Alba Sasso Il ritorno della politica ai problemi della gente

Non costruiamo un partito unico senza finestre
da la Repubblica di Bari, 16 giu 2006



Caro direttore, ci sono centinaia di famiglie, in Puglia, rovinate dai fallimenti delle imprese di costruzione. Persone normali, operai, impiegati, poliziotti. Indebitati fino alla terza generazione, nell’illusione di una casa da lasciare ai figli. Truffati, senza casa e senza denari. Disperati e dignitosi, che cercano di farsi ascoltare, espongono le loro ragioni con civiltà e senso delle istituzioni. Dunque, destinate ad essere ignorate dai più. Ci sono migliaia di precari, nel mondo della scuola. La loro condizione è quella di persone che a 40, 50 anni attendono trepidanti le nuove assegnazioni, come i ragazzini neo laureati. Senza nessuna sicurezza. Impossibilitati a contrarre un mutuo, a progettare un futuro. Migliaia di artisti, musicisti, attori, ballerini che cercano di trasformare la loro passione in lavoro, e dunque in crescita economica e sociale del territorio in cui vivono. Abbandonati a se stessi, costretti ad ogni sorta di umiliazioni per campare.
Ancora, schiere di ragazzi attratti dallo scintillante mondo dell’informazione, spesso prigionieri di un lavoro nero, sottopagato e sempre più dequalificato, ricattati da una legge della domanda e dell’offerta che in questo settore è in pratica cannibalismo allo stato puro. E le intelligenze e i talenti dell’università, mortificate da un nepotismo e da un sistema delle baronie, ancora lungi dall’essere scalfito, che li costringe ad umilianti compromessi o alla più dignitosa fuga nei luoghi dove è possibile lavorare.
Gli operai ci sono, ancora. Non fanno più notizia, nessuno più ne corteggia la forza mobilitativa, se ne può fare a meno.
A centinaia, a migliaia, li abbiamo incontrati, nelle strade blu percorse nella scorsa legislatura, all’opposizione. Ed in quelle della recente campagna elettorale. Tutte queste persone continuiamo a incontrarle, in un rapporto con il territorio reale, vivo, fatto di volti e di luoghi veri, di problemi ostinatamente concreti ed ineliminabili. Alla ricerca delle soluzioni possibili, praticando un rapporto diretto con queste realtà, cercando di mettere in rete enti ed istituzioni, sindacati ed associazioni spontanee, la speranza e la disperazione.
Non è una impresa eroica. è semplicemente quello che un parlamentare dovrebbe fare, quotidianamente. Il motivo per cui è stato eletto.
C’è un risvolto, che in certi casi può sembrare doloroso: questo è un lavoro che vive nel quotidiano, fuori dalla luce dei riflettori, spesso nel disinteresse dei media.
Non ci sono lustrini, nè medaglie da attaccare sul bavero, nè primi piani nei grandi appuntamenti mediatici. è la società civile, quella senza virgolette (grazie Alba!, ndr). Che non aspira a contare sui media, nè a nessun consiglio di amministrazione. Semplicemente, a vivere meglio, se è possibile. E se chi è “rappresentanza” vi si applica, stabilendo le priorità della propria azione politica. Ben venga una discussione sulle rappresentanze, appunto, sul rapporto fra elettori ed eletti, sui programmi proposti e su come vengono poi realizzati.
è sicuramente questa la strada migliore da percorrere, per far vivere il dibattito su un possibile partito unico del centrosinistra. Che non può essere una casa “senza finestre”. Nessuno ci ha chiesto, in campagna elettorale, di conoscere gli organigrammi del futuro. Le responsabilità di una classe dirigente, e non solo dei rappresentanti istituzionali che ne fanno parte, sono in questa fase tante e tutte da far tremare i polsi.
Ma si potrebbe cominciare, a costo zero, con una riforma sostanziale: fare piazza pulita di una autoreferenzialità ormai francamente insopportabile, difficile da gestire e spiegare alle masse popolari, se il termine può ancora essere usato. Fare rete a partire dai problemi, e non dalle cariche, è un obiettivo sostenibile, nell’ecologia dei rapporti fra classe dirigente e cittadini elettori. Riscoprire l’Etica, con la maiuscola, senza timore, può essere un altro discreto obiettivo per tutti noi.
Abbiamo avuto un mandato che più ampio non si poteva. Il centro sinistra, al governo del Paese, governa nella Regione, in tutte le province e in tanti comuni, a cominciare dal comune capoluogo. E’ una responsabilità e insieme una straordinaria opportunità soprattutto per noi parlamentari: far uscire definitivamente la nostra terra dalla marginalità cui l’avevano condannata i governi di centrodestra. Per questo è decisivo unire risorse istituzionali, energie politiche, intelligenze.
Per un progetto “condiviso”, ma ostinatamente attento a una vita migliore, e magari anche più felice, per tutti i cittadini. Per questo obiettivo vale davvero la pena ritornare per strada, a respirare la polvere sollevata dai passi della vita vera della gente.



Alba Sasso (www.albasasso.it) è Vicepresidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati

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