Lorenzago di Cadore ritroveremo, vivi ed operanti, i valori di quella eguaglianza democratica, di quella liberazione progressiva e di quello spirito di solidarietà che hanno fatto della Carta del ’47 la casa di tutti gli italiani.

Ormai è temerario, e direi assurdo, aspettarsi uno spirito costituente da chi quotidianamente irride alle leggi dello Stato, da chi non ha rispetto per la storia politica del nostro Paese e da chi non si preoccupa di violare quel patto fondato sui valori non negoziabili, che ci ha dato decenni di prosperità, di pace e di progresso.

di Antonio V. Gelormini.

Oggi, una maggioranza a pezzi vuol fare a pezzi la Costituzione. L’assalto in atto alla diligenza di Montesquieu è poderoso, irresponsabile e rischia di avere effetti davvero devastanti.La chiamano riforma “federalista” per non dare nell’occhio e non mettere paura. In realtà, il testo votato dalla maggioranza nello scorso marzo al Senato e in esame nei prossimi giorni alla Camera cambia radicalmente i connotati alla nostra Costituzione. Si tratta di ben 43 nuovi articoli inseriti nella seconda parte della Carta (composta da 85 articoli), che influenzano l’intero ordinamento costituzionale italiano.

La riforma, infatti, definisce una nuova forma di governo, modifica la forma di stato, cambia la struttura del Parlamento, assegna nuovi poteri agli organi di garanzia.

Con il testo approvato al Senato nulla sarà come prima. Basta pensare a cosa significa concretamente avere una situazione in cui non è più il Parlamento che sfiducia il capo del governo, bensì il capo del governo che sfiducia il Parlamento. Basta pensare a cosa vuol dire un sistema in cui è il voto che fa agio su tutto: chi è eletto non deve avere contrasti in Parlamento e nemmeno giudici in tribunale perchè è stato eletto dal popolo.

Prendiamo ad esempio l’articolo 94, che non c’entra niente col federalismo ma interessa i poteri del primo ministro. Al secondo comma prevede che il Premier può chiedere alla Camera di esprimersi su una tal proposta del governo “con priorità assoluta”. L’espressione è già eloquente di per sè, ma andando avanti vediamo cosa accade se la proposta del governo viene respinta. Leggiamo: “in caso di voto contrario, il Primo Ministro rassegna le dimissioni e può chiedere lo scioglimento della Camera dei Deputati”. E il Presidente della Repubblica, si dirà? E le sue prerogative? Detto fatto, perchè a cambiare è anche l’articolo 88 della Costituzione.
Ecco il nuovo testo:

“Il Presidente della Repubblica, su richiesta del Primo Ministro che ne assume l’esclusiva responsabilità, decreta lo scioglimento delle Camere e indice le elezioni”. Quindi, la Camera non ubbidisce? Via, si scioglie la Camera. In altre epoche si sarebbe parlato, senza esitazione, di attentato alle libertà del Parlamento.

Siamo in presenza di una rottura drastica con quella distribuzione dei poteri che faceva dire a Giuseppe Dossetti “essere uno dei pregi più raffinati e delicati della nostra Carta Costituzionale”, per cui è un bene che si sia formato un patriottismo della Costituzione, che si fonda su “alcuni principi ultimi non negoziabili”, tale da garantire “uno spazio sottratto alla negoziazione, sottratto al conflitto politico e alla contrattazione”.

Perchè la Costituzione non è di destra o di sinistra, ma è ed stata per più di sessant’anni la casa di tutti gli italiani. Scritta, come tutte le moderne Costituzioni, per fissare i limiti al potere di chi comanda, per definire le condizioni e i modi in cui l’autorità deve essere esercitata (se si violano queste condizioni e questi modi l’autorità opera “incostituzionalmente”, cioè fuori o contro la Costituzione), e per fissare i diritti dei soggetti nei confronti dell’autorità, che non può legalmente violarli” (V. Onida). Parliamo di una legge fondamentale, della carta dei valori di fondo, dei diritti di tutti e delle regole per tutti. Parliamo di un testo, quindi, che proprio per questo fu voluto dall’Assemblea dei Costituenti “comprensibile”, leggibile nelle scuole o da chi non ha nozioni di diritto.

Valerio Onida (La Costituzione, il Mulino 2004) ci ricorda che la nostra Costituzione “è scritta in un italiano scorrevole ed elegante” e il testo finale, redatto da gente che aveva studiato molto, venne sottoposto all’esame di un gruppo di letterati per renderlo ancora più accessibile all’opinione pubblica. Anche il linguaggio, d’altronde, è un termometro per misurare una vocazione democratica.

Prendiamo l’articolo 70, quello che riguarda la formazione delle leggi. Nel testo originale del ’47 sono due righe: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due camere”. Si capisce tutto. Non c’è bisogno di tante spiegazioni. Non possono esserci equivoci.Il nuovo articolo 70, scaturito dalla riunione dei 5 saggi di Lorenzago, è composto da 102 righe. Una montagna di parole, con concetti che rimandano altrove, frasi che giocano a rimpiattino, periodi che inciampano. Un italiano da azzeccagarbugli in una logica da prontuario ad uso dei condomini.

La cosa non ? di poco conto e il pericolo che incombe ? veramente grande nonchè preoccupante.

Pertanto, a scanso di equivoci, sarà bene informarsi di più e cominciare a far sapere in giro, con più precisione, cosa hanno in mente i signori del governo quando parlano di federalismo.Anche perchè non siamo affatto ceti che alla fine del processo riformatore nato a Lorenzago di Cadore ritroveremo, vivi ed operanti, i valori di quella eguaglianza democratica, di quella liberazione progressiva e di quello spirito di solidarietà che hanno fatto della Carta del ’47 la casa di tutti gli italiani.

Ormai ? temerario, e direi assurdo, aspettarsi uno spirito costituente da chi quotidianamente irride alle leggi dello Stato, da chi non ha rispetto per la storia politica del nostro Paese e da chi non si preoccupa di violare quel patto fondato sui valori non negoziabili, che ci ha dato decenni di prosperità, di pace e di progresso.

di Antonio V. Gelormini.

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