NON C’E’ GIUSTIZIA SENZA VITA, PERCHE’ LA MORTE NON E’ GIUSTIZIA.

15 novembre 2007,?una data da ricordare, una giornata storica per la difesa dei diritti umani e per chi crede nella legalità e nel diritto.
La III Commissione dell’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato la Risoluzione – presentata dall’Italia e dall’Unione Europea – per la Moratoria Universale della pena di morte con 99 voti a favore, 52 contrari e 33 astensioni.
Finalmente è stato compiuto un passo decisivo verso l’adozione definitiva della risoluzione da parte della plenaria dell’Assemblea Generale, che dovrebbe avvenire nel mese di dicembre.

L’Italia
è in prima linea nel mondo in materia di tutela dei diritti umani: la lotta contro la pena di morte a livello internazionale è stato uno dei temi prioritari di politica estera, che ha visto impegnati il Governo e le?Istituzioni, le forze politico-parlamentari (i Radicali, prima di tutti) insieme alle organizzazioni non governative in una campagna corale, convinta e tenace che ha prodotto questo primo, importante risultato.

Un grande contributo lo ha dato la ‘società civile’ non solo?italiana, che ha ispirato e sostenuto questa lunga e difficile campagna, contribuendo a mantenere elevata l’attenzione internazionale sulla questione della pena di morte e di una moratoria universale delle esecuzioni.


Nel quadro desolante dei giochi di piccolo cabotaggio che la politica di casa nostra?ci offre?ogni giorno, mi sento finalmente un po’ orgogliosa – come italiana – di questo risultato, è questa ‘la bella faccia dell’Italia’ – come dice Emma Bonino – che mi piace vedere all’opera.

Con questo voto le Nazioni Unite segnano un punto di non ritorno nella battaglia ultradecennale per porre fine alle vendette consumate in nome dello Stato. E’ la vittoria di una comunita’ di paesi appartenenti a tutti i continenti.

C’è da rabbrividire a leggere?i metodi?in uso ancora oggi per le esecuzioni: si va dalla decapitazione alla fucilazione fino all’impiccagione, dalla sedia elettrica all’iniezione letale, che viene addirittura preferita perchè “più umana”.


Mi piace riportare?le parole del portavoce della Comunità di Sant’Egidio, Mario Marazziti, che è anche?un coordinatore di questa campagna:

“Non si può togliere quello che non si può restituire.
Non si può aggiungere una morte alla morte già avvenuta.
Non si può legittimare, da parte dello stato, il diritto a infliggere la morte mentre si vorrebbe sostenere il diritto alla sicurezza della vita. Lo stato e la società civile non può mai scendere al livello di chi uccide.

Una giustizia capace di essere sempre dalla parte della vita è la via per riconciliare interi paesi e popoli dopo sanguinose guerre e atroci sofferenze, come mostra la scelta coraggiosa contro la pena capitale di paesi come Ruanda, Burundi, Cambogia, che hanno vissuto un terribile genocidio, come indica il Sudafrica che è uscito dall’apartheid senza pena di morte e indicando la strada di una giustizia senza vendetta”.



10 MOTIVI UMANITARI PER L’ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE


1) La pena di morte non serve come deterrente per i crimini.

2) L’applicazione delle norme giuridiche è spesso soggetta a errori umani dolosi o involontari.

3) La pena di morte è un’arma troppo potente in mano a governi sbagliati.

4) L’applicazione della pena di morte non incentiva la ricerca di sistemi preventivi.

5) Il diritto alla vita è un principio fondamentale su cui si basa la nostra società.

6) Lo stato si comporterebbe in modo criminale come il criminale stesso.

7) La pena di morte è discriminatoria.

8) La pena di morte non ristabilisce alcun equilibrio.

9) Lo Stato è corresponsabile dei crimini commessi.

10) Pena di morte?non vuol dire risparmio.



A cura di M.Cristina Rinaldi

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