Walter Napoli LA PARTECIPAZIONE DECISIONALE

La partecipazione, nelle nostre democrazie moderne, deve essere partecipazione decisionale e non confermativa“.


Su questa premessa il prof. Enzo Persichella (docente di Sociologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari) ha condotto una riflessione, in occasione del decennale de L’ARCA Centro di Iniziativa Democratica ricordato il 21 aprile 2006, presso la sala?consiliare del Comune di Bari.
L’aggiornata e urgente riflessione presentata ha affrontato una questione che viene, ormai, da lontano.


A Bari ricordiamo, in particolare, il gruppo locale dell’ARA (Azione e Ricerca per l’Alternativa) che a livello nazionale, negli anni ’70, si proponeva di esplorare e promuovere iniziative per trasformare una situazione politica bloccata sulla conservazione dell’esistente.


Si viveva, allora, una condizione di paralisi dovuta a Partiti che, in molti casi anche profondamente diversi nei riferimenti ideologici e di classe, condividevano un concetto di democrazia ideale, sostanzialmente statica. Di pragmatico avevano solo la pratica degli accordi possibili. Si valutavano opportunità e convenienze, con metodi spesso anche raffinati, e si finiva, nei momenti più innovativi, solo col mettere insieme quelli che, allora, venivano indicati come il diavolo e l’acqua santa.
E il popolo stava lì a guardare, in attesa perenne di improbabili cambiamenti, mentre le coscienze più critiche si struggevano sperando nel futuro e preoccupandosi per il nulla che avveniva.
Eppure la storia ? quella che purtroppo non sempre sappiamo ricordare – indicava, allora e già da molto tempo, il senso di un plurimillenario progresso sociale che avrebbe permesso di confidare con più determinazione nella praticabilità di dinamiche socio-politiche virtuose. Con un trend temporale innegabile, pur se discontinuo e ricorsivo, la storia mostra, infatti, i segni inequivocabili di un miglioramento, delle relazioni sociali e di potere, all’interno delle diverse comunità umane: dalle alienazioni teocratiche, alle varie forme di dominio oligarchico, alle esperienze di vita comunitaria (a partire da quelle delle prime realtà comunali), ai primi governi costituzionali, fino alle nostre moderne democrazie. E si spera, per il futuro, che nessuno voglia immaginare di essere, oggi, giunti al capolinea di quella partecipazione politica -espressione diretta e specifica di dignità e progresso umani- che siamo tutti e sempre impegnati a costruire e a testimoniare con i nostri comportamenti e modi di pensare.
C’è dunque un rigore da interpretare per mettere in linea il senso del progresso umano col divenire storico delle società umane. Ci sono denunce da fare e momenti di “partecipazione decisionale” da praticare, per smascherare i progetti antidemocratici di nuove oligarchie e per andare oltre gli avvilenti e, spesso, paludati propositi sovversivi degli epocali solipsismi ideologici.


Oggi, in questa direzione, sono presenti manipoli ben organizzati di cosiddetti neoconservatori, pericolosamente e potentemente globali ed operativi. è, allora, urgente, in questi nostri tempi, animare la partecipazione verso l’intelligente prospettiva di interpretare il nostro esistere alla luce di una ineludibile e diffusa responsabilità verso il saper costruire alternative, per fare scelte consapevoli e condivise, e non finire, invece, soffocati da umilianti decisioni ?preconcette, unilaterali ed imperative- prese solo da pochi altri. Se la vita, e naturalmente non solo quella biologica, è un processo, allora il cambiamento che viene realizzato richiede agli uomini di interpretarne i segni, di mettere a frutto l’autonomia creativa di tutte le nostre diversità, di immaginare e mettere alla prova le alternative possibili, di pensare in termini di sinergie di sistema e non di successo competitivo, autoreferente, di presunti migliori. Si tratta di scegliere e decidere per cambiare nel senso di un progresso umano equo, storicamente fondato, intenzionalmente e diffusamente perseguito.


L’ARCA fa seguito, in termini quasi evolutivi, ad un’altra pluriennale e immediatamente precedente esperienza politica (l’associazione “L. SCIASCIA per la riforma della politica“) che, pur distinta dai partiti, si proponeva di fare formazione e di offrire stimoli al composito quadro istituzionale della politica.
Ma L’ARCA, oggi, è connotata, anche, dal carattere più specifico di associazione impegnata in esperienze di “cittadinanza attiva”. è su queste esperienze, un “valore aggiunto” delle società democratiche, che si è sviluppata la puntuale e magistrale riflessione di Enzo Persichella.

