L’unità del partito richiede un forte senso di responsabilità (A. Moro)

Carlo Paolini rinuncia a presentare la sua candidatura alternativa a segretario cittadino del PD. Ecco il suo intervento all’ass. cittadina del 15 febbr. 2008.

Care democratiche e cari democratici,

il Comitato libertà è partecipazione con alcune associazioni e gruppi organizzati di cittadini – ha proposto all’attenzione di tutte le componenti del Partito Democratico, della cittadinanza attiva e della società nel suo complesso la mia candidatura alla segreteria cittadina del Partito Democratico, presentando un documento politico già noto alle diverse componenti?interne e che oggi voglio ri-consegnare alla presidenza di questa assemblea.

Il documento inizia così:
L’ULIVO ha rappresentato fin dal 1995 un’idea forte di riforma della politica, in cui storie politiche e culturali differenti dialogavano per costruire un progetto di governo della società italiana, teso a contrastare le radici della povertà e del disagio sociale.

Tanti cittadini e cittadine si impegnarono con passione organizzandosi in gruppi, comitati e movimenti per partecipare in prima persona, al di fuori dei partiti tradizionali, ma non contro di essi. Fu una stagione esaltante che portò alla vittoria elettorale il centro-sinistra, anche se purtroppo ricordiamo tutti come andò poi a finire?

Associazioni uliviste, come ad esempio L’ARCA Centro di Iniziativa Democratica, continuarono poi in anni veramente difficili a “tenere aperta una prospettiva che i più consideravano irrealistica“, come ha ricordato Walter Veltroni in uno dei suoi primi discorsi, attraverso un impegno nel territorio spesso oscuro, faticoso e poco gratificante, dedicando tempo, energie e denaro.

Oggi l’avvio del processo di costituzione del Partito Democratico (PD) ci fornisce una buona occasione per unire non solo le “storie” di due grandi formazioni politiche come quelle dei Democratici di Sinistra (DS) e della Margherita, ma anche sbloccare, riformare e modernizzare il sistema politico italiano, realizzando un Progetto di grande respiro che spinga i cittadini con e senza tessera ad un’ampia partecipazione e al protagonismo. Un Progetto che si propone il dialogo, il confronto aperto e l’incontro tra culture ed esperienze diverse, intese come linfa di questa forza politica nuova, che si pone con chiarezza l’obiettivo di guidare il Paese. ”

Ho voluto iniziare così questo mio intervento perchè in questi ultimi anni la richiesta di partecipazione e di rappresentanza dei cittadini (pensiamo anche a chi segue quotidianamente il blog di Beppe Grillo) si è diffusa ed è cresciuta a tal punto da spingere la stessa Puglia, la ‘nostra’ Regione, ad emanare addirittura una legge specifica sulla partecipazione, mentre il comune di Roma ha varato un apposito regolamento.

Care delegate e delegati, questa premessa mi sembra necessaria perchè ci aiuta a capire perchè il Partito Democratico (che nascerà con l’approvazione dei relativi Statuti nazionale e regionali e solo allora avverrà la formale adesione al Partito) vuole almeno nelle intenzioni raccogliere questo bisogno di partecipazione e di rappresentanza, anche se non mi nascondo la difficoltà di concretizzare questo obiettivo. Ma non è questa la sede per parlarne.

Però è certamente l’occasione giusta per capire che cosa ha spinto un nutrito gruppo di associazioni ad unirsi per lanciare la proposta della mia candidatura, una proposta che fin dal primo momento è stata vista da qualcuno in contrapposizione ad un’altra. E non è così. Dopo le primarie per Prodi, parecchi cittadini “ci hanno preso gusto” ed hanno continuato a vedersi, a discutere, a credere alla possibilità di costruire ? da protagonisti – un partito nuovo, non un altro partito tra i tanti!

Un partito nuovo per le idee, nuovo per il modo di costruire le sue alleanze, nuovo soprattutto per il metodo!
Sono infatti i comportamenti concreti che fanno percepire l’idea del cambiamento, sono le azioni – coerenti con le intenzioni – la cartina di tornasole di qualsiasi idea di innovazione politica.

Nonostante gli sforzi encomiabili di chi ha lavorato, complice forse anche l’arrivo (non inaspettato, però) delle elezioni non si può non vedere come finora il metodo di selezione adottato è ancora quello vecchio che tanti di noi conoscono e che abbiamo contestato nel recente passato, quello che tiene conto delle aree di riferimento (non le chiamo correnti anche se mi viene spontaneo pensare che sia la parola giusta) e che garantisce il controllo dei diversi organi territoriali (ma non è forse questa visione della politica che ha generato la crisi quasi irreversibile dei nostri partiti e la nascita dell’antipolitica. Non è forse questa situazione che ha portato i DS prima e la Margherita dopo a sciogliersi per avviare la fase costituente del Partito Democratico?)

So di fare un discorso duro, ma io al rinnovamento della politica ci credo fin dalla nascita dell’Ulivo e da tanto tempo prima, credo alla possibilità di far convivere storie e culture diverse, ho lavorato in questi anni per mantenere viva – anche se con fatica e con tanti “stop and go” l’idea di una forza politica nuova, capace di trovare al proprio interno gli spazi per far convivere iscritti e non iscritti, personale politico e cittadinanza attiva, militanti di tutti i giorni e persone che sanno mobilitarsi, quando è il momento! D’altronde queste sono le speranze che leggo negli interventi di Veltroni e di Emiliano.

