Carlo Paolini COLMATA DI MARISABELLA: le ragioni del nostro “NO”.

In un momento in cui in Italia molte città rinnovano i propri strumenti urbanistici, progettano  e pianificano il proprio sviluppo futuro cercando di ri-creare l’indole della città attraverso la riqualificazione degli spazi, la ri-valorizzazione dello spirito cittadino e della sua storia, a Bari si continua a considerare il territorio in modo disarticolato così come sta accadendo nel dibattito sull’ultimazione della colmata di Marisabella. Infatti senza portare a conoscenza di tutti il progetto complessivo sul futuro del porto barese, sulla sua fattibilità, sul suo rapporto con la città, si parla di cementificare un’ulteriore vasta zona di mare.

L’Amministrazione Comunale ha richiesto opportunamente il parere degli organi competenti sull’impatto ambientale che non c’è mai stato anche se già studiosi e geologi (Paglionico, Moretti, Santoro) hanno messo in evidenza nel passato lo stravolgimento geo-ambientale della città, evidenziando gli “innalzamenti del livello di falda e allagamenti degli edifici immediatamente a monte” a seguito di abbondanti piogge a causa della colmata di Marisabella che  – secondo gli esperti – costituisce uno sbarramento artificiale alle acque superficiali.

Questa è, purtroppo, la logica della competizione sfrenata e del rigido profitto. Certamente non è così che si può rincorrere quello sviluppo eco-sostenibile capace di produrre flussi economici tali da generare ricchezza ed occupazione costante in un territorio qualitativamente vivibile.

I vicini porti di Mola e di Trani stanno usufruendo del finanziamento di milioni di euro per la riqualificazione infrastrutturale  e il miglioramento dei servizi in mare e a terra, mediante l’accordo siglato fra la Regione Puglia, Sviluppo Italia spa ed Italia Navigando spa per  “il programma Rete Portuale Turistica Nazionale” mentre Bari non ha ancora un porto turistico!

Senza dubbio la sicurezza marittima e la protezione dell’ambiente sono un obiettivo di grande rilevanza per costruire un sistema di trasporto basato sulla mobilità sostenibile e sul rispetto dell’ambiente marino ma che quasi certamente non possono essere raggiunti con una cementificazione di tale portata e con la volontà di dragare il fondo marino per giungere a quelle profondità necessarie (12 metri) all’attracco di mercantili e navi con pescaggio superiore alle attuali.

Perchè allora l’Autorità portuale barese non  pensa con l’ente  Regione a realizzare la rete del sistema portuale pugliese entro cui valorizzare al massimo le indubbie potenzialità e capacità del porto barese?

Con la rete dei porti pugliesi integrata con la rete dei trasporti terrestri, soprattutto a mezzo treno, si potranno ricreare a mio avviso all’interno del territorio pugliese quei presupposti della ripresa economica di attività commerciali che attualmente stanno languendo.
Tale prospettiva ci fa porre, pertanto, lo sviluppo del porto di Bari nel contesto più generale di quello urbano della città con i suoi siti inquinati, i suoi quartieri degradati, con le sue strade intasate da un traffico sempre caotico, nell’ottica del recupero di una qualità della vita che faccia riprendere il gusto di una bella passeggiata fra le vie cittadine e perchè non anche in un porto senza barriere integrato nel tessuto cittadino?

20 giugno 2005 – Carlo Paolini.

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