La questione dell’edilizia giudiziaria a Bari:rnGIUSTIZIA A LIBERTA’.

“Il futuro di una città non è nelle mani dei tecnici nè dei politici e degli amministratori. Spetta ai cittadini determinare cosa dev’essere la propria città”. (GAE AULENTI).



Si è svolto il 15 luglio 2005 alla sala Murat (di Bari) un dibattito che ha concluso la prima fase del percorso che associazioni ed enti raccolti sotto la sigla “Giustizia a Libertà” (Adirt, Ass. S.Cataldo, Cantieri di Pace, L’ARCA Centro d’Iniziativa Democratica, Città Plurale, Comitato Marisabella, Corsivo, Fondazione CESAR-Sicurpuglia, Il Murattiano, INARSIND (Sindacato Ingegneri ed Architetti Liberi Professionsiti), Ist. Naz. di Urbanistica, Società Italiana Urbanisti, Sviluppo Sostenibile) hanno avviato assieme l’8 giugno scorso (5 incontri, oltre un convegno della Camera del Lavoro).

In virtù di queste iniziative ora l’amministrazione comunale non ha più dinanzi a sè solo un “referendum” sulla proposta di “Cittadella della Giustizia” avanzata dall’impresa Pizzarotti (di Parma), ma anche una proposta di progetto, intitolata Arcipelago della Giustizia, formulata dalla Ass. Sviluppo Sostenibile e sostenuta da “Giustizia a Libertà”.
L’assessore (all’Urbanistica) dr. Ludovico Abbaticchio ha chiesto di conoscere “ufficialmente” entrambe le proposte.



L’assemblea del 15 luglio, di cui diamo di seguito un breve resoconto, è stata aperta da Dino Borri (Sviluppo Sostenibile) e da Nicola Colaianni (Fondazione Cesar).
»C’è il rischio ? ha detto Colaianni – che ora le due proposte vengano poste a confronto come se fossero omogenee. Il nostro compito, a cominciare dall’incontro del 27 luglio (alla Consulta comunale per l’Ambiente), è di far osservare che la “cittadella” è un progetto edilizio pr?t-à-porter, attuabile ovunque, mentre l’ “arcipelago” è una proposta di natura prevalentemente urbanistica che indica anzitutto un metodo.
Il primo snatura il piano regolatore e richiede di variarlo a suo uso e consumo; il secondo lo rispetta e ne assume anche lo spirito di riqualificazione della città storica (il quartiere Libertà, che ospita attualmente il palazzo di Giustizia, n.d.r.). L’elemento discriminante rimane al fondo quello legalitario (in senso ampio: rispetto del Prg, trasparenza del procedimento amministrativo, centralità della funzione di controllo della legalità svolta dalla Giustizia)«.

Il dibattito assembleare è stato coordinato dal giornalista Nicola Signorile, che ha ricordato come »la ricerca di mercato ? indetta su presupposti erronei ? non è comunque in alcun modo impegnativa per l’amministrazione municipale. E tuttavia si attende che un atto formale della Giunta comunale intervenga a cancellare quella procedura«.

Tra gli altri, è intervenuto Carlo Paolini (associazione L’ARCA), consigliere comunale della Lista Emiliano: »In un incontro con il Sindaco di Bari ? ha detto – alla domanda se era in grado di illustrare il progetto Pizzarotti la risposta è stata: “Allo stato attuale non è stato consegnato nessun progetto in modo ufficiale!” Per cui si sta discutendo su iniziative dell’impresa indirizzate ai singoli consiglieri comunali. Circa l’affermazione del Sindaco che alla fine la responsabilità della scelta spetta al Consiglio Comunale, aggiungo che compito dei consiglieri è saper coniugare nel loro lavoro quotidiano la democrazia della rappresentanza che decide nelle Istituzioni con quella partecipativa, che circola per le strade della città attraverso il serio coinvolgimento nella decisione della cittadinanza.
Il progetto “Arcipelago della giustizia” s’inserisce perfettamente nell’ottica del programma politico che il centro-sinistra ha presentato nel corso della campagna elettorale vinta da Michele Emiliano, in cui si legge chiaramente che lo sviluppo urbanistico della città passa attraverso il riuso degli edifici pubblici abbandonati e la riqualificazione dei quartieri«.

