Quando il Petruzzelli andò a fuoco…

Marco Giusto


Quando il Petruzzelli andò a fuoco ero ancora al liceo.
Mi ricordo che il pomeriggio mi misi a “giocare” per ridisegnare al computer il petruzzelli, quasi come a voler accellerare il processo di ricostruzione.

Sono entrato in quel teatro una sola volta, quando ero più piccolo, in occasione di uno spettacolo organizzato dall’istituto bancario in cui lavorava mio padre.

Io sono appassionato di musica:?ho studiato pianoforte per tredici anni, togliendomi anche la soddisfazione di superare alcuni esami da privatista al conservatorio (solfeggio, 5? anno, armonia). L’impressione “acustica” di quel teatro mi colpì tantissimo quell’unica volta ed in me c’è sempre stato il desiderio di ritornarci.

Il mio primo maestro di pianoforte è un carissimo amico di Mastrangelo (direttore d’orchestra, Ndr.), che finalmente viene apprezzato anche nella sua città: già perchè a Bari c’è stato il grande Nino Rota, ma non solo. Forse pochi ricordano che anche Riccardo Muti è di queste parti. E poi tanti altri ancora.
E tanti altri anche prima (Domenico Nicolai, Niccolò Piccinni…)

Sì, anche noi abbiamo una storia culturale gloriosa, e vorrei che le persone come voi che hanno avuto la fiducia della gente per governare questa città, si ricordassero che il mondo va avanti non solo con la politica dei “soldi” o degli “scandali”, ma soprattutto con la valorizzazione delle forze culturali ed intellettuali del territorio.
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Mi vengono allora in mente tanti altri “giganti dormienti” di questa nostra strana città :

– il CASTELLO NORMANNO SVEVO: quante città possono avere il provilegio di un castello medioevale grande ed interessante come il nostro?
Ci ho portato i miei figli qualche mese fa, con la bicicletta.
Ne abbiamo visitati tanti altri di castelli in altre zone di Italia ed anche in Francia: spesso si tratta di opere anche molto meno appariscenti ed importanti. Eppure il nostro castello è lì, fra un rattoppo e l’altro, assolutamente SOTTOUTILIZZATO e poco conosciuto dagli stessi baresi (sono sicuro che più della metà della popolazione non ci è mai andata dentro).
Il giorno?in cui?ci siamo andati, un’ala era addirittura chiusa per un errore nel corso di lavori di disinfezione effettuati nei giorni precedenti, consistente nel non aver garantito la giusta ventilazione e la giusta separazione tra ambienti trattati ed ambienti non trattati… Eppure il castello potrebbe essere sfruttato molto di più e molto meglio.
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-?il MARGHERITA: dopo anni ed anni di attesa forse anche per questo teatro qualcosa si sta muovendo ?
All’università feci una ricerca sui teatri baresi per l’esame di storia dell’arte con il prof. Cucciolla.
La storia del Margherita è incredibilmente “barese”: sapete che?fu etichettato come “saracinesca” sul mare? Ci fu allora un’aspra disputa politica sulla costruzione del Margherita.
Per alcuni “chiudeva la vista del mare da C.so Vittorio Emanuele”. Per altri invece ne rappresentava il giusto completamento oltre che una opportuna barriera contro il vento di tramontana che spazzava letteralmente il corso con le sue fredde e forti raffiche …..
Alla fine il Margherita si fece: un’opera straordinariamente interessante, trattandosi di un teatro “al largo” rispetto alla costa.? Oggi infatti esso sembra tutt’uno con la terraferma, ma inizialmente il teatro era una palafitta circondata dal mare e collegata a terra mediante un pontile in legno….
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– la FIERA DEL LEVANTE: uno spazio fieristico a pochi passi dalla città, ottimamente collegato via terra, via mare, via aria. Un’opportunità di incontro fra le aziende di tutta Europa; una possibilità di aggiornamento tecnico, imprenditoriale, sociale, culturale. Dov’è finito tutto questo ?

Fino a pochi anni fa la Fiera offriva delle manifestazioni di settore interessantissime : EXPO-COMFORT e TERMOIDRAULICA (sì, proprio quella di Milano e Roma, che prima si faceva a Milano ed a Bari. A Milano ci vanno in moltissimi. Anche a Bari era un successo, sicuramente più di quanto lo sia oggi a Roma); AGRILEVANTE; FIERA DELL’ EDILIZIA; TECNORAMA , FIERA DEI COMUNI…
Forse alcune di queste esistono manifestazioni ancora, ma sono state notevolmente ridimensionate.
E poi, perchè non pensare ad inserire nuove manifestazioni che hanno grande successo in altre parti del mondo, come ad esempio “CIBUS”.

Insomma: perchè noi Baresi, che abbiamo un bel quartiere fieristico a due passi dalle nostre case, dobbiamo per forza “emigrare” per confrontarci con realtà diverse ed internazionali ?
C’è chi dà la colpa alla vetustà e fatiscenza dei padiglioni … ma stiamo scherzando? In tutto il mondo si vanno riqualificando e ristrutturando le vecchie architetture risalenti agli inizi del ‘900, e noi vogliamo farne piazza pulita ?
Il quartiere fieristico è semplicemente da ristrutturare e rinnovare. E chissà?quanto lavoro uscirebbe per tanti baresi, sempre che le cose siano fatte correttamente ed a beneficio di tutti?

Chi pensa di creare una nuova fiera fuori città a mio avviso fa un grave errore, perchè la sua posizione attuale è ECCEZIONALE in quanto permette uno scambio continuo con la città. Uno spostamento “extra moenia” determinerebbe solo effetti negativi simili a quelli dei centri commerciali, non solo in termini di ricaduta economica sulle attività commerciali e ricettive della città, ma anche in termini di partecipazione della città agli eventi fieristici stessi.
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In conclusione: questi spazi architettonici destinati alla crescita culturale di Bari sono mancati e tutt’ora mancano pesantemente nella nostra storia civile e sociale:
è mia convinzione che una città priva di musica, teatro, prosa, tutta incentrata solo ed unicamente sul commercio (da intendersi in senso “generale”, ivi comprese quelle forme strane di commercio che purtroppo non sono affatto positive) sia una cittò povera e zoppa.
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Già gli antichi Greci avevano in grande considerazione il teatro come punto di incontro di tutte le classi sociali per un momento di riflessione comune.
Gli spettacoli nell’antica Grecia duravano anche più di un giorno ed erano irrinunciabili. Tutto si fermava quando c’era da andare a teatro. E la realizzazione del teatro o dell’Odeon era la prima preoccupazione degli architetti e degli urbanisti dell’antica Grecia…
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Non un lusso dunque, ma una necessità civile e sociale, presupposto di vera?libertà e democrazia.
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Dopo tutti gli “auguri ai baresi” espressi dalle autorità negli scorsi giorni (che suonavano più autocelebrativi che altro), vorrei nel mio piccolo far un augurio sincero a chi?amministra e governa questa città, maggioranza ed opposizione:
possiate far rinascere la vera Bari, che non è quella delle “escort”, nè?quella delle “ruberie”, non è quella della “delinquenza” ma?quella di una storia antica e gloriosa che affonda le sue radici nella storia e che vuole continuare a scrivere la storia per i suoi figli del domani.

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