L’attualità di Aldo MORO, 30 anni dopoCarlo Paolini*

In questi giorni?si è discusso molto dei fatti avvenuti?il 16 marzo 1978: una data che attende ancora?oggi risposte convincenti sul suo tragico epilogo.

Ma siamo sicuri che quel giorno con Moro furono rapite? e successivamente assassinate anche quelle sue idee che hanno permesso alla giovane democrazia italiana di compiere passi da gigante?

Mi sono formato e cresciuto
sotto l’insegnamento diretto di Aldo Moro che ha saputo trasmettermi la “pazienza della politica“, quella?che sa gettare il cuore oltre l’ostacolo, che guarda lontano?oltre la punta del proprio naso, del proprio?particolare, perchè capace di assumersi?la responsabilità verso gli altri, verso il futuro.
Ecco perchè oggi preferisco far parlare Aldo Moro come politico vivo con le sue parole?per continuare quella “nostra lunga marcia verso la democrazia“, come Moro amava definire il suo impegno politico.


Una piccola scelta di passi – riportati più avanti – in piena libertà,?passaggi dei suoi discorsi che volutamente non ho datato nè contestualizzato per lasciare a ciascuno di voi la?scelta della data e della contestualizzazione.

Un grazie
infine a tutti coloro che ci hanno aiutato in tutti questi anni?a non dimenticare, a studiare e a ricordare il? “pensiero moroteo”; in particolare?al barese Peppino Lamaddalena?che ha curato una collana degli interventi del grande statista italiano (Aldo Moro, Una vita al servizio della Verità, prefazione di Romano Prodi,Università degli studi di Bari, Cattedra di Sociologia).

Bari, 16 marzo 2008??????????
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??????????? Carlo Paolini* (a sinistra nella foto con Aldo Moro)



” ?La vitalità di un partito si misura soprattutto nella sua capacità di parlare ai giovani, di persuaderli, di impegnarli a sostenere, sia pure nelle posizioni più avanzate, la sua visione del mondo ed il suo progetto di convivenza civile? nei giovani si riflette in modo acuto il complesso delle contraddizioni, delle difficoltà e dei problemi della società? i giovani sono per la libertà ma non per la libertà con compromessi; sono per il progresso sociale, sono per la giustizia; sono a buon diritto frettolosi. C’è infatti una naturale impazienza giovanile che va rispettata? Secondo una concezione moderna della società e dello Stato, i giovani, per la loro parte, sono protagonisti, gestori dei propri interessi, custodi dei propri ideali, liberi creatori del proprio avvenire e, in definitiva, di quello del Paese?”



” ?Sia dunque ben chiaro che non è immaginabile, che non è possibile un riflusso illiberale e un irrigidimento di una realtà sociale, che ha acquistato una scioltezza, una vivacità, una verità ormai incomprimibili. Non si tratta di scegliere tra ordine e giustizia, ma di attuare la giustizia nell’ordine, in quel mobile e aperto ordine sociale che è la caratteristica del nostro tempo, che è la condizione dell’Italia moderna, civile e democratica che abbiamo cominciato e vogliamo continuare a costruire.?Questo non è un dato, ma un grave impegno; un impegno da assolvere con la nostra coraggiosa iniziativa?”


Noi siamo naturalmente fautori del metodo democratico e pensiamo che? le divergenze delle idee, se onestamente professate, siano un mezzo insostituibile per la ricerca di una verità che possa essere, attraverso il vaglio della discussione, comunemente accettata e socialmente feconda”.


La politica, si sa, è fatta di compromessi. Non tutto quello cui si aspira, in una visione idealmente larga delle cose, è lecito perseguire, ma solo quello che è concretamente fattibile e che salva, insieme con le esigenze altrui, il meglio delle nostre, alle quali sarebbe assurdo rinunziare, per non voler accettare, neppure in minima parte, il compromesso?”


L’unità del partito richiede senso di misura e di responsabilità da parte di tutti. Richiede che ciascuno trovi il proprio posto e riconosca il posto che spetta agli altri. Richiede il riconoscimento in tutti di una ragione superiore, di una istanza più alta, di un interesse più valido che è quello del partito nella sua unità?”


In Italia è difficile far passare rapidamente delle leggi che non siano portatrici di benefici particolari ed immediati per qualche categoria?o non attengano allo sviluppo economico. Questi tipo di leggi, sospinte da un evidente e, del resto, non trascurabile interesse, riescono a percorrere il loro iter con speditezza?ed arrivare in porto. Le altre, le grandi leggi di interesse civile e sociale, ristagnano? talvolta per intere legislature senza trovare?il loro sbocco finale. Tutto sembra opporsi a un loro rapida approvazione: le lentezze proprie del sistema bicamerale, gli interessi costituiti, le rivendicazioni dei gruppi parlamentari e dei singoli parlamentari, i quali vogliono prendere? posizione, inserendo il proprio emendamento, proponendo la propria variante e così via. E’ difficile?che i gruppi parlamentari accettino la mediazione del governo, che insomma “si fidino”. Quando questo succede, la legge viene approvata con minore difficoltà. Altrimenti è un?calvario?”.


Quando si parla di un giusto controllo dell’economia e di rapporti umani, su base di autonomia, dignità e responsabilità nell’ambiente di lavoro, non si discute solo di efficienza produttiva, ma di condizione sociale della persona, di qualche cosa che va al di là?della pur naturale rivendicazione di benessere e della giustizia, per toccare la posizione dell’uomo ed il suo modo di essere, il solo accettabile ed appagante, nella società. La partecipazione così intesa non è solo un mezzo ma è anche più?fine: è il superamento della civiltà dei consumi in favore della civiltà dell’uomo?”


Con la guerra tutto è perduto, con la pace nulla è compromesso. Sappiamo queste cose; non possiamo non avvertire che la violenza in nessun modo può costruire l’unità, che non si può passare nel sangue, per giungere all’uomo e conquistarlo ad una causa di universale solidarietà. Eppure l’amore della pace non è in noi una cosa stabile, decisa, voluta ad ogni costo. Ci lasciamo tentare, sia pure per un istante, dalla idea assurda, dalla folle speranza che un problema morale, un problema di civiltà, un problema di nuove dimensioni e di nuove prospettive della vita umana possa essere risolto con una guerra..”


Il nostro antifascismo non è dunque solo una nobilissima affermazione ideale, ma un indirizzo di vita, un principio di comportamenti coerenti. Non è solo un dato della coscienza, il risultato di una riflessione storica; ma è componente essenziale della nostra intuizione politica, destinata a stabilire il confine tra ciò che costituisce novità e progresso e ciò che significa, sul terreno sociale come su quello politico, conservazione e reazione..”.


ALDO MORO

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