I assemblea costituente regionale del PD: pensieri sparsi di un delegato

Sabato 10 novembre 2007: prima assemblea costituente regionale del partito democratico pugliese.

Più di mille persone affollano lo ‘spazio 7’ della Fiera del Levante. Dopo l’inno d’Italia, tutti in piedi ed un?applauso,?Mario De Leo (presidente dell’assemblea) proclama Michele Emiliano segretario regionale, nuovamente in piedi e lungo lunghissimo applauso.
Non nascondo un’intima commozione, è infatti la prima volta che una persona non proveniente da una lunga militanza (politica e partitica) prende il timone di quello che si candida ad essere il primo partito a livello regionale.

Emiliano, piuttosto commosso, incomincia a parlare in un?brusio generale che non accenna a diminuire. E’ difficile seguire il suo discorso, allora provo a spostarmi?in varie parti della grande sala, ma non riesco proprio a sentire: il vocio copre la voce del neo segretario regionale che naturalmente se ne accorge e mostra un certo disagio nella sua lettura (chissà, forse avrebbe fatto bene a provocare l’assemblea come ha fatto a Milano, quando fece per abbandonare il palco, consegnando la relazione nelle mani della Presidenza?).


Cerco allora di capire il perchè di tanta agitazione: c’è chi raccoglie firme per un ordine del giorno, chi discute della nomina del capogruppo consiliare nelle varie realtà locali, chi?è stato designato per affiancare Emiliano nella reggenza del nuovo partito e discute di tutto, chi abbraccia vecchi amici che non vede da tempo e chi organizza già incontri per la prima assemblea provinciale e le primarie cittadine.

A pochi intimi sembra interessare il discorso corposo che Emiliano ha?preparato per il suo insediamento, tanto da costringere sia il presidente dell’assemblea a richiamare più volte i presenti sia lo stesso Emiliano ad interrompersi. Parole al vento purtroppo, anche per tutti gli interventi successivi.
Nonostante il quadro non sia incoraggiante, decido?di prenotarmi per esprimere il mio punto di vista, ma il presidente mi comunica che gli interventi previsti sono soltanto quelli programmati. Intanto giungono notizie che le anime (sic!) dei due ex-partiti, DS e Margherita, hanno finalmente trovato l’accordo per la nomina della nomenclatura regionale, per cui si voterà (si fa per dire…) per acclamazione.


Ed?allora, che ci faccio io qui?
Forse è meglio?visitare?il padiglione vicino dove è in corso il meeting del volontariato. Lì?incontro tanti giovani e meno giovani impegnati nei loro piccoli stands che mi spiegano?le ragioni del loro impegno. Classi di scolaresche accompagnate dai propri insegnanti che vengono accolti dai volontari, introdotti con passione al mondo della solidarietà mentre a pochi metri di distanza va?in scena la replica di un vecchio spettacolo, quello della politica di sempre.
Ritornando allo ‘spazio 7’ infatti, vedo che la musica non è cambiata, anzi ora parlano proprio tutti e c’è anche chi mi dice che “questi sono i congressi dei partiti“. Lo so bene anch’io, ma non vogliamo costruire un partito nuovo?


Mentre penso di andarmene, mi tornano in mente i congressi della Democrazia Cristiana a cui da giovane militante avevo partecipato: lì almeno la platea dei delegati ascoltava i propri leader partecipando emozionata all’evento o contestava anche rumorosamente i passaggi non condivisi dei vari relatori.
Ricordo un congresso svoltosi nel Teatro Piccinni quando i sostenitori dell’on. Lattanzio tentarono di non far parlare Aldo Moro, ci fu un quarto d’ora di “chiasso” ma poi calò il silenzio e alla fine del discorso ci fu un fragoroso applauso allo statista pugliese.


Per tornare al presente, che assemblea costituente stiamo formando? Con quale spirito pensiamo di interpretare il nostro ruolo? Siamo stati delegati da ben tre milioni e mezzo di cittadini e cittadine che si aspettano da noi un po’ di serietà e di senso di responsabilità.
Certo, i primi passi sono forse i più difficili, ma finora i segnali non sono molto incoraggianti.

Intanto me ne sono ritornato a casa prima della conclusione.



Carlo Paolini

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