La “fiducia dei cittadini”, suggerisce Persichella
, non può essere un buon sentimento da invocare per porre rimedio alle contingenze che un iniquo destino ci può far capitare di vivere. Con toni forti, che la ragione non può non farci condividere, Persichella ha sottolineato che la “fiducia“, leva fondamentale della politica praticata costruttivamente, “si conquista” ed è una “fatica” da cui non si può sfuggire. Ma ha anche messo in evidenza la positività di quella “autopoiesi” che genera, nei piccoli gruppi, così come nelle grandi comunità umane, le domande di crescita formativa e il piacere dell’impegno ad esprimersi creativamente, in sintonia con fenomeni vitali, per non ridursi a passivi dispensatori di un consenso, dovuto nei fatti e mai deciso.


Le esperienze di “cittadinanza attiva” cui Persichella ha fatto riferimento – che sul nostro territorio trovano diverse e significative testimonianze operative – hanno già avuto modo di mettere in gioco le dinamiche virtuose della “partecipazione decisionale” su scelte politiche proposte da gruppi di cittadini.
Proseguendo nella sua analisi, ha anche invitato, però, a non sottovalutare il pericolo che, quelle stesse esperienze, si trasformino in un rito senza riferimenti, senza capacità di promuovere la qualità globale del vivere umano che si articola iterativamente, quantomeno, in progetti, opere, riflessioni sul senso del vivere, esplorazioni ed interazioni relazionali con i nostri intorni di vita, giudizi, decisioni, nuove conoscenze, nuove idee, nuovi progetti, ?.
Così, ancora, ha sottolineato che “Il consenso verso i partiti, non è la forma esaustiva della democrazia” e che, dunque, sono necessarie anche altre forme di partecipazione democratica. In questa direzione, ha?continuato Persichella, dobbiamo indirizzare le risposte positive che possono essere costruite nelle esperienze di “cittadinanza attiva”. Sono esperienze che offrono risorse uniche per analisi originali, per concretezza nella definizione dei problemi, per capacità di intervento e per le interessanti performance nella gestione di processi complessi, quali sono, appunto, quelli socio-politico-culturali che si muovono nella sfera degli irriducibili principi e bisogni umani, spesso in conflitto fra loro.
Peraltro i concetti e i processi di riferimento della “cittadinanza attiva” sono elementi già familiare nella nostra modernità. La “cittadinanza attiva”, infatti, spende il suo carattere di “rete relazionale aperta” nella provata ed efficace logica operativa della Ricerca e Sviluppo (R&S), ben affermata nella nostra economia di mercato, ed applicata anche in ambito sociale come metodo della Ricerca-Azione (R/A).
Il dialogo, le informazioni e le elaborazioni che si sviluppano e si diffondono attraverso questa “rete relazionale aperta” sono le condizioni necessarie per attivare processi creativi non solo di condivisione, ma anche di apprendimento, degli immensi patrimoni di conoscenze ed esperienze che sono fonti indispensabili -e sotto molti aspetti uniche- di risorse umane, per affrontare la complessità dei nostri tempi e per prepararci a quelle del nostro futuro.


Ma gli spazi di democrazia non nascono spontaneamente e neanche si conservano da soli dopo la loro acquisizione!


E così, coerentemente e senza la presunzione di poter, anche solo, proporre esplicite soluzioni ideologiche e preconfezionate, Persichella ha lanciato un energico richiamo all’attenzione verso quel senso di responsabilità, personale e globale, che l’uomo deve saper gestire per essere in sintonia intenzionale ed intelligente con il divenire del mondo.
Per chi vuole intendere, i messaggi sono chiari e forti: c’è un “capitale sociale” da valorizzare, un “bene comune” da costruire e da ricostruire. è un “lavoro faticoso” che tocca a ciascuno di noi e nessuno potrà mai sostituirci! Ma in questo “lavoro faticoso” troviamo anche le risposte alle attese di felicità connesse alla realizzazione delle aspirazioni più profonde della nostra natura umana.?? ???



?

« Torna indietro