BARI CAMBIA

Intervento del sindaco Michele Emiliano nel Consiglio comunale del 30 settembre 2008

 



Quattro anni fa n’eravamo talmente convinti che una sera d’Aprile del 2004 lo proiettammo sulle mura del Castello Svevo a caratteri cubitali: dopo quattro anni, oggi, con orgoglio e anche con un pizzico di incredulità, possiamo dire che Bari è cambiata davvero.

Che quella Bari metropoli era mediterranea. Della pace e della coesistenza pacifica di razze, culture e religioni, che quella Bari città ponte tra Oriente e Occidente, che quella Bari sostenibile, solidale, policentrica e metropolitana che avevamo in mente di realizzare in dieci anni, oggi, alla metà del percorso, è molto più vicina di quanto potessimo immaginare allora.

Non è stato facile, certo. L’inizio, per esempio, è stato un vero e proprio battesimo di fuoco. Anzi, per essere preciso, un battesimo d’amianto.

Abbiamo dovuto inaugurare la nostra azione politica e amministrativa saldando i conti con il passato, curando e ricucendo pazientemente ferite profonde e scoperte, lasciate lì abbandonate, ad infettarsi per anni.

I cantieri per la bonifica della ex Fibronit e della spiaggia di Torre Quetta hanno rappresentato la prima massiccia terapia. A breve, in entrambi i casi, partirà il secondo e definitivo lotto dei lavori di bonifica e le opere saranno completate. Ma già oggi possiamo dire con sollievo che i rischi per la salute dei nostri concittadini sono definitivamente scongiurati.


Grazie ad una variante al Piano regolatore

, che è stato il primo atto amministrativo del nostro governo, al posto della fabbrica della morte sorgerà un grande parco, mentre la spiaggia di Torre Quetta sarà restituita la prossima estate ai baresi. E questa volta sarà una spiaggia sicura, dove i nostri figli potranno giocare e farsi un bagno senza rischiare di allungare ulteriormente la lunga lista di baresi ammalati di mesotelioma pleurico.

 

 

Ma le ferite di questo territorio trascurato per anni, purtroppo non finiscono qui.

 

 

Entro il prossimo 31 dicembre affideremo finalmente l’appalto integrato che ci consentirà di disinnescare un’altra bomba ecologica presente nel cuore della città: l’ex Gasometro al quartiere Libertà.

 

 

Anche in questo caso intendiamo cambiare la destinazione di quei suoli (sui quali qualcuno pensava di costruire nuovi uffici comunali) optando per un’area a verde attrezzato a servizio di un quartiere da sempre soffocato dal cemento.

 

 

Un quartiere chiave per la mobilità urbana (il quartiere Libertà, ndr.) nel quale anche una Smart si muove con difficoltà, e sul quale precedenti amministrazioni avrebbero voluto dirottare nientemeno che il traffico dei tir, rendendo impossibile la vita dei residenti, in particolare a quelli di Via Tommaso Fiore.
In campagna elettorale promettemmo che se avessimo vinto ciò non sarebbe accaduto, e oggi possiamo confermare quell’impegno. Non solo: oggi possiamo annunciare con orgoglio l’avvio imminente dei lavori per il ponte sull’asse Nord Sud. Un’opera fondamentale per ripensare complessivamente la mobilità cittadina. Il ponte più innovativo e architettonicamente pregevole del Mezzogiorno d’Italia.

 

 

Migliorare la mobilità nel rispetto della bellezza e della sostenibilità.

 

Questa alla vigilia, era tra tutte una delle sfide più difficili. Non solo l’abbiamo raccolta, ma abbiamo provato a superarla rilanciando a nostra volta una sfida ai baresi e alle loro abitudini. Ma dobbiamo confessarlo: è bastato poco a convincerli ad usare i bus navetta e i Park and Ride, che oggi sottraggono al centro città ben 2.600 macchine il giorno.
è bastato far capire ad ogni barese quanto tempo avrebbe risparmiato (circa un’ora il giorno) e quanti soldi (circa 700 euro l’anno). è bastato dare uno sguardo alle tabelle della concentrazione di polveri sottili nell’aria (il famigerato PM 10), in calo continuo da tre anni. è bastato poco, perchè i parcheggi di scambio sono un’idea talmente semplice ed efficace che può recepirla chiunque, a meno che non difetti in buona fede e preferisca sventrare il centro con garage sotterranei o affidarsi alle incantevoli, costosissime e completamente inutili telecamere del progetto POMA.

