Giuseppe Castellaneta LETTERA APERTA al sindaco Emiliano sulla “Cittadella della Giustizia”.

Quello che segue è il testo della lettera aperta che l’avvocato GIUSEPPE CASTELLANETA, recentemente scomparso, ha inviato al Sindaco di Bari e ai Segretari Nazionali dei Partiti riguardante la “Cittadella della Giustizia”.



 Con questa pubblicazione, l’ARCA intende ricordare la memoria di un valente professionista e valido politico, protagonista della vita cittadina e non.

LETTERA APERTA AL SINDACO DI BARI E AI SEGRETARI NAZIONALI DEI PARTITI

Caro amico sindaco
,
la città ti ha votato con grande fiducia e tenta di esserti vicina nelle scelte più significative di una pubblica amministrazione.
In questo momento il mondo culturale e civile cittadino è stravolto dalla decisione che il Comune deve assumere in relazione alla cosiddetta Cittadella della Giustizia.

Il problema si pose con la passata amministrazione ed il sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia con la Giunta ed il consenso dei consiglieri comunali anche di opposizione, anche su sollecitazione della Commissione di Manutenzione presso la Corte di Appello, decise di indire una cosiddetta “ricerca di mercato” con la quale si invitavano gli imprenditori che fossero interessati a presentare proposte per la collocazione ed edificazione di un plesso che potesse soddisfare i bisogni del servizio giustizia a Bari.

Il bando fu pubblicato il 14 agosto, data simbolo di operazioni a cui si vuole dare scarsa visibilità, e congegnato in maniera tale da potersi leggere tra le righe il candidato alla vittoria.
Comunque, trovai comprensibile che un sindaco di mestiere imprenditore avesse pensato alla categoria di appartenenza prima di tutto.
Quello che è strano è che la rinnovata amministrazione, questa volta di non imprenditori, non abbia trovato anomala la scelta e non si fosse liberata subito delle proposte giunte e non abbia imboccato la strada giusta, che è, per esempio, quella perseguita dai comuni di Molfetta, Foggia, Milano.

Il comune di Molfetta ha dato incarico ad un accreditato studio tecnico di Roma di approntare una proposta di collocazione degli uffici giudiziari, che tenesse conto, naturalmente, delle esigenze cittadine da soddisfare e solo dopo ha chiamato alcuni imprenditori a proporre progetti di edificazione.
Ha cioè scisso i tempi tra quelli di pura competenza degli organismi politici pubblici e quelli meramente esecutivi.

Per tornare a noi, allora, rispondiamo prima al quesito, di pura competenza pubblica: dove collochiamo il servizio giustizia? In città o fuori, addirittura a dieci chilometri di distanza?

Se dovessimo allocare il servizio postale, a quale scriteriato verrebbe in mente di costringere il cittadino a fare dieci chilometri per spedire una raccomandata o un vaglia ?

E perchè lo stesso cittadino per avere un certificato penale deve sottoporsi allo stesso strapazzo? Anzi due volte, per ordinarlo e per andare a ritirarlo, due mattinate perse e sempre con l’uso obbligato di autovettura.

Ci viene riferito che il Comune vuole scegliere tra le proposte predisposte da noti imprenditori, i quali, da parte loro, da mesi stanno facendo una meticolosa opera di lobby, si può capire con quali argomenti sol che si pensi che in gioco ci sono oltre 8oo, dico ottocento, miliardi.
Abbiamo impegnato l’ estate a discutere di questione morale, voglio richiamare l’ attenzione su quello che avviene in periferia, sulle voci che circolano, sugli impegni assunti dai partiti a livello nazionale, sulle forze economiche nazionali impegnate, cooperativistiche e non.

Caro sindaco, la lettera è indirizzata a te, ma il contenuto interessa e coinvolge i segretari nazionali dei partiti, che non possono chiudere gli occhi su una operazione tanto equivoca e dannosa agli interessi della città. D’ altra parte, diecine di operatori culturali baresi si sono espressi contro questo autentico tradimento degli interessi cittadini e pura svendita del futuro sviluppo della città.

Conosci il dossier che circola sull’ affaire Cittadella, diecine di migliaia di metri quadrati a destinazione agricola stravolti da una costruzione faraonica destinata per di più a fare concorrenza ai commercianti baresi.

In fondo, è la stessa operazione tentata a Bologna e sventata solo dalla maturità civile e politica di quella città.

Alvar Aalto nel 1953 in un articolo intitolato “”Decadenza dell’ idea di edificio pubblico”” scriveva “” E’ un’abitudine deplorevole considerare gli edifici pubblici alla stessa stregua di un qualsiasi edificio commerciale o residenziale. La posizione degli edifici pubblici in una città è importante quanto quella degli organi principali in un corpo umano. In caso contrario le nostre comunità soccomberanno sotto la pressione del traffico, divenendo per i cittadini psicologicamente e fisicamente inabitabili?: la critica delle generazioni future riguardo a ciò che abbiamo fatto non potrà certo essere lusinghiera.“”

L’ alternativa che dissennatamente a Bari si pone è tra costruire e poi cedere in fitto più di un milione di metri cubi, su quindici ettari di suolo agricolo, proprio quello concepito come cuneo verde per dare indispensabile discontinuità al tessuto edilizio o, invece, mantenere l’ edilizia giudiziaria in pieno centro cittadino, magari anche indagando seriamente sugli ostacoli posti al progetto di via della Carboneria regolarmente a suo tempo finanziato e poi misteriosamente sabotato.

Il problema andava affrontato e risolto subito con decisione e buon senso, invece assistiamo alle acrobazie dei tanti parvenu della politica che hanno colto l’ occasione per darsi una visibilità che mai hanno avuto, tanto meno nelle professioni, rilasciando dichiarazioni dissennate intese tutte a far passare per vecchio e degradato il bel Palazzo di piazza De Nicola, e inagibile quello di via Nazariantz pure edificato sotto il controllo e le indicazioni quotidiane della Commissione di Manutenzione.

La situazione, quindi, presenta aspetti di estrema gravità, che richiedono non solo una decisione responsabile del Sindaco, ma anche l’ intervento dei segretari nazionali dei partiti nei confronti degli organi locali chiaramente condizionati anche dalle dimensioni economiche dell’ affaire.

Caro sindaco, ti sto suggerendo una possibilità di riscatto anche di fronte all’ iniziativa che i presuntuosi autoproclamati intellettuali di Bari hanno assunto in questi giorni e che sul tema sono rimasti in rumoroso silenzio, nonostante le mie sollecitazioni o provocazioni.

Contrapponi, quindi, all’aria fritta di sterili vaniloqui un gesto di vera amministrazione degno di quel grande sindaco, che tu puoi ambire ad essere.

Molto, molto cordialmente.

Bari, 13 ottobre 2005
Giuseppe Castellaneta.

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