Antonio V. Gelormini Il riformismo di Marchionne

E’ racchiusa in due parole, coraggio e cambiamento, la ricetta riformista di Sergio Marchionne, che con l’apprezzato intervento al convegno di Mattinata nel Gargano, della rivista “L’Industria”, ha voluto indicare la via europea ad una società liberale, per troppo tempo distratta dalla rincorsa al modello americano.

“Una società liberale, che vuole durare, deve sostenere chi è colpito dal cambiamento”, questo il fulcro del suo ragionamento, per sottolineare le trasformazioni in atto nei modelli di capitalismo in senso largo e l’indispensabile dose di responsabilità sociale, che fa del modello europeo un esempio da difendere e coltivare. E, lungo la strada del dialogo costruttivo, riuscire a coglierne meglio in Italia l’intero potenziale riformista.


Un’analisi fresca e centrata nei contenuti, che partendo dall’esperienza Fiat ha cercato di evidenziare i punti vincenti, per ogni approccio al cambiamento e lo spirito con cui affrontarli, per potenziarne efficacia ed effetti.
“Grandi organizzazioni”, ha detto con orgoglio Marchionne, “sono il risultato dell’esercizio della leadership di uomini e di donne che comprendono il concetto di servizio, di comunità, di rispetto fondamentale per gli altri e che ispirano”.


Ma alla fine quello che lascerà il segno e motiverà davvero la disponibilità al cambiamento sarà l’audacia e l’impegno nel raggiungere obiettivi. Perchè, parafrasando con stile Mel Gibson: “Gli uomini non seguono gli uomini. Gli uomini seguono il coraggio”.


Poco per volta, l’amministratore delegato di Fiat sta diventando un vero e proprio ispiratore del pensiero moderno, soprattutto per quell’area moderata-progressista, in cerca di assetti nuovi e formule innovative, come ad esempio la stessa costruzione del Partito democratico.


Una sorta di ritorno all’influenza a suo tempo prodotta da una figura storica ed innovativa del calibro di Adriano Olivetti. Un messaggio carico di innovazione, che Romano Prodi e Piero Fassino non hanno mancato di raccogliere, per provare a stimolare maggiore coraggio al necessario cambiamento nell’incisività dell’azione di governo. E per provare a darle una prospettiva aggressiva verso il futuro, piuttosto che rimanere timidamente aggrappati all’incerta tutela di un presente precario o di un passato nostalgico.

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