SENZA FISSA DIMORA:rnsenza ‘se’ e senza ‘ma’ (*)rnrn

“Non si può amare a distanza, restando fuori dalla mischia, senza sporcarsi le mani, ma soprattutto non si può amare senza condividere”.?

Sono?parole di don Luigi Di Liegro, il ‘monsignore degli ultimi’, a cui ho pensato all’ennesima iniziativa di esponenti della destra barese (il consigliere circoscriz. di AN, Sergio Fanelli, e Rossella Bernasconi, presidente di un?”comitato dei residenti”) che, forse alla ricerca di qualche voto, sono pronti politicamente a tutto sino a sposare tesi dal sapore razzista, richiedendo firme ad ignari cittadini del multietnico quartiere Libertà, contro l’eventuale ospitalità in strutture pubbliche ai senza fissa dimora.

Questa destra barese ignora che i Comuni rappresentano la realtà di una comunità che stabilisce la sua convivenza civile su un sistema di relazioni umane, sociali, civili e politiche, attraverso la rete della solidarietà, tipica della nostra Costituzione, scritta all’indomani della seconda guerra mondiale che ha sconfitto la cultura nazista e fascista.

Forse questi esponenti non conoscono i verbi tipici dei senza fissa dimora:
dormire, vestirsi, mangiare, amare, sopravvivere. Sono persone senza casa e senza lavoro: hanno una vita senza diritti, nemmeno quelli che tutti daremmo più scontati. Per questo l’Amministrazione comunale ha istituito?Via Città di Bari una via virtuale per dare una residenza ai s.f.d per un loro reinserimento nella comunità cittadina.

Lo stile di vita per la maggior parte di loro non è una denuncia sociale ma un’imposizione della realtà in cui viviamo: questi?cittadini, se ne avessero l’opportunità, vorrebbero avere una casa?ed un lavoro, vivere normalmente anzichè sopravvivere per strada, vivere proprio come chi inventa petizioni contro di loro.

Lo sforzo di questa Amministrazione, il primo nella storia di Bari, di gestire in prima persona questo spaccato della povertà più povera va sostenuto: impegniamoci tutti a trovare una soluzione definitiva che superi la momentanea sistemazione del Ferrhotel in un autentico progetto di reinserimento sociale.

E’ vero che il quartiere Libertà
ha bisogno urgente di interventi strutturali, ma di chi sono le responsabilità?
Non è?governato da anni proprio dalle forze politiche di centro-destra a cui appartengono gli esponenti che vogliono raccogliere le firme contro i s.f.d ?
Perchè durante il loro lungo periodo di governo cittadino non hanno messo mano a un vero progetto di riqualificazione del quartiere? Non ho, ad esempio, incontrato nessuno del centro-destra alla presentazione del progetto dell’Arcipelago della Giustizia quando per la prima volta in modo serio si è posto mano ad una proposta strutturale che valorizzasse il quartiere, dolosamente abbandonato al degrado dalle amministrazioni precedenti e da una Circoscrizione incapace di gestire un territorio dove quotidiani sono gli esempi di illegalità e a-legalità diffusa.

E’ facile, molto facile, compiacersi per un posto d’auto in più o in meno: molto difficile spiegare ai commercianti del Libertà il perchè del loro abbandono, del perchè non esistono iniziative di ricucitura fra cultura e territorio.
Chi controlla il quartiere?Libertà?
La circoscrizione (di centro-destra) continua a non dare risposte?se non con qualche aiuto,?qualche pratica di pensione e di pura assistenza clientelare: è forse giunto il momento di voltare pagina anche nel Libertà.


????????Carlo Paolini
????Presidente della Commissione Consiliare
sulle Politiche Sociali
??????Cons. Com. Lista Emiliano per Bari



(*) Pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno di martedì 27 febbraio 2007 con il titolo: Il quartiere Libertà non è razzista.

« Torna indietro