Bari: IL NODO DELL’EDILIZIA GIUDIZIARIA rndi Carlo Paolini




Puntualmente si torna a parlare di cittadella della Giustizia quasi fosse l’unico problema urbanistico di Bari, l’unica opera qualificante dell’azione amministrativa per lo sviluppo della città. E giù subito articoli di stampa, servizi televisivi in verità un po’ partigiani per convincerci che il problema dell’edilizia giudiziaria si risolve semplicisticamente dicendo di sì al progetto dell’impresa Pizzarotti di Parma. E questo mi provoca un intrinseco fastidio sul modo in cui da più parti si affronta la questione.

Sarebbe opportuno che nel dibattito in corso, anche alla luce del primo piano strategico recentemente presentato al Consiglio comunale ed alla città, ritornasse il protagonismo della politica.
E mi spiego.


La proposta progettuale della Pizzarotti nasce al termine di una ricerca di mercato che, per quanto ne sappia, non ha alcuna valenza giuridica se non – appunto – quella di una mera ricerca di mercato, il cui risultato non obbliga nessuno.
L’impresa ha semplicemente proposto una propria idea di realizzazione degli uffici giudiziari, da situare in una delle poche e residuali aree agricole della città ed ha suffragato tale idea con un progetto che si arricchisce via via di ulteriori aggiunte.
Tale situazione sta determinando – a mio avviso – un dibattito falsato, in quanto non basato su un regolare bando di gara, avente alla sua base un chiaro ed inequivocabile indirizzo politico-urbanistico dettato dagli organismi competenti.

A questo punto ritengo che l’amministrazione comunale abbia il dovere di chiudere l’iter della ricerca di mercato, per impegnare le forze politiche cittadine, le espressioni culturali e tecniche, il Politecnico e l’Università, le associazioni sindacali in un dibattito corretto e libero, un confronto trasparente che fornisca a tutti i soggetti quegli elementi idonei per arrivare a una soluzione condivisa, che non veda la città su due fronti contrapposti in un semplicistico sì o no alla proposta dell’impresa Pizzarotti, evitando così che tutti dubitino di tutti.


Ripartire quindi dalla politica
e, per quanto riguarda me, ripartire dal programma politico sottoscritto dal centro-sinistra e ribadito nel programma del Sindaco dove si legge a chiare lettere l’impegno alla tutela delle ultime aree agricole ancora esistenti, attivando nel contempo opere di riqualificazione attraverso il ri-uso.


La nascita delle periferie e la loro storia mi hanno insegnato che il loro degrado inizia dal loro allontanamento dal “cuore” della città, perchè le politiche amministrative non hanno avuto a suo tempo il coraggio di affrontare le problematiche urbanistiche in modo organico e sinergico al contesto cittadino.
Al riuso e alla riqualificazione si è preferita la costruzione ex-novo anche in piena campagna e talvolta nei pressi dei tralicci dell’alta tensione di? agglomerati senz’anima, fisicamente lontani dalla città perchè l’impresa costava poco e rendeva molto: oggi le periferie con i loro pesanti problemi di distanza, abbandono e degrado ci ricordano come nel nostro tessuto urbano siano state realizzate aree di “invisibili” che periodicamente si riversano nello sfavillante centro cittadino, come fosse un’altra città, dove trovare tutto dai negozi al cinema!



Questa storia (non solo italiana e barese) ha spinto quasi tutti gli urbanisti contemporanei a fare marcia indietro, proponendo la riqualificazione di interi quartieri cittadini attraverso il ri-uso di edifici storici.

L’attenzione che oggi si rivolge alle periferie
non consiste più in un aumento della cementificazione quanto in opere di raccordo e ricucitura al cuore della città, attraverso servizi e trasporti capaci di riunificare i tanti “pezzi” del territorio urbano.



Riportiamo dunque il dibattito sull’edilizia giudiziaria dentro il quadro complessivo dello sviluppo urbanistico di tutta la città,
del centro come delle periferie interne ed esterne ad essa, ricordando ancora una volta che è lo Stato prima di altri che ha la responsabilità di far amministrare la giustizia in luoghi istituzionali idonei.



Carlo Paolini –? Cons. comun. Lista Emiliano
Presidente dell’ARCA Centro di Iniziativa Democratica


Pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno il 3 luglio 2006

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