Il Partito Democratico, i giovani e il Sud – Andrea Franzel*

Il grado di disaffezione nei confronti della politica, negli ultimi tempi, ha raggiunto i livelli più alti; e la cosiddetta antipolitica è la minaccia più grossa per un partito che farà, di fatto, il suo debutto.


Il Partito Democratico, in questa sua germinazione, dovrebbe farsi portavoce e comprendere, per empatia, i disagi dei cittadini in un clima generale di urgenza economica e sociale dal quale stentiamo ad uscire.
Oggi noi giovani possiamo rappresentare veramente il cambiamento. Ma dobbiamo essere sostenuti, coltivati e soprattutto non dobbiamo essere delegittimati.

Qui al Sud
abbiamo il giacimento più importante per la ri-modernizzazione dello Stato, e siamo noi giovani, cioè il capitale umano. Ma noi tutti sappiamo quante difficoltà devono superare coloro che non sono ancora inseriti a pieno titolo in società; ed ecco che trovare un lavoro diventa uno psico-dramma collettivo prima ancora che familiare.


Ciò che più attanaglia i giovani, prima ancora della miseria sociale, è la miseria umana, il disagio della mortificazione dei talenti, l’impotenza dei famigliari di fronte a questo limbo in cui giacciono i giovani disoccupati. Un non-luogo sociale in cui gravita chi ha smesso di studiare e non si è ancora inserito nel mondo del lavoro. è uno spazio intermedio, un luogo che non esiste e in cui non trovi un ruolo sociale.


Non sei nè studente?nè lavoratore. E allora cosa sei?
Sei un ibrido.

“Inoccupati” li chiamano
. Ufficialmente non hanno mai alzato un dito, praticamente poi lavorano tutti i giorni a nero in cambio di poche centinaia di euro. In Italia non esiste nessuna politica di inserimento di inoccupati iscritti alle liste di collocamento da decenni e con alti profili (laurea, master, dottorato, etc.).


Il dramma dell’inoccupazione è peggiore della disoccupazione. Ci si chiede quali errori siano stati commessi durante il proprio percorso. Ed ecco che scattano i rimorsi, non tanto per non aver saputo investire in formazione, quanto per non essere stati in grado di aver fatto la conoscenza giusta, rimorsi per aver fallito in relazioni pubbliche con il potente o il notabile di turno nell’Italia feudale delle corporazioni.

Ed ecco come è composta questa società di intoccabili, di parìa, cioè della grande maggioranza di cittadini senza un nome da spendere.


è? un esercito di invisibili al quale non si vuole appartenere e al quale dobbiamo? dare visibilità.

Tuttavia, nelle 12 azioni di governo presentate da Veltroni, finalmente si intravede una speranza per noi giovani, proposte concrete per un cambiamento radicale; per citarne alcune: la tutela del reddito in caso di disoccupazione e un sistema efficiente di servizi per il reimpiego, la possibilità di attingere al micro-credito d’impresa, il conseguimento del diploma per tutti, meccanismi di meritocrazia nelle Università e borse per 1000 ricercatori liberi svincolate dai dipartimenti, il voto a 16 anni e la dote fiscale (2500 ?) per chi di noi vuole già costituire, perchè no, una famiglia.

Per questo noi giovani dobbiamo trasformare la nostra sfiducia e la nostra disaffezione in entusiasmo e ottimismo, e dobbiamo assolutamente trasmettere questa positività ad altri giovani che non credono al cambiamento.

Io a questo cambiamento ci credo. Tutta la nostra vitalità per un paese diverso si può e si deve fare!!!

*Andrea Franzel, Associazione Nazionale Sociologi

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