Alla ricerca dell?identità perduta (e il Murattiano continua a sparire)

arch. Eugenio Lombardi – Laboratorio urbano



Ho di recente partecipato a due dei forum organizzati dal coordinamento per il Piano strategico dell’area metropolitana di Bari e da allora mi sto chiedendo in quale direzione si pensa debba e possa andare l’identità fisica, storica, sociale e culturale dei luoghi coinvolti.
Non è riflessione di poco conto, considerando che si cerca di inventare un modello urbano nuovo per le nostre parti e il passaggio da una struttura monocentrica a quella policentrica, con Bari nucleo forte di una vasta area collegata in rete, questa tematica la pone.


In quella occasione di confronto invitavo le Amministrazioni coinvolte a rivolgersi ai frammenti di storia rimasti un po’ ovunque nella corsa all’espansione urbanistica che Bari e? i centri vicini hanno vissuto negli ultimi decenni, affinchè il vissuto del passato fungesse da motore per le visioni future.


Sono profondamente convinto che l’identità di un luogo derivi sì da quello che è stato costruito, ma anche e specialmente dalla stratificazione di eventi, di modi d’uso dei luoghi, dalla capacità che questi hanno avuto di essere parte della vita di ogni singola presenza umana, dall’organicità del sistema e dal paesaggio che, nel tempo e con il tempo, si è plasmato intorno all’umanità convivente.


Mi turbò molto sentir contestarmi, sia pur indirettamente, tali convinzioni da parte di chi, al contrario, ritiene che in nome dell’esaltazione della contemporaneità si debba accettare, invece, che l’identità dei luoghi si costruisce, punto e basta.


Ho sentito, come tante volte prima, molta solitudine in questa città che ho tanto amato e alla quale tanto ho dato per venti anni; fino a quando la denuncia di questi giorni da parte del prof. Dino Borri sugli ennesimi scempi perpetrati nel Murattiano con l’abbattimento di altri edifici del primo Ottocento mi ha ricordato che ci sono ancora cittadini e professionisti non allineati all’idolatria della contemporaneità e la cui sensibilità impone loro di urlare quando delitti storici e culturali vengono fatti scivolare sull’umanità indifferente e passivizzata di Bari.


Ma se la lettera di Borri ha avuto il pregio, come già in passato, di rilanciare almeno un dibattito sulla valenza dell’identità storica, mi ha onestamente molto preoccupato la risposta data dall’arch. Curcuruto (dirigente assess. all’Urbanistica, ndr.), che pur stimo, la quale nel garantire interventi da parte dell’Amministrazione comunale affinchè tali delitti non avvengano più, ha dovuto denunciare l’esigenza di tempi lunghi perchè questo avvenga. Mi domando cosa stia rimanendo da salvare, scempio dopo scempio.


Prendo ancora una volta atto che l’attuale legislazione a tutela della storia dei luoghi consente ampi spazi di manovra ai responsabili istituzionali, lasciando che siano loro a decidere se un edificio, un sito, un giardino, un’intera area urbana sono o meno meritevoli di tutela o possono essere fatti sparire in virtù dell’esigenza di sostituirli con altri elementi che, forse, non diverranno mai storia. Così è accaduto per quasi tutti gli edifici nel Murattiano che hanno sostituito quelli ottocenteschi che, se ancora fossero esistiti, essi sì avrebbero garantito una identità di stampo europeo alla parte moderna della nostra città.


Alcuni anni fa, partecipando al simposio Alvar Aalto nella cittadina finlandese di Jyv?skyl?, rivendicai, suscitando grande attenzione da parte di Alvaro Siza che in quella occasione riceveva un premio alla carriera, il bisogno di un ritorno all’idea di una “architettura lenta”, che non sgomenti i cittadini con improvvise e rapide trasformazioni del paesaggio urbano, ma torni ad accettare, mettendo da parte il bisogno di speculazioni estreme e? stravolgenti, che le trasformazioni possono e devono avvenire con il tempo e nel tempo, il tempo dell’essere umano.


E’ così che si sono formate le nostre città storiche ed è così che, pagina su pagina, esse sono giunte fino a noi, consentendoci di sentircene partecipi. Ben vengano anche gli interventi contemporanei, purchè siano capaci per loro intrinseca e riconosciuta qualità di offrire nuove pagine di storia affiancandole a quelle già esistenti.


L’identità negativa che il gigantismo delle periferie di Bari e quello che continua a sostituire la storia nel suo centro ci impongono, questo senso di appartenenza non ce lo offrirà mai. Grazie al prof. Borri per averlo ricordato.

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