Comitato di quartiere “il Libertà”: documento programmatico


IL QUARTIERE LIBERTA’, PARTE VIVA DELLA CITTA’.


Il Libertà di Bari è uno dei quartieri più popolosi della città: vi abita infatti una popolazione di 38.979 abitanti (20.141 donne e 18.838 uomini secondo i dati del censimento del 2001). In esso vivono 3.000 minori (fino ai 14 anni) e oltre 4000 persone over 65 anni. Sono ben 13.943 le famiglie all’interno delle quali vive tutta questa popolazione.
Come si vede, il quartiere rappresenta insomma una rilevante parte di città all’interno della città.

Esso inoltre insieme ai quartieri Marconi, San Girolamo e Fesca, forma l’VIII circoscrizione che nel suo insieme raggiunge, sempre nel 2001, una popolazione di più di 60mila abitanti.

Già sulla base di questi presupposti fondamentali, si può pensare allora ad una vera e propria municipalità autonoma inserita nell’ottica dell’area metropolitana.

Alcuni altri dati, ricavabili dall’ultimo censimento e sottolineati dagli studi del sociologo prof. Enzo Persichella, ci dicono di una realtà sociale assai articolata, fatta di luci e di ombre: risultano 10.886 gli occupati, di cui ben 8.389 sono lavoratori dipendenti.
Assai elevato quindi è il numero di persone dai quindici anni in poi che dicono di non lavorare, in quanto disoccupate oppure in quanto non appartenenti alle forze di lavoro (casalinghe, studenti, ritirati dal lavoro, e ‘in altra condizione’).

I disoccupati e coloro che sono in cerca del primo lavoro rappresentano quasi il 14 per cento della città e l’8 per cento del quartiere.

Queste informazioni riguardanti il lavoro sono già abbastanza pesanti, ma diventano incredibili se si guarda soltanto alla componente femminile: quasi l’80% delle donne risulta non occupata (più di cinquanta su cento si dichiarano casalinghe). Questi dati ‘ufficiali’ non permettono di cogliere tutte le forme possibili di lavoro svolto in nero, soprattutto quello svolto proprio dalle tante donne che si dichiarano invece ‘casalinghe’. Senza dire poi del lavoro svolto in nero dai tanti minorenni.

Consideriamo ora il titolo di studio dei residenti:
tra la popolazione di venticinque anni e più, gli analfabeti ‘puri’ raggiungono le quasi settecento unità (manco a dirlo: due su tre sono donne!) e coloro che hanno ottenuto solo la licenza elementare (più di 10mila) o al massimo la licenza media inferiore (11mila persone) rappresentano la maggioranza rilevante di popolazione.
Ma c’è da sottolineare positivamente la presenza non proprio irrilevante di diplomati (che sono quasi il 29%) e l’8% delle persone residenti dotate di laurea o di diploma universitario, un dato non certo trascurabile.

Notevole, infine, si presenta il numero di abitazioni ‘vuote’: sono 1.854 (quasi il 12 per cento del totale cittadino), ma va notato che il quartiere, intanto, è diventato multiculturale (negli ultimi tempi ha visto incrementare notevolmente la presenza di immigrati regolari – e soprattutto irregolari – che vanno ad occupare molte di quelle abitazioni dichiarate inutilizzate).

Sono dati questi che ci servono per lanciare il “caso Libertà” all’attenzione degli abitanti del quartiere in particolare, della città in generale e dell’attuale Amministrazione comunale che sta cominciando a guardarci con interesse.

Purtroppo il Libertà rappresenta uno dei quartieri più degradati della città, grazie anche ai nove anni di governo di centro-destra guidati da Simeone Di Cagno Abbrescia. Da decenni non ha visto interventi strutturali per cui l’abbandono la fa da padrone, tanto da far dimenticare anche la propria memoria storica.

Chi ad esempio ricorda la lotta delle tabacchine della ex Manifattura dei tabacchi? Chi ricorda oggi una donna come Rita Majerotti che dal lavoro delle tabacchine (chiuse nella fabbrica dall’alba al tramonto, spesso oggetto di molestie sessuali, etc.) iniziò nella nostra città una battaglia politica per la liberazione delle donne?
Ma il Libertà – quartiere storico di Bari – presenta ancora tracce del mondo artigianale di un tempo e in alcune vie (come via Crisanzio ad esempio) vediamo alcuni dei portoni più belli della città, mentre i balconi conservano le belle ringhiere in ferro battuto di un tempo.
Mancano nel quartiere aree verdi per il gioco dei bambini e dei ragazzi, costretti a trasformare piccoli spazi di cemento in campi di calcio; non ci sono luoghi di aggregazione (bisogna ringraziare le attività promosse dalle parrocchie) e rarissime sono le associazioni che hanno scelto il Libertà come sede delle proprie attività.