 

 

Siamo sempre stati convinti che le buone idee camminino con le loro gambe.

 

E così, anche la raccolta differenziata, argomento tabù fino a qualche anno fa, sta oggi diventando una sana e moderna abitudine barese. L’avvio del “porta a porta” a Japigia nel 2005 esteso da quest’anno a Poggiofranco e San Pasquale è valso a Bari il primo posto tra le città italiane nel Rapporto APAT 2007 per l’incremento percentuale della raccolta differenziata (+6,1%). A fronte dei risultati raggiunti pensiamo di raggiungere il 25% sull’intero territorio cittadino nel 2009, cioè quintuplicando, in pochi anni, il dato che abbiamo ereditato dalla passata amministrazione.

 

 

Certo, la strada per raggiungere le percentuali fissate per legge è ancora lunga, ma anche in questo caso quello che conta è cominciare a modificare le abitudini dei cittadini, a scalfirne le diffidenze, le critiche preconcette di chi, in fondo, com’è nella natura umana, ha solo timore del cambiamento.

 

 

Timori e diffidenze hanno accompagnato anche il varo del Bike sharing (bici a noleggio, ndr), che invece è oggi un tale successo da valerci il ruolo di guida della rete europea di mobilità ciclabile. Un servizio intelligente ed economico che sta per essere decisamente ampliato a vantaggio dei tanti universitari che si muovono nella nostra città.

 

 

Gli stessi timori e le stesse diffidenze puntualmente hanno accolto l’annuncio dell’entrata in vigore della ZTL. Ma si sono ben presto sciolti nei sorrisi dei residenti di Bari Vecchia che oggi vedono il loro piccolo grande gioiello rinascere, finalmente liberato da caos e smog. E questo, si badi, non vuol dire solo sostenibilità ambientale. Vuol dire ordine, pulizia, senso civico, e dunque più turismo, più soldi, più benessere per tutti i cittadini.

 

 

Lasciamo dunque ai fatti il compito di rispondere sul campo alle legittime perplessità. Ed è per questo che, pur nel rispetto delle istanze di tutti e nel confronto positivo con ciascuno, andremo avanti con decisione varando a breve la Zona a Sosta Regolamentata in centro, i nuovi percorsi ciclabili e tutte quelle iniziative che abbiamo in cantiere per rendere attuale la visione di un futuro migliore e sostenibile.

 

 

Solo rose e fiori? No di certo.

 

La consapevolezza di aver fatto fino in fondo il nostro dovere non deve trasformarsi in trionfalismo o autoassoluzioni. Sappiamo bene di aver commesso degli errori. Sappiamo bene che non tutto è stato perfetto. Meglio ancora, sappiamo che esistono, come sempre, grandi margini di miglioramento soprattutto per una squadra come la nostra, fatta in gran parte da esordienti nell’amministrazione della cosa pubblica e che si è quindi trovata per la prima volta a confrontarsi con le responsabilità enormi del governo di una città difficile come Bari.

 

 

Una squadra che però, in questi quattro anni, ha imparato molto e ha costruito solide basi per il futuro dell’Ente.

 

 

In questo senso va interpretata l’entrata in vigore del nuovo Regolamento sul decentramento, che individua e razionalizza le funzioni amministrative all’interno del Comune, assegnando conseguentemente compiti e risorse.
Come pure va avanti speditamente l’iter per l’istituzione dei nuovi 5 Municipi che andranno a sostituire le attuali 9 Circoscrizioni.

 

 

In questo senso va pure interpretata la ridefinizione dell’effettivo fabbisogno del personale per il triennio 2008 – 2010, e della disciplina per la stabilizzazione del personale già utilizzato con contratti di lavoro a tempo determinato. Un’operazione che evidenzia la politica di sviluppo occupazionale concertata con le OO.SS. entro i limiti, è chiaro, imposti dalla Finanziaria.

 

 

In questo senso va interpretata la scelta di valorizzare il patrimonio comunale esistente, e così facendo razionalizzare le spese di manutenzione e liberare risorse importanti, a cominciare dalla vendita dell’ex Hotel delle Nazioni (che qualcuno, con il solito ottimismo, diceva non saremmo mai riusciti a vendere) per continuare con la vendita d’appartamenti e locali in provincia e con la rifunzionalizzazione di edifici abbandonati al degrado (p.e. Centrale del latte, scuola Via B. Buozzi, rudere S. Gaetano, ecc.).

