Obama, l’audacia di un presidente

Antonio V. Gelormini


LA SPERANZA HA VINTO LA PAURA



C’è chi giura d’aver visto Abramo Lincoln levarsi dal suo scranno gigantesco, lassù sul lato ovest del Mall, lungo le rive del Potomac, e affacciarsi tra le colonne del suo Memorial, per applaudire soddisfatto, compiaciuto e sorridente. E liberarsi, una volta per tutte, di quelle iconografiche catene spezzate dello schiavismo.
A Washington, ad Atlanta, a Menphis e in tantissime altre città di unAmerica in preda all’emozione, c’è chi giura di aver sentito riecheggiare la voce vibrante di Martin Luther King ripetere entusiasta un rinnovato “I had a deam”. E c’è chi giura anche sulla risposta-monito di un eccitato Malcom X: Al hamdulillah, è proprio vero. Il nuovo presidente si chiamerà Barack Obama. Altro che sogno!


C’è chi giura d’aver registrato a New Orleans le note gioiose di una fantastica processione-jazz, che vedeva sfilare in testa Satchmo, Duke Ellington, Lionel Empton, Ella Fitzgerald, Billie Holiday e il suo Prez Lester Young (il Presidente), nell’improbabile riproposta di un soul-musical per il nuovo inquilino della Casa Bianca.


Gli Stati Uniti d’America si levano, senza aver dormito, consapevoli del momento storico straordinario, che si celebra in queste ore in ogni angolo di quello che, comunque lo si consideri, resta davvero un grande ed affascinante Paese.
Barack Obama, raccogliendo il testimone di illustri Presidenti che lo hanno preceduto, ma in particolare l’eredità carismatica di figure come John Fitzgerald Kennedy e William Jefferson Bill Clinton, si accinge a scrivere una pagina indelebile sul grande libro della democrazia di ogni luogo e di ogni tempo.


“L’audacia della speranza” ha vinto la paura del cambiamento ed è diventata riscatto. Finalmente oggi premia, nell’esultanza anche degli avversari, secoli di perseveranza, di sacrifici, di umiliazioni, di sofferte conquiste e di dignitose sopportazioni; di violente ingiustizie e di altrettanto violente reazioni. E’ un’aurora diversa quella che spunta stamattina nel cielo d’America, si avverte il profumo intenso di una nuova frontiera e ci si lascia abbracciare dai colori caldi e accesi di una gioia incontenibile.


L’elezione di Barack Obama è anche la risposta più forte e più spiazzante alla tremenda tragedia dell’11 settembre. Il Paese ha raccolto l’invito non solo a credere nel suo nuovo leader, ma soprattutto a credere in se stesso e diventare nuovamente protagonista, insieme a lui, del cambiamento dell’America e del mondo. Le lunghissime file ai seggi e l’eccezionale affluenza di elettori registrati ne è tangibile e concreta testimonianza.


C’è chi giura di aver visto uno stanco, ma appagato, Thomas Jefferson chiedere all’amico di sempre George Washington di fargli per l’ultima volta da bastone, per rientrare nel perpetuo dei rispettivi monumenti. La promessa americana: che “tutti gli uomini sono creati uguali e dotati degli stessi diritti” è compiuta.


C’è chi giura, durante questo lungo film, di aver pregato sottovoce ma tanto per Barack, che vuol dire “Benedetto da Dio”, e che per nulla al mondo lascerà che il vento possa portargli via questo incredibile finale. Dopotutto this is really an other day!

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