Una via per RITA MAJEROTTI

Carlo Paolini



Richiesta rivolta all’assessora Antonella Rinella durante il Consiglio comunale del 20/03/07:

Il 7 marzo scorso? sulla Gazzetta del Mezzogiorno? ho letto un interessante articolo di Vito Maurogiovanni sulle donne di Bari del novecento dal titolo: “L’emancipazione delle tabacchine“.
L’articolo? si occupava dell’impiego di massa di personale femminile che per la prima volta in una grande azienda per di più statale veniva realizzato.


Erano donne, chiamate le tabacchine, che nelle primissime ora del mattino fuori dal cancello della Regia Manifattura dei tabacchi di via Ravanas attendevano il suono della sirena che ingiungesse loro l’entrata in fabbrica. Il continuo contatto con le polveri sottili per molte delle tabacchine fu funesto colpite – scrive l’articolista – dal mal sottile.


Ci fu una donna,dopo la prima guerra mondiale, che capì la loro reale condizione di donne ed operaie. Il suo nome era Rita Majerotti , un maestra di Treviso, di fede socialista, insegnante nelle scuole baresi che da sindacalista lottò per l’emancipazione femminile denunciando la gravità dello stato lavorativo delle tabacchine. Per le sue idee fu incarcerata per 42 giorni ( stiamo parlando del 1922,quando venne arrestata a Trieste mentre si recava a Mosca per partecipare al congresso dell’Internazionale comunista, avendo aderito nel 21 al Partito comunista d’Italia organizzando i primi gruppi femminili comunisti).


Per le sue idee fu cacciata dalla scuola,andò in esilio in Francia e Belgio con il marito pugliese, Filippo D’Agostino, anche lui impegnato nel sindacato ed attivo militante socialista. Antifascista come il marito tornò a Bari nel 1945 colpita nel caro affetto del marito,? morto nel lager nazista di Mathausen. Ha scritto? ” Il romanzo di una maestra” . E’ morta a Treviso nel 1960.
Assessora Rinella, penso che la memoria storica, al di là degli schematismi ideologici, è importantissima per la nostra città che difficilmente oggi riconosce quelle persone, uomini e donne, che hanno lottato perchè avanzasse anche qui da noi il seme della giustizia sociale e della democrazia. Intitoliamo una strada in onore di questa donna, non barese dal punto di vista anagrafico, ma certamente nel sangue vista la sua alta testimonianza nella nostra città e poniamo nella Manifattura dei Tabacchi una lapide a memoria delle tabacchine e di Rita.
Intitolare una via finalmente ad una donna “rivoluzionaria” penso che sia anche il migliore messaggio di riconoscenza che questa Amministrazione possa fare nei confronti di quelle mille e mille donne che nel silenzio della storia hanno contribuito all’avanzamento delle idee di libertà, di giustizia e di democrazia nel nostro territorio.
Bari,20 marzo 2007


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