 

 

Abbandonati al degrado erano anche tanti dei nostri preziosi impianti sportivi. Ebbene oggi possiamo dire che abbiamo restituito ai baresi tutti gli impianti esistenti, dopo averli riqualificati e messi a norma. E ora, grazie al nuovo regolamento comunale sull’utilizzo, li stiamo affidando in gestione a costi più bassi per il Comune e con garanzie maggiori per la qualità del servizio a tutto vantaggio dei cittadini.

 

 

Sottrarre al degrado e rimettere a valore: un filo rosso che ha caratterizzato l’azione di questa amministrazione anche in relazione alle Aziende Partecipate. Alla fine di un percorso faticosissimo, oggi, restituiamo alla città Amtab, Amiu e Multiservizi con bilanci d’esercizio risanati che tornano a fare registrare utili. Questa cura rigorosa è un contributo robusto e doveroso alla solidità del nostro bilancio comunale, che, mentre assistiamo agli spaventosi disastri di Taranto e Catania, guadagna attestazioni di affidabilità dalle più prestigiose agenzie di rating mondiali.

 

 

Un bilancio che per la prima volta ha riclassificato la spesa in relazione agli interessi che l’Amministrazione intende tutelare, razionalizzando dunque gli investimenti e indirizzandoli sulla qualità della vita degli uomini e delle donne. Un primo passo verso la realizzazione del bilancio sociale propriamente inteso.

 

 

Tutti risultati, questi, che non sarebbe stato possibile raggiungere se non avessimo sperimentato sin dall’inizio un metodo di lavoro che mette al primo posto la collaborazione tra assessorati e la condivisione degli obiettivi. Consapevoli che nell’interdipendenza degli interventi sta il cuore della riuscita di un progetto di buona amministrazione. è nato così Governazioni, un metodo di governo che in molte città d’Italia, oggi, viene preso a modello.

 

 

L’applicazione e i positivi esiti di questo metodo sono particolarmente visibili nelle azioni che hanno riguardato le periferie della città. Una politica a tutto campo che ha visto

 

il pieno coinvolgimento dell’intera macchina amministrativa. Solo con un’azione corale e coordinata abbiamo potuto ricucire gli strappi del tessuto sociale, colmando quelle enormi distanze che separavano cittadini da sempre considerati di serie B dalla cosiddetta Bari bene.

 

 

E allora, ad esempio, abbiamo cominciato a considerare tutti i quartieri della città come degni palcoscenici della nostra programmazione culturale. Abbiamo portato musica, teatro, cinema ed eventi gratuiti in luoghi che non erano mai stati nemmeno sfiorati da un cabarettista di provincia.

 

 

Possiamo sostenere con forza che ad Enziteto non abbiamo solo cambiato il nome.

 

Abbiamo cambiato il destino. Abbiamo investito moltissimo – in termine di risorse ed energie – sul recupero di un quartiere che era simbolo per antonomasia del degrado e, se ancora non possiamo dire che si tratti di una battaglia vinta, di certo è un percorso che ha segnato diversi punti in nostro favore (ristrutturazione ERP/edilizia pubblica, presidio Polizia Municipale, Guardia medica, Asilo, Scuola media, ristrutturazione impianto sportivo, riqualificazione Pineta, agevolazioni per esercizi commerciali, nuovo deposito zonale AMIU, Accademia del Cinema per Ragazzi). Ed è un percorso che non si ferma qui.

 

 

Accorciare le distanze tra centro e periferia:
una figura retorica che sentiamo usare spesso nelle campagne elettorali, si traduce in realtà. A giorni, infatti, partirà la prima corsa del metrò del San Paolo che in soli 10 minuti porterà alla stazione centrale i residenti del quartiere. E intanto sta per concludersi la realizzazione del centro direzionale, che con le sue molteplici funzioni rivitalizzerà il tessuto economico e sociale del San Paolo.

 

 

Anche in questo caso abbiamo lottato contro il tempo per avviare un grande intervento dovuto, un project financing che permettesse al coraggio imprenditoriale di privati di realizzare un’opera fondamentale per la città.

