Un cappuccino con Biagi Antonio V. Gelormini


Il tempo per bere un cappuccino.
Tanto durò il breve e casuale incontro con Enzo Biagi* nello storico bar Taveggia, al centro di Milano oltre vent’anni fa.
Ero venuto in città dalla Puglia, da Troia, per promuovere tra gli emigrati del mio piccolo paese il periodico locale “la Refola”. Orgoglio editoriale minore di un gruppo di amici alle prese con la passione e l’amore per i fatti della propria terra.


Vi lascio immaginare la sorpresa nel vederlo entrare e dirigersi alla vetrinetta dei cornetti. I battiti cardiaci cominciarono a tambureggiare a ritmo di carica, per nulla al mondo avrei perso quella occasione. Nella mia cartella avevo alcune copie del giornale e con molto imbarazzo, frammisto a una buona dose di timore reverenziale, mi avvicinai chiedendo scusa per la sfacciataggine.


Mi presentai, riuscii a dirgli perchè ero a Milano, a dargli due numeri del giornale e a chiedergli, se avesse avuto voglia e tempo per un’occhiata, di poter sperare in qualche prezioso consiglio.
Ricordo ancora il garbo con cui li sfogliò rapidamente. Ne apprezzò la veste grafica e il disegno in copertina di Leon Marino, un artista troiano insegnante all’Accademia di Brera.

E poi mi disse, come se avesse avuto già modo di leggerne qualche pagina in precedenza:
“Non perdetevi troppo nel battibecco politico. Raccontate con amore quel che accade dalle vostre parti. Le storie dei vostri compaesani. E’ quello che chi è lontano si aspetta di leggere”.
E ringraziandomi, con quel sorriso triste e bonario, si avvicinò al banco per il suo cappuccino.



Enzo Biagi: profilo di un giornalista libero

Enzo Biagi, nato nel 1920 a Pianaccio, sull’Appennino bolognese, iniziò a fare il giornalista a?17 anni.?A 20 fu assunto dal Resto del Carlino.
Nel 1943 aderì alla Resistenza, all’interno delle brigate “Giustizia e Libertà“. Nel 1951 fu allontanato dal Resto del Carlino, perchè aderì al manifesto di Stoccolma contro la bomba atomica.
Nel 1952 divenne caporedattore del settimanale Epoca. Nel 1960 arrivò a La Stampa, come inviato speciale, poi l’anno dopo?diventò direttore del Telegiornale.
Ritornò a La Stampa, scrisse per il Corriere della Sera e per l’Europeo. Negli anni settanta ritornò al Resto del Carlino, riprese la collaborazione con la Rai e tornò al Corriere.

Negli anni ’90, in televisione, si dedicò ad inchieste importanti: sull’immigrazione, sulla religione, sulla lotta alla mafia. Nel 1995 iniziò la trasmissione “Il Fatto”, approfondimento quotidiano in prima serata. Restarono famose le interviste a Mastroianni, Benigni, Montanelli, Sofia Loren. Nel 2001, Benigni il comico toscano, si espresse in toni duri sulla candidatura di Berlusconi, che nel 2002 dalla Bulgaria criticò pesantemente Biagi, Luttazzi e Santoro. A giugno, il “Fatto” fu cancellato dal palinsesto.
Biagi
è tornato in tv nella trasmissione “Che tempo che fa”, condotta da Fabio Fazio. Nel 2007, la sua nuova trasmissione: “Rotocalco Televisivo” che Biagi iniziò commosso dicendo: »L’inconveniente tecnico è durato per cinque anni«.

Enzo Biagi è morto poco dopo le otto del 6 novembre 2007 alla clinica ‘Capitanio’ di Milano, dove era ricoverato da una decina di giorni.



(Tratto da lastampa.it/multimedia)

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