Verso il Partito Democraticorn- Carlo Paolini




Il dibattito in corso sul Partito Democratico suggerisce una riflessione a quanti, pur non aderendo a nessuno dei partiti chiamati in causa, aspirano a giocare un ruolo da protagonisti in un progetto che sappia raccogliere l’eredità dell’entusiasmo ulivista, della vitalità dei girotondi e della partecipazione alle primarie, della mobilitazione per la difesa della Costituzione.

I cittadini-elettori del centro-sinistra vogliono da tempo contribuire a rafforzare la loro coalizione mettendo a disposizione le energie che non hanno certo lesinato nei momenti politici più significativi di questi ultimi anni.


Non si può infatti assistere passivamente alla nascita di un soggetto politico nuovo in modo nebuloso perchè privo di un programma, senza la condivisione dei principi di fondo che possano gradualmente sviluppare un senso di appartenenza più ampio rispetto all’attuale.


La democrazia partecipativa non può rappresentare un optional utile soltanto nelle fasi elettorali: secondo noi deve diventare lo stile di un modo di fare politica che unifichi tutto il centro-sinistra; per questo i partiti devono sapersi aprire (anche mentalmente) in modo nuovo, serio e convincente alle diverse articolazioni della società attuale.


La storia politica di questi ultimi anni ha visto la nascita – al di fuori delle formazioni tradizionali – di associazioni e movimenti, comitati, gruppi e liste civiche che hanno cercato di colmare la distanza e la diffidenza tra la base dei cittadini-elettori ed una classe politica sempre più interessata alla spartizione del sottopotere piuttosto che alla soluzione dei problemi.


Le segreterie dei due maggiori partiti, DS e Margherita, sono chiamate a prendere atto che il valore aggiunto del centro-sinistra non può continuare ad essere ignorato, deluso e mortificato, chiede invece di essere valorizzato: non ci sono infatti persone abilitate a fare politica ed altre a fungere sempre e soltanto da spettatori, magari paganti come nelle primarie per Prodi.


Diamo corpo finalmente all’art. 49 della nostra Costituzione che chiede a tutti noi di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale“.


E’ sotto gli occhi di tutti infatti che la pletorica coalizione di centro-sinistra, così come si è configurata in questi ultimi anni, ha bisogno di un progetto unitario e di ampio respiro. L’Unione che ha battuto per pochi voti il centro-destra è ora in affanno e manifesta appieno la sua debolezza, certo anche a causa della nuova legge elettorale approvata dal governo Berlusconi.


Anche per questo nell’agenda politica del percorso costituente del Partito Democratico è necessario rimettere in primo piano la riforma elettorale, puntando a realizzare le primarie di collegio, ripristinando la scelta dei parlamentari attraverso il ritorno del collegio uninominale e costruendo un sistema con l’indicazione del candidato premier e garante della governabilità del Paese senza sottostare a ricatti di alcuno, altrimenti qualsiasi proposta diventa poco credibile.


Il Partito Democratico deve poter rappresentare il grimaldello per sbloccare un sistema politico ormai palesemente in crisi, spaccato in due poli contrapposti, liberandolo dall’antipolitica prodotta non dai movimenti ma dalle decisioni delle oligarchie di partito che spingono sempre più cittadini e cittadine di ogni età e condizione a tenersi lontani dalla politica: per questo la sua nascita non può nè deve essere sancita a tavolino solo fra due giocatori, che prima ancora di cominciare a “giocare” insieme? litigano sulla collocazione europea di una forza politica nuova secondo schemi vecchi.


Come pure non si comprende il senso di formare ? a livello locale – gruppi politici unitari senza attivare contemporaneamente un percorso politico credibile che, attraverso la pratica del confronto e della partecipazione, porti alla fine alla nascita di una realtà veramente nuova (e rinnovata) capace di far ri-nascere la speranza di una riforma della politica, che raccolga e valorizzi la storia italiana democratica ed antifascista formatasi dalla Costituente ad oggi, portando a sintesi le diverse culture politiche e proiettandole nel futuro.


Qual è infatti il senso dei gruppi unici nelle nostre amministrazioni locali se poi permangono forti dissensi fra le forze in campo su temi importanti di governo del territorio come l’urbanistica o le politiche sociali, la politica sanitaria o la scelta dei rappresentanti nei vari Enti territoriali con la mancanza di un dibattito serio e qualificante sulla qualità della loro gestione?


?????????????????????????????????????????????????????????????????????? Carlo Paolini


?????????????????????????????????? Consigliere comunale Lista Emiliano per Bari


Presidente dell’Arca Centro di Iniziativa Democratica


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