 

 

Abbiamo finalmente inaugurato il ponte di Santa Rita che collega due quartieri contigui ma fisicamente da sempre separati (Carbonara e Santa Rita) e che può essere comodamente percorso anche a piedi o in bici in tutta sicurezza; riqualificato il centro storico di Loseto, un vero gioiello, mentre stiamo faticosamente per completare i sottoservizi del VI percorso Urban a Bari vecchia.

 

 

Interventi mirati, atti dovuti nei confronti di cittadini, ormai talmente abituati ad essere trascurati da aver perso qualunque tipo di fiducia nelle istituzioni.

 

 

Basti pensare all’impegno di spesa sulla riqualificazione di tutto il patrimonio di ERP. Nei nove anni dal ’95 al 2004 ammontava a 12 milioni di euro. Negli ultimi cinque anni sarà pari a oltre 25 milioni di euro. Numeri che ci hanno consentito di restituire credibilità al Comune di Bari e di sottoscrivere finalmente un protocollo d’intesa per il recupero di situazioni di morosità che sembravano ormai irrecuperabili.

 

 

In accordo con lo IACP (Ist. Auton. case Popol., ndr.) abbiamo avviato la riqualificazione di importanti complessi nel cuore della città come quello di Via Duca degli Abruzzi a Madonnella, via De Fano a Japigia, ecc.

 

 

Stiamo perfezionando per la prima volta il Piano casa di cui è stato approvato uno stralcio in Consiglio Comunale. Per la prima volta la città di Bari si doterà di case per disabili e una Casa del ‘dopo di noi’.

 

 

Ma non basta: abbiamo riaperto il confronto con il mondo imprenditoriale, e con il settore edile in particolare, ridiscutendo le regole e chiedendo un pieno coinvolgimento di tutti gli attori in campo, nell’interesse della città. Garantendo, come è giusto, il profitto di impresa. Ma con una costante azione di controllo da parte del pubblico sulla qualità e sull’utilità delle opere progettate.

 

 

E anche in questo caso i risultati non sono mancati:
abbiamo elaborato e condiviso una nuova visione urbanistica, che impegna le imprese a realizzare, prima ancora che palazzi, le opere di ubanizzazione primaria e secondaria. Una strategia che per la prima volta riesce a coniugare lo sviluppo della città, l’interesse collettivo e il profitto dei privati con il rispetto dell’ambiente, per garantire il fragile sistema delle lame e delle coste in passato fortemente penalizzato da uno sviluppo urbanistico nel migliore dei casi, scriteriato, nel peggiore, animato da profili speculativi.

 

 

Oggi invece, possiamo citare con orgoglio risultati utili all’intera collettività: abbiamo sbloccato la lottizzazione a Sant’Anna, pubblicato la graduatoria per l’assegnazione dei suoli alle cooperative e presentato progetti – come quelli dei PIRP di Japigia e San Marcello – che saranno finanziati a breve, capaci di cambiare il volto di interi quartieri, e Piani di riqualificazione urbana – come quello di San Girolamo e Ceglie – che vedranno lavorare fianco a fianco enti pubblici e privati per chiudere definitivamente i conti con un passato di scelte sbagliate e improvvide.

 

 

Nel frattempo è al lavoro la squadra di professionisti cui è stato affidato il compito di redigere il Documento Programmatico Preliminare (DPP) alla formazione del Piano Urbanistico Generale (PUG) della città. Un passaggio epocale, in quanto si disegnerà lo sviluppo urbanistico della Bari dei prossimi 20 anni.

 

 

Ma Bari oggi non è più una città chiusa nei suoi confini.

 

Bari oggi guarda al suo futuro di metropoli, coltiva a giusta ragione l’ambizione di diventare un grande polo attrattivo culturale, turistico ed economico su scala euromediterranea.

 

 

E se questi, in campagna elettorale, potevano essere buoni propositi, oggi sono fatti reali e indiscutibili.
Come reale e indiscutibile è il patto siglato tra i 31 Comuni che hanno scelto di aderire a BA2015.
Amministrazioni lungimiranti, che hanno saputo superare le logiche provinciali del campanilismo e della divisione politica per puntare sull’identità della terra di Bari e rispondere così alla sfida ineludibile del mercato globale. Come Praga, come Torino, come Lille, come Firenze, come Boston, anche a Bari abbiamo scelto di non accontentarci del breve periodo, del poco, maledetti e subito. A Bari, con gli altri 30 Comuni del BA2015 cerchiamo di risolvere oggi i problemi che i nostri figli avranno tra dieci anni.

