Una notte al Ferrhotel con i volontari

Articolo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno
15 marzo 2005

Alle venti, l’ingresso del vecchio Ferrhotel (il primo rifugio della città per i senza fissa dimora, Ndr), brulica di gente. Variegata, diversa per storia, per esperienze, anche per colore della pelle.

All’ingresso altri due volti, normali, come tanti: Franco e Schouaib.
Il primo volontario, proveniente da un ambiente cattolico con una buona esperienza nel campo dell’assistenza dei senza fissa dimora; l’altro mediatore culturale.
»Lavoro nelle scuole ? ci spiega ? faccio da supporto agli insegnanti italiani che hanno in classe bambini musulmani, li aiuto a comprendere la loro cultura«.

Sono ad un tavolino dove vengono annotati gli ospiti. Già, gli ospiti. Quelli che a Bari, fino allo scorso 19 gennaio, affollavano la stazione, piazza Umberto, quelli che infastidivano i passanti, che provocavano imbarazzo.
»Quasi 400 in tutta Bari, i senzatetto ? ci dice Franco (“..e basta! per chè noi non dobbiamo comparire”, Ndr) dell’Associazione Percorsi ? divisi nelle varie zone«.

Una geografia di volti, di povertà materiale, ma anche di grande ricchezza in quanto a storie, volti, parole. Centinaia di storie diverse: storie familiari, perlopiù italiane, concentrate nella stazione centrale, storie di immigrazione, nella zona sud, quella degli africani, o di speranze di vita migliore malamente tradite, di chi è venuto nel nostro paese dall’est, e adesso abita sui binari a nord di Bari.
»è la nostra ricompensa ? ci dice Franco ? vedere l’affetto che hanno nei nostri confronti«.

L’avventura del Ferrhotel nata nello scorso dicembre è il frutto della convergenza delle richieste del volontariato cittadino, con un amministratore, col sorriso sulle labbra:
»Il 22 dicembre scorso quattro associazioni baresi (Bari Angels, Lo sportello dei diritti degli immigrati, Comunità di Sant’Egidio e Percorsi) mi hanno avvicinato«.
Chi parla è Carlo Paolini, presidente della commissione consiliare per le politiche sociali. »Sono venuti a dirmi che la situazione era urgente: qualcuno mi ha proposto l’idea del Ferrhotel«.

La mattina successiva il sindaco Emiliano aveva sulla sua scrivania una lettera di Paolini che gli chiedeva di poter trattare per il comodato d’uso del Ferrhotel. Nico, Gianni, Tiziana, Franco, Schouaib e Amadu insieme a Carlo, hanno fatto la prima notte.
»Alcuni erano diffidenti ? raccontano ? dopo anni di vita all’aria aperta, nessuno credeva che qualcuno potesse offrirgli un letto con delle lenzuola vere!«.

Da non credere in una città in corsa contro il tempo, piena di luci e speranze. Proprio in queste certezze, il “grimaldello” del Ferrhotel, vorrebbe scardinare le certezze della città, per creare maggiore consapevolezza.
»Attorno a questa esperienza ? ci dice Paolini ? si sono raccolte tante situazioni collaterali, che cerchiamo di risolvere con le nostre forze«.

E dire che di solidarietà se ne vede qui: non è raro notare gruppi di volontari esterni che passano nei corridoi, a salutare gli ospiti fissi, a rifocillare i presenti, a donare loro calore in questo freddo inizio di marzo. Le storie di sofferenza e di abbandono, sotto il tetto del Ferrhotel si dimenticano, o almeno diventano lontane; quasi rimanessero in strada.

Il comodato concesso al comune scade a fine aprile: »cercheremo di ottenere una proroga ? ci dicono i volontari ? perchè dobbiamo avere il tempo di costruire per i nostri ospiti le occasioni che sono state loro negate«.

Donato Menga

« Torna indietro