Mancano punti di riferimento certi per la popolazione.

In verità da qualche anno è attiva la Cittadella della Cultura che purtroppo non interagisce ancora con il quartiere. Non esiste inoltre una rete sociale ad ampio raggio, nonostante l’impegno del personale scolastico.
La via Manzoni, una volta punto di attrazione per gli acquisti delle famiglie di lavoratori dal reddito medio-basso, sta vivendo uno stato di abbandono ben visibile man mano che si scende verso Corso Italia. Un traffico caotico, visto che viene attraversato da migliaia di auto che dalla provincia si riversano verso il centro e da chi deve lasciare il quartiere per andare a lavorare fuori. Lo spettacolo quotidiano è la doppia se non addirittura la tripla fila delle auto in sosta, in alcuni tratti anche di notte! Passeggiando tra queste vie intasate dal traffico veicolare, constatiamo l’abbandono delle caratteristiche edilizie ottocentesche in un modello urbanistico carente di infrastrutture e di servizi.

Di questa situazione complessiva ne risentono le stesse attività commerciali e produttive: basti salire perpendicolarmente da Corso Italia verso il centro del quartiere per assistere ad interi isolati in cui i ‘fittasi’ dei locali commerciali la fanno da padrone. Girando infatti per il cuore profondo del quartiere, la zona delimitata da via Brigata Regina, via Ravanas, via Francesco Crispi e via Crisanzio, un altro quadrilatero all’interno del Libertà, si nota subito come da un terzo alla metà delle botteghe dei numeri civici destinati ad attività commerciali sono desolatamente chiusi. è un dato anomalo rispetto alla necessità di crescita di questa città e alla tradizione storica del quartiere.

La mobilità urbana del quartiere
contribuisce così con la crescita abnorme del traffico automobilistico ad evidenziare una rete stradale inadeguata e a rendere irrespirabile l’aria in molti momenti della giornata.

Il Libertà è sede del tribunale intorno al quale si è sviluppato un indotto di grande portata, ora minacciato da chi ipotizza di trasferire il polo giudiziario barese nei pressi dello Stadio S. Nicola, in una delle residue aree agricole della città.
La sofferenza dell’edilizia giudiziaria – un problema dello Stato centrale e non di pertinenza dell’amministrazione comunale – non può essere utilizzata per depauperare il quartiere di una funzione che produce lavoro per molte famiglie. “Il Libertà oggi continua a svolgere la sua funzione di città, una vocazione fin dalle origini, grazie al tribunale; se gli fosse tolto si ridurrebbe ad un dormitorio, se non ad un cimitero ? che infatti integra un lembo del suo confine”.

Il quartiere Libertà è stato visto dalla classe politica del recente passato come zona di interessi economici, ma a discapito dei suoi abitanti: si pensi ad esempio alla questione dell’asse Nord-Sud con la sua via Tommaso Fiore.
La passata amministrazione guidata da Di Cagno Abbrescia aveva deciso infatti di realizzare lì un’autostrada urbana, al servizio degli autotreni che dovevano confluire nel porto, con seri problemi per la salute pubblica e la qualità della vita. La decisa presa di posizione degli abitanti, sostenuti da alcune associazioni di cittadinanza attiva raggruppate nel Fronte del porto, è riuscita con il consenso dell’attuale amministrazione guidata da Michele Emiliano, a mettere in letargo quel progetto, per cui via Tommaso Fiore è tornata all’idea originaria di una grande strada al servizio del traffico civile, in grado di valorizzare il tessuto territoriale e spostando il transito dei tir sulla vecchia camionale già prevista dal Piano Quaroni. Eppure l’Asse Nord-Sud doveva essere il gemello di corso Cavour, “un grande boulevard con larghi marciapiedi e filari d’alberi, una grande strada per i pedoni, i ciclisti e le auto.”

Il quartiere Libertà, zona strategica per l’intera città

Noi del Comitato siamo convinti che il Libertà è un quartiere strategico per l’intera città: Fiera del Levante, Stadio della Vittoria e Piscine Comunali, ansa di Marisabella, Stazione, Università degli Studi, Cittadella della Cultura e Tribunale, se collegati all’interno di una strategia di connessioni, possono suggerire (anche ma non soltanto all’urbanista) la progettazione di un serio piano di riqualificazione ambientale. Si tratta di rilanciare e qualificare lo sviluppo e la qualità della vita del quartiere, di rivalorizzarne certo la memoria storica, ma comprendendo anche i profondi mutamenti avvenuti in un quartiere che da essere prettamente barese si è trasformato nel quartiere più multietnico della città.