 

 

In quest’ottica sono stati presentati i primi progetti strategici alla rete dei partner istituzionali e Cnel, che oggi (30 settembre) vengono consegnati alla Regione. Essi costituiscono l’ossatura degli interventi su area vasta da candidare a finanziamento sui fondi POR 2007-2013. Un cambio di passo fondamentale per il rilancio della terra di Bari: un piano degli interventi coerente e territorialmente omogeneo.

 

 

E’ questa, mi pare, la migliore delle risposte a chi si chiedeva – spesso strumentalmente – per quale ragione avessimo selezionato uno staff di giovani professionisti cui affidare la visione dello sviluppo di questa terra al 2015.

 

 

Siamo ora in possesso di un patrimonio di conoscenze, analisi di scenario, progettualità e competenze che saranno preziose per chiunque dovrà governare questa città negli anni a venire. E abbiamo costruito una rete solidissima di relazioni (p.e. convenzioni con Politecnico e Ateneo e organizzazioni datoriali e sindacali) in grado di affiancare l’Amministrazione comunale, conferendo alla sua azione un enorme valore aggiunto.

 

 

Abbiamo dunque provato a disegnare un futuro di alto profilo per questa città, per farle riguadagnare un ruolo di leadership in Puglia, nel Sud, in Italia e nel mondo. E abbiamo cominciato già, in questi anni, a riguadagnarcelo sul campo quel ruolo, senza aspettare elemosine da nessuno, senza dover chiedere permesso a chi negli anni passati, animato da un provincialismo becero, ha messo il bastone tra le ruote della nostra Città.

 

 

E dunque, in soli quattro anni, abbiamo potuto finalmente rilanciare l’immagine di Bari con il Congresso eucaristico, che ha segnato la prima uscita pubblica di Papa Benedetto XVI, con la riapertura del cantiere per la ricostruzione del teatro Petruzzelli (ormai agli sgoccioli), con il vertice Italo-Russo, (primo vertice tra capi di stato mai tenuto a Bari), con il passaggio della Chiesa Russa al Patriarcato di Mosca (e qui il bello deve ancora venire), con la grande Mostra su San Nicola, con la Notte bianca (che ha attirato a Bari gente da tutto il Sud Italia), con la sigla del protocollo con l’UNICRI per lo studio delle azioni di antimafia sociale promosse dall’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata, con la partita Italia-Scozia per gli Europei di calcio, con la Giornata della Memoria dell’Impegno e il “Corteo dei centomila” partito dal Parco Perotti (un luogo divenuto simbolo del ripristino della legalità).

 

 

Eventi di spessore internazionale, dalla gestione delicatissima sotto il profilo istituzionale, logistico e della sicurezza. Eppure, eventi che hanno registrato la vivace presenza di decine di migliaia di baresi, senza un incidente, senza un ingorgo, senza un contrattempo. Una prova di efficienza gestionale che abbiamo superato con disinvoltura, come se fossimo abituati alle grandi occasioni, come se fossimo già la grande città europea che ci stiamo avviando a diventare.

 

 

E, ovviamente, non è finita qui: i due appuntamenti che ci attendono a breve, vanno annoverati tra i più prestigiosi della storia della città.

 


Il primo
è la riapertura del Teatro Petruzzelli [e su questo è forse inutile spendere altre parole, se non un’ulteriore invocazione al nostro Santo Patrono perchè ci possa aiutare a scacciare l’influenza di quei pochi che ancora remano contro]. Il secondo è la grande cerimonia per la riconsegna della Chiesa Russa al Patriarcato di Mosca.
Due grandi eventi di respiro internazionale che devono ci obbligano, in quanto uomini e donne orgogliosi di essere baresi, a mettere da parte le barricate politiche e le polemiche pretestuose. I baresi ci chiedono di voltare pagina, di lasciarci indietro il passato. Non possiamo deluderli.

 

 

Nè possiamo sederci sugli allori e accontentarci di quello che abbiamo fatto. Abbiamo il dovere di continuare a spingere lo sguardo più avanti, ancora più in là.

 

 

Per esempio, al progetto di un grande spazio dedicato all’arte contemporanea presso il parco di Punta Perotti.