Ha preso poi la parola Carmelo Torre (Istituto Nazionale di Urbanistica) per evidenziare »l’importanza del metodo, perchè la valutazione delle possibili soluzioni alternative di localizzazione delle strutture giudiziarie sia effettuata secondo principi di trasparenza, di risposta ad un disegno più ampio per la città, e di sintesi di tutte le componenti dell’economia sociale.
In questo senso va intesa la priorità delle decisioni urbanistiche rispetto alla scelta degli strumenti finanziari. Non esiste oggi una valutazione sufficientemente adeguata alla posta in gioco, che renda merito delle ingenti risorse che verranno mobilitate indipendentemente da chi le metterà a disposizione, che permettano di dire a quale pubblica utilità risponda una soluzione decentrata come quella rappresentata dalla proposta Pizzarotti, o una soluzione che contribuisca alla rivitalizzazione del centro, come quella rappresentata dalla proposta Arcipelago. è il metodo di buon governo, che integra valutazioni di carattere economico-finanziario e di carattere economico-sociale, che va utilizzato a riferimento, perchè costituisce l’elemento discriminante che ha condotto ad una svolta nella guida della città«.

Stefano Bianco (Associazione Corsivo) ha innanzitutto espresso piena solidarietà al prof. Dino Borri – e ai suoi collaboratori – per gli ingenerosi attacchi subiti sulla stampa locale, e »il pieno apprezzamento per la proposta dell’Arcipelago, contributo disinteressato offerto al Comune e al dibattito urbanistico«. Bianco ha inoltre sostenuto che »è opportuno chiarire il ruolo dei Consiglieri comunali e quello delle forze politiche e sociali che hanno sostenuto questa maggioranza. I Consiglieri hanno piena autonomia nel ruolo ispettivo e sul controllo degli atti. è del Consiglio, infatti, il compito di verificare gli aspetti procedurali, la nullità o meno della ricerca di mercato e sull’eventuale presenza di un vizio genetico; la compatibilità economica, la localizzazione delle nuove opere, la correttezza degli atti prodotti dalla precedente amministrazione. Il tutto però in uno con le scelte programmatiche dell’amministrazione. Verificare il ruolo del Comune, del Ministero, dell’apposita Commissione presso il Tribunale, riguardo all’edilizia giudiziaria, ai fondi, alla scelta del progetto e alla localizzazione degli uffici giudiziari. Spetta ai Partiti politici della città e alle Associazioni – che hanno determinato la vittoria elettorale dell’attuale maggioranza e hanno ottenuto il consenso – confermare le scelte politiche definite in campagna elettorale. Agli elettori si è chiesto e ottenuto un voto su una proposta politica di una città policentrica che valorizza le zone più emarginate della città; su un chiaro NO alla cementificazione di Bari, a favore del riuso dei contenitori abbandonati e per una rivalutazione del patrimonio edilizio. Alla ripresa di settembre occorre aprire un confronto con i Partiti politici della città per verificare se ritengono ancora valido il programma sottoscritto con gli elettori e gli eventuali motivi di ripensamenti avvenuti in merito all’edilizia giudiziaria e alle scelte fondamentali della città«.
Nel suo intervento Francesca Abbrescia (Camera del Lavoro di Bari) ha detto che »il dibattito ampio e articolato ha fornito gli elementi di chiarezza necessari a comprendere l’articolazione progettuale della proposta dell’Arcipelago della Giustizia. Ne ricaviamo un’idea positiva per il metodo seguito e per il merito della proposta stessa. Nel metodo, perchè una parte non marginale della “cittadinanza attiva” che ha contribuito alla elezione dell’Amministrazione di centro? sinistra, ha il dovere di esprimere progetti e il diritto di essere ascoltata. Nel merito perchè questa proposta è l’unica che immagina uno sviluppo urbanistico diverso della città e concretizza l’idea di una riqualificazione dei quartieri periferici con un contestuale riuso degli immobili esistenti. è sbagliata la pretesa di discutere prima delle questioni finanziarie anzichè del merito dell’idea progettuale. La cosa è comunque superata dall’intenzione degli autori del progetto di lavorare anche ad una proposta finanziaria a corredo dello stesso. Concordo con l’idea di incontrare i partiti e soprattutto i Consiglieri delle Circoscrizioni interessate perchè è giusto e necessario aprire con i cittadini e le forze politiche una discussione di merito. Ciascun partito deve assumersi il diritto-dovere di esprimere una posizione chiara sul progetto presentato e il Consiglio Comunale deve assumersi fino in fondo la responsabilità di decidere nel merito«.

Hanno preso la parola inoltre Denny Sivo, segretario cittadino del Partito di Rifondazione Comunista, Roberto Carbone (consigliere comunale della Margherita), Michele Paradiso (ingegnere), Alberto Còccioli (avvocato), Raffaele Coniglio (ingegnere), Maurizio D’Amato (Politecnico di Bari), Franco Neglia (associazione Il Murattiano), Elda Perlino (Sviluppo Sostenibile).

Erano presenti, tra gli altri, gli assessori comunali Maria Maugeri e Pasquale Martino.

Sintesi a cura di Nicola Signorile. 

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