Ma non si può parlare di rinnovamento della politica eppoi organizzare delle primarie per modo di dire riservate solo ai cittadini che hanno votato il 14 ottobre, ristrette a chi fra questi ha ritirato l’attestato, aprire e chiudere le assemblee di circolo in tempi brevissimi – com’è avvenuto da qualche parte, giusto il tempo necessario per leggere i nominativi concordati e procedere alla loro elezione per alzata di mano dei presenti (pochini in verità rispetto alla grande speranza di partecipazione). Poi come un orologio che scandisce puntualmente i secondi, a raffica la elezione dei segretari di circolo, del segretario cittadino e provinciale, tutto come concordato?

Ma tutto questo mi auguro diventi parte del passato: mi sforzo di guardare avanti, perchè l’idea del Partito Democratico è a mio avviso talmente rivoluzionaria che saprà alla fine porre fine a questa vecchia metodologia politica.

Certo, in questa sede mi sarebbe piaciuto confrontarmi su come organizzare e diffondere il radicamento del nuovo partito nella nostra città: un partito che recupera finalmente quel suo “essere ponte fra i bisogni della cittadinanza e il governo istituzionale” come afferma Bobbio.
Un partito che liberi finalmente i nostri rappresentanti istituzionali dall’obbligo di svolgere contemporaneamente l’estenuante lavoro di amministratori e quello di esponenti di partito. Tutto questo dovrebbe essere finalmente relegato nel “passato”, a quanto mi sembra di leggere incrociando le proposte di Statuto, Codice Etico e Manifesto dei Valori, approvate dalle relative commissioni nazionali.

Mi sia consentito però condividere con voi alcune brevissime riflessioni sul rapporto fra il P.D. e la città di Bari.

Innanzitutto il P.D di Bari è chiamato a rivoluzionare la concezione della formazione del Bilancio comunale.
Partito Democratico e Bilancio sociale, P.D e bilancio di genere attraverso il bilancio partecipativo nell’ottica del Piano Strategico: è questo a mio avviso il punto da cui incominciare a lavorare seriamente come partito, affiancando il grande impegno di Cinzia Capano (assessore al Bilancio, ndr.), alla quale devo dare atto del grande lavoro che sta compiendo in questa ottica.
E’ da questa concezione nuova dell’economia cittadina che nascono poi politiche sociali orientate sempre più verso la prevenzione; cultura della prevenzione che attraversa l’intero lavoro della Giunta, in modo unitario, così come spesso ci ricorda il nostro Sindaco. Ma anche di questo avremo l’occasione per riparlarne o almeno lo spero.

E mi avvio a concludere.

Desidero ringraziare pubblicamente le associazioni che hanno avanzato la proposta di una mia candidatura, quale riconoscimento concreto di un lungo cammino di impegno politico sempre a favore della coalizione di centro-sinistra.

Ringrazio di cuore anche le delegate e i delegati che mi hanno sostenuto e mi hanno assicurato la loro adesione, decisi a firmare – con coraggio in alcuni casi e con un vero senso di libertà interiore, rendendo possibile la presentazione ufficiale della mia candidatura; ringrazio pure coloro che mi hanno garantito il voto nel segreto dell’urna, ma in questi giorni di forzato riposo a casa per un mio malore, ho avuto modo di fare un po’ di silenzio dentro e fuori di me, ho letto e riflettuto a lungo ed ho deciso di non presentare la mia candidatura.

Le parole per motivare questa mia decisione le prendo in prestito da Aldo Moro, che riconosco come uno dei miei maestri:
“L‘unità del partito in questa fase delicata richiede da parte mia un forte senso di responsabilità“.
Per questo non presentando la mia candidatura alla segreteria cittadina, auguro a Marco Lacarra un caro e sentito buon lavoro!

Non avendo condiviso il metodo, verbalizzerò la mia astensione così come ho già fatto al circolo della circoscrizione Libertà, un’astensione che non intacca in alcun modo la stima che ho nei confronti di Marco, che altri hanno tentato di minare, ma che riguarda – ripeto – il metodo utilizzato.

Caro Marco, i giovani attendono da noi non la politica fondata sui muscoli, quella che ha determinato un netto e forte distacco fra cittadinanza e politica, fra cittadinanza ed Istituzioni, quella che non interessa le nuove generazioni.

I giovani ci chiedono una bella politica, quella che non mortifica le loro speranze di avere un futuro, una politica in grado di coinvolgerli nell’impegno faticoso e volontario, come dice il nostro segretario regionale, nella libertà della loro partecipazione.

Chiudo lanciando un forte ed accorato appello a tutti i presenti ad una mobilitazione quotidiana per la vittoria del nostro Partito Democratico che rappresenta – insieme ai partiti nati con la storia della Resistenza – un forte baluardo per la democrazia italiana e i principi fondanti della nostra Costituzione: difendiamoli questi principi, scritti all’indomani? di una guerra che ha causato la morte di oltre cinquantacinque milioni di persone.
Attenzione! Perchè la prima dichiarazione fatta in Tv da un esponente di Forza Italia è stata ancora una volta: riscriviamo la Costituzione anche e soprattutto nella prima parte.
Ciò significa tentare ancora una volta di cancellare la nostra storia democratica, la nostra Resistenza, il nostro voler essere democraticamente liberi.

Carlo Paolini

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