Un piano di riqualificazione
che torni a valorizzare il groviglio urbano di strade e viuzze, animate dal piccolo commercio, per far uscire il quartiere dalla sua condizione ghettizzante di periferia interna alla città. Certo qualcosa finalmente incomincia a muoversi, ad esempio la riqualificazione in corso di Piazza Risorgimento o il progetto di bonifica dell’ex Gasometro, ma si ha l’impressione di interventi localizzati, non ancora inseriti in una politica di risanamento globale.
Il quartiere sta vivendo da molti anni, complice anche una pluriennale gestione circoscrizionale di centro-destra lontana dai reali problemi del quartiere, una condizione sempre più marcata da contraddizioni profonde, che fa scendere a livelli minimali la qualità della vita dei cittadini al suo interno.

Per questo siamo convinti che un’attenta politica di riqualificazione e di riuso possa recuperare questa zona altamente popolata nella sua originaria bellezza.

Per iniziare, si può ad esempio:

– realizzare un accurato censimento degli stabili d’epoca per restituirli allo splendore di un tempo, incentivando l’abbattimento di quelli degradati con costruzioni in linea con le caratteristiche del quartiere;
– rifare i marciapiedi riconsegnandoli al piacere di camminare per le strade del quartiere;
– censire le botteghe inutilizzate raccogliendo le idee-proposte di giovani che vogliano metter su un’attività artigiana con appositi incentivi, attingendo magari a fondi europei, individuando, se ci fosse la necessità, percorsi di formazione ad alcune attività sotto la guida di maestri artigiani che stanno resistendo con la loro lunga esperienza ad una globalizzazione che sta mettendo in ginocchio le piccole attività familiari e artigianali;
– attivare nuove aziende artigiane etniche vista la necessità di integrazione degli immigrati, residenti nel quartiere;
– restituire l’Arena Giardino al suo ruolo originario di cinema di quartiere;
– ripensare la buia ed isolata Corso Italia, trasformando le arcate sottostanti la Ferrovia in spazi fruibili, allegri ma non chiassosi (sedi di artigiani italiani e non);
– ripensare radicalmente il sistema della mobilità viaria interna allargando il percorso della circolare sinistra ed individuando nuovi luoghi di parcheggi pertinenziali;
– rivalorizzare la “Manifattura dei Tabacchi” (che andrebbe intitolata a Rita Majerotti, “tabacchina” appassionata che ha dedicato la sua vita per la parità uomo-donna) insediando al suo interno tre presidi fondamentali per la sicurezza del quartiere: vigili urbani, carabinieri e 118; potrebbe diventare sede permanente delle commissioni comunali, provinciale e regionale delle pari opportunità;
– rafforzare e ri- valorizzare la funzione giudiziaria all’interno del quartiere nel contesto del Piano di riqualificazione;
– rilanciare tutta via Manzoni che con le vie che l’attraversano potrebbe essere il fulcro di un grande centro commerciale cittadino dove le famiglie ritrovino, fra l’altro,il gusto della passeggiata;
– alberare tutti i marciapiedi che consentono l’alloggiamento di alberi così come si è fatto per Corso Sonnino;
– ampliare le attività del Centro Sociale situato all’interno della Circoscrizione ed attivato da questa Amministrazione che dovrà essere operante per l’intera settimana dalle ore mattutine a quelle serali con servizi alla persona;
– consentire ai residenti di via Manzoni e via Putignani interessati alla Zona Traffico Limitato di poter parcheggiare la propria auto nelle citate vie;
– approvare la variante urbanistica per l’area di proprietà comunale ex Gasometro, per cui attualmente il Piano Regolatore della Città di Bari prevede la destinazione urbanistica a ‘terziario direzionale’ in modo tale da consentire la realizzazione e l’uso di campi sportivi, calcetto, tennis e spazi verdi attrezzati al servizio della cittadinanza;
– valorizzare le esperienze dei centri operativi delle associazioni di volontariato animalista siti nel quartiere per diffondere a rete, attraverso il rapporto con gli animali, una cultura pacifista e solidale, con il coinvolgimento dei residenti del quartiere, degli anziani, dei/lle bambini/e e delle scolaresche.

Sono soltanto alcune delle idee

che ci hanno spinto – su proposta dell’ARCA Centro di Iniziativa Democratica – a costituire il Comitato di quartiere – “il Libertà” – per rilanciare con forza la necessità di un intervento strategico che ricollegando questo quartiere con la città sia in grado di riconsegnare le sue strade ai suoi abitanti:
lanciare una grande sfida per la riqualificazione del quartiere nel contesto cittadino e nella visione del Piano Strategico di Bari 2015, una sfida ardua ma praticabile sull’esempio di altre grandi città europee.

Sede: c/o l’ARCA Centro di Iniziativa Democratica? via Abate Gimma 302

Per informazioni e adesione rivolgersi a:
Carlo Paolini tel. 338.6108590
Presidente dell’ARCA
Silvana Grilli tel. 333.7456187 e Arturo Infante tel. 335.8302173

 

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