25 novembre: contro la violenza maschile sulle donne!

Sono un uomo e vedo la violenza maschile intorno a me.

Vedo anche, però, il desiderio di cambiamento di molti uomini. Scelgo di guardare in faccia quella violenza e di ascoltare quel desiderio di cambiamento. So che quel desiderio è una risorsa per sradicare quella violenza.

Di fronte alle storie di mariti che chiudono le mogli in casa o le ammazzano di botte, di fidanzati che uccidono per gelosia le proprie ragazze, di? uomini che aggrediscono o stuprano donne in un parco o in un garage, non penso: “Sono matti, ubriachi o magari i soliti immigrati!”. Non mi viene da dire: “Quella se l’è cercata!”.
Tutto questo mi riguarda, ci riguarda.

Quando sento giudicare gli immigrati come una minaccia alle nostre donne, ricordo che la violenza contro le donne non nasce nelle strade buie ma all’interno delle nostre case, ed è opera di tanti uomini, italiani e non, che picchiano e uccidono le proprie?donne.

Quando osservo l’ironia, il disprezzo, la discriminazione che precedono la violenza contro lesbiche e gay, non penso: “Facciano quel che gli pare, ma a casa loro”. Quell’ironia e quel disprezzo li conosco fin da piccolo, sono una minaccia per chi non si comporta da uomo.
Tutto questo mi riguarda, ci riguarda.

La libertà di amare chi vogliamo e come vogliamo o è di tutti o non è di nessuno.

Quando penso alle donne, spesso straniere costrette a prostituirsi, prive di diritti, alla ricerca di difficili vie di uscita, non penso che “rovinano il decoro delle città”. Vedo nella loro vita l’effetto di un razzismo che avanza. La prostituzione, scelta o obbligata, parla innanzitutto dei nove milioni di clienti italiani e della sessualità maschile ridotta alla miseria dello sfogo e del consumo. Credo che la violenza contro omosessuali e trans, la diffusa richiesta di ordine e sicurezza, la crescente ondata di disumanizzazione dei migranti, il razzismo, l’egoismo dilagante, abbiano a che fare con le relazioni tra i sessi: la paura e il disprezzo verso le differenze sono una tossina che avvelena la nostra società.

Ogni giorno sento il richiamo verso ogni uomo ad essere complice di questa cultura di aderire all’ideologia della mascolinità tradizionale.
Sono stanco della retorica della patria, del nemico e dell’onore, della virilità muscolare e arrogante.

Quando assisto all’ostentazione di chi usa soldi e potere per disporre delle donne, sento che quell’ostentazione è misera, squallida, ed anche triste. Sono secoli che gli uomini comprano, impongono, ricattano e scambiano sesso per un posto di lavoro o per denaro. La novità sta nel vantarsene strizzando l’occhio agli altri uomini in cerca di complicità.

Non ci stiamo, e non per invidia o moralismo. Non ci interessa l’alternativa tra il consumo del corpo delle donne o l’autocontrollo perbenista. Al potere preferiamo la libertà, la libertà di incontrare il desiderio libero delle donne, ed eventualmente il loro rifiuto.

Quando il disprezzo per le donne, l’ostentazione del potere e le minacce contro i gay e gli stranieri diventano modelli di virilità da usare a scopi politici, capisco e sento che devo e dobbiamo reagire: come uomini prima ancora che come cittadini.

Sentiamo la responsabilità di impegnarci, come uomini, contro la violenza che attraversa la nostra società e le nostre relazioni. Non vogliamo limitarci alle buone maniere e al politicamente corretto. Non ci sentiamo protettori nè liberatori.

Sappiamo che le donne non sono affatto deboli.
La loro libertà, la loro autonomia, nel lavoro, nelle scelte di vita, nella sessualità, non sono una minaccia per noi uomini e nemmeno una concessione da far loro per dovere. Sono un’opportunità per vivere insieme una vita più libera e ricca.

Non ci basta dire che siamo contro la violenza maschile sulle donne.
Desideriamo e crediamo in un’altra civiltà delle relazioni tra persone, una diversa qualità della vita, libera dalla paura e dal dominio.
Vogliamo vivere una sessualità che sia altro dalla conferma della propria virilità e del proprio potere.

Molti uomini hanno finora vissuto questo cambiamento individualmente, cercando un modo nuovo di essere padre, una diversa relazione con la propria compagna, un modo diverso di stare con gli altri uomini, un rapporto diverso con il lavoro. Questa ricerca è però rimasta solitaria e invisibile, senza parole.

Vogliamo esprimerci in prima persona, vogliamo che il desiderio di libertà e di cambiamento di migliaia di uomini diventi un fatto collettivo, visibile, capace di parlare ad altri uomini.


Uomini in Gioco Bari: Francesco, Gianpaolo, Nino, Orazio, Raffaele, Vito

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