Federalismo fiscale, gli effetti per noi Gianfranco Viesti*

Sull’Italia e sul Mezzogiorno sta per abbattersi un cambiamento senza precedenti: il federalismo fiscale.

è scritto a chiare lettere. Non solo nel programma elettorale della Lega Nord. Ma anche e soprattutto nel programma elettorale del Pdl, che ha stravinto le elezioni.
è scritto con chiarezza come sesta delle grandi missioni da realizzare, testuale e preciso: »approvazione a tal fine, da parte del Parlamento della proposta di legge Nuove norme per l’attuazione dell’art. 119 della Costituzione, adottata dal Consiglio Regionale della Lombardia il 19 giugno 2007«.

Come sanno perfettamente i candidati del Pdl, che quel programma hanno sottoscritto, e come si può immaginare che sappiano tutti i cittadini che hanno votato con consapevolezza, quella proposta prevede disposizioni molto precise.
Un inciso: quella proposta – che ora si vuol far votare al Parlamento nazionale – è stata votata dalla maggioranza di centrodestra del Consiglio lombardo con l’astensione di Margherita e Ds (che dunque non si sono opposti).
Un tema molto interessante per il futuro del Partito Democratico: chissà se continuerà a parlare con due linguaggi diversi a Milano e al Sud o ne adotterà finalmente uno solo; chissà se continuerà a scimmiottare la Lega al Nord – ricavandone, come ogni brutta copia, risultati modestissimi – o si caratterizzerà per posizioni politiche diverse.

Ma torniamo al punto.
Cosa dice il testo approvato dal consiglio regionale della Lombardia il 19 giugno 2007? è estremamente preciso, per niente generico. Prevede che sia attribuita alle Regioni il 15% della base imponibile Irpef, l’80% del gettito Iva, tutto il gettito delle accise sulla benzina, l’imposta sui tabacchi, sui giochi e altro. Se fosse applicata, destinerebbe alla sola Regione Lombardia circa 15 miliardi di euro di più all’anno, rispetto alle risorse attuali.

Per fare cosa? Questo non si dice, ma è verosimile pensare che oltre alle già estese competenze attuali, Regioni così ricche non potrebbero che gestire direttamente l’istruzione (una bella scuola lombarda?). Ma il punto chiave naturalmente è: questi 15 miliardi in più alla Lombardia, da dove provengono? Sicuramente non da un aumento delle tasse (è detto esplicitamente). Quindi, dal bilancio dello Stato; dal minore finanziamento su tutto il territorio nazionale dei servizi pubblici oggi garantiti ai cittadini italiani. Uno Stato enormemente più piccolo, con servizi pubblici enormemente più piccoli.

Con queste norme, per le Regioni del Sud ci sarebbero risorse enormemente minori, dato che il gettito fiscale è enormemente più basso. Ma ci sarebbe, come per fortuna dice la Costituzione, un fondo »perequativo«. Ma la proposta lombarda, che il Pdl vuole portare all’approvazione del Parlamento, è molto precisa anche su questo. Innanzitutto un punto di fondo: la perequazione deve ridurre ma non annullare le differenze di capacità fiscale, per la precisione riducendo di non oltre il 50% le differenze di capacità fiscale per abitante.

Quindi per principio risorse diverse per servizi diversi per cittadini diversi in Regioni diverse.
Poi, concretamente, il sistema si dovrà basare sul costo della vita in ciascuna Regione (ancora meno soldi al Sud perchè il costo della vita è più basso, cosa incidentalmente tutta da dimostrare) e sull’evasione fiscale (ancora meno soldi al Sud perchè si evade di più). E, punto fondamentale, sarà alimentato non dallo Stato centrale in attuazione di un principio costituzionale, ma dalle regioni ricche, che in »maniera trasparente« trasferiranno a quelle povere una parte delle proprie risorse.
Tutto quanto sopra è, nero su bianco, disponibile su documenti ufficiali. Non a caso, su un documento ufficiale della Lega si legge, a commento della proposta lombarda: »questo testo riflette in maniera chiara la posizione della Lega Nord«.
E il testo è richiamato in maniera inequivocabile nel programma ufficiale del Pdl. E il Pdl ha avuto la netta maggioranza dei voti degli italiani e dei pugliesi.

Auguri, Italia. Auguri, Mezzogiorno.



* L’articolo è stato pubblicato su LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO di venerdì 18 aprile 2008
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