 

 

Oppure al riassetto del nodo ferroviario che – se l’attuale Governo conferma l’impegno del precedente – aprirà uno scenario solo qualche anno fa inimmaginabile, liberando dai binari aree di grandissimo valore urbanistico da gestire nel rispetto dei criteri fissati dal nuovo PRG.

 

 

E guardiamo già oggi all’Expo 2015 cominciando a tessere pazientemente una tela di relazioni che porterà ad affidare a Bari una sezione dell’esposizione dedicata ai Paesi dell’Est. E, conseguentemente, pensiamo anche ad un grande Pellegrinaggio nicolaiano che sancisca il rinnovato dialogo tra cristiani cattolici e ortodossi nell’unica città al mondo nella quale ciascuna di queste religioni può dire di sentirsi a casa propria.

 

 

Ma guardiamo anche a un futuro più prossimo, già in divenire.

 


Per esempio
agli interventi di riqualificazione dell’ex caserma Rossani, ora finalmente patrimonio dell’Amministrazione comunale, sul cui futuro stiamo giocando una grande partita di democrazia e di partecipazione. Il percorso è già cominciato con un forum dedicato, nel corso del quale un migliaio di cittadini ha potuto discutere liberamente dello studio di fattibilità proponendo modifiche e ottenendo informazioni precise da tutti gli assessori coinvolti. Un altro esempio concreto di quel metodo di governo che privilegia, non solo in campagna elettorale, l’ascolto dei cittadini e la loro partecipazione attiva e concreta alla cosa pubblica.

 

 

Insomma, abbiamo riparato ai danni del passato, abbiamo dato risposte per il presente e ora ci proiettiamo, con convinzione, in avanti. Ma, beninteso, senza lasciare indietro nessuno.

 

 

Lo testimonia l’enorme investimento fatto in tema di politiche sociali, alle quali destiniamo circa il 16% del nostro bilancio [contro l’8,6% del 2003 – percentuale della spesa corrente calcolata sul totale di spesa corrente + spesa in conto capitale], la rinnovata collaborazione con il mondo del terzo settore, la rimodulazione dei servizi, l’attenzione straordinaria a sostegno dei minori a rischio e delle famiglie in difficoltà, il progetto Serenitanziani, premiato tra i migliori in Italia.

 

 

Non è solo solidarietà. Non è solo sensibilità nei confronti di chi sta peggio di noi. E’ anche, e soprattutto, consapevolezza di una semplice regola: una città può prosperare, crescere, svilupparsi solo se punta sulla coesione sociale. Solo se tutti si sentono parte della stessa comunità e remano nella stessa direzione.

 

 

La sicurezza, un vocabolo spesso abusato, è soprattutto frutto di un’idea concreta di comunità. E’ frutto di servizi che funzionano, di possibilità di lavoro, di minori tutelati, di famiglie che non vedono il proprio vicino di casa come un concorrente o un potenziale nemico. La criminalità attecchisce in un mondo di persone chiuse a difesa del proprio pianerottolo. Fatelo dire a chi un poco, queste cose, le ha studiate e combattute.

 

 

Per questo Bari deve continuare ad essere una città aperta, accogliente, solidale e sorridente.

 

 

E per questo continuerò ad essere, prima di tutto, il Sindaco di quelli che non hanno mai contato nulla. Uomini e donne senza identità, di cui si ricordava il nome solo durante le campagne elettorali, perchè trasformati da volti in voti. Quelle stesse persone che oggi mi fermano per strada e mi chiamano per nome, per parlarmi, per chiedere, magari anche per criticarmi, magari in dialetto. Ma sempre da pari a pari, come si parla a un amico. E’ questa la dimostrazione concreta che l’obiettivo primario di questa amministrazione è stato raggiunto: abbiamo finalmente riportato le istituzioni a contatto con i cittadini.

 

 

Per tutto il resto, se vorrete giudicare con oggettività l’operato di questa giunta, questo documento sarà disponibile sul sito internet del Comune di Bari. Un atto di trasparenza e di responsabilità, per dimostrare ai cittadini, ai politici, ai giornalisti, a chi diffida e a chi ha fiducia, a chi ci critica, a chi ci sostiene, a chi ci ama e a chi no, che più del 90% del programma di governo che stilammo nel 2004 è stato realizzato.

 


 

Michele Emiliano

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