Peppino Impastato: ricordare per continuare…

Paolo Marra*


Peppino è vivo e lotta insieme a noi!


No, purtroppo no: Peppino Impastato (nella foto) non vive più. Esattamente trent’anni fa, il 9 maggio 1978, fu ammazzato dai mafiosi di Cinisi (PA) ripetutamente infastiditi dalle sue denuncie e dalla sua satira diffusa da “Radio Aut”, una radio libera, all’epoca innovativo veicolo di informazione; riuscì così ad accusare pubblicamente con sdegno e disprezzo i politici del suo paese, troppo e troppo spesso conniventi con la criminalità locale.


La mafia non poteva tollerare che qualcuno rivelasse, addirittura sfottendola, i propri affari e gliela fece pagare nell’unica maniera possibile per uno tosto come lui: uccidendolo. Peppino non lotta più insieme a noi, a meno che…


…a meno che non si rinnovi l’entusiasmo e la voglia di fare politica, quella politica che sostenendo i diritti di tutti, non decida innanzitutto di uscire allo scoperto denunciando, senza paure e – perchè no? – con amara ironia, gli intrallazzi, i brogli e gli imbrogli di vario genere che molto spesso ammorbano la vita delle amministrazioni locali;

…a meno che i giovani – soprattutto i giovani – non avvertano il dovere di acculturarsi e di farsi portatori sani delle conoscenze, in mancanza delle quali i cittadini sono destinati a subire soprusi, abusi e prevaricazioni dai potenti di turno;

…a meno che quattro – quattromila o quattro milioni poco importa – comunisti sognatori come lui non si convincano che cambiare si può con coraggio, con tenacia, con l’amore per la giustizia.

 


Peppino Impastato fu votato ed eletto consigliere comunale a seguito delle elezioni che si tennero nei giorni successivi alla sua morte.


La lunghissima vicenda giudiziaria iniziata dal giudice istruttore Rocco Chinnici (anche lui ucciso dalla mafia nel 1983), vide l’impegno dell’allora giudice istruttore Antonino Caponnetto (un “secondo padre” per i giudici Falcone e Borsellino) che emise una sentenza in cui fu riconosciuta la matrice mafiosa del delitto, sebbene attribuito ad ignoti, in aperta contraddizione con quanto si volle far credere nella prima fase delle indagini condotte dai carabinieri (in seguito censurati pesantemente, per depistaggio delle indagini, dalla commissione parlamentare antimafia) che imboccarono la pista dell’atto terroristico di cui lo stesso autore – Peppino Impastato – ne sarebbe rimasto vittima.
I più generosi parlarono di suicidio eclatante.


L’inchiesta fu archiviata nel 1992, ma riaperta e condotta a termine con l’intervento del Centro Impastato, di Rifondazione Comunista, dell’Ordine dei giornalisti e del Comune di Cinisi che chiesero di costituirsi parte civile. Si concluse nel 2002 con la Sentenza di condanna per Gaetano Badalamenti (ergastolo) e Vito Palazzolo (30 anni di reclusione), nel frattempo deceduti.


Sebbene all’inizio il delitto Impastato fu quasi del tutto oscurato dal contemporaneo delitto Moro, nei successivi trent’anni si sono costituite a suo nome associazioni politico-culturali, molte sezioni di partito sono intestate a Peppino Impastato, si sono svolte ed ancora si svolgono manifestazioni antimafia ricordando il suo sacrificio.


Chi non ha provato emozione vedendo il film della sua storia, “I cento passi” ? Forse qualcuno è riuscito ad ispirarsi per i propri comportamenti a quelli di Peppino Impastato.


E allora forse sì, Peppino è ancora vivo e lotta insieme a noi!


* Paolo Marra – consigliere comunale di Bari

 

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