Due schiaffi alla laicità della scuola

Riceviamo da Nicola Pantaleo*


Per la scuola pubblica e per la causa della laicità in generale e nello specifico, questo anno 2010 nasce sotto pessimi auspici e non promette nulla di buono.

La classe dirigente e, in particolare, la ministra dell’Istruzione e dell’Università (a proposito avete notato la riscomparsa dell’aggettivo “pubblica”?) non nascondono la loro propensione a corteggiare e favorire la confessione di maggioranza e financo a prevenirne richieste e pretese.


Due recentissimi eventi, su cui stanno attualmente studiando una strategia di resistenza associazioni e sindacati, meritano di essere menzionati: un cospicuo aumento dello stipendio, con relativi ancor più cospicui arretrati, per i soli insegnanti di religione (cattolica, N.d.R.) e una circolare relativa alle iscrizioni che riduce a tre le possibili scelte di non avvalersi, eliminando l’ora alternativa, e per di più corredata da un modulo che addirittura prospetta solo due opzioni, elidendo anche lo studio assistito.


Se il primo fatto è decisamente scandaloso in quanto va a premiare una categoria anomala e ultra-privilegiata di operatori scolastici, pagati dallo stato ma nominati dai vescovi e approdati ai ruoli senza concorso pubblico, il secondo è decisamente insopportabile perchè va a colpire la stessa possibilità di non avvalersi dell’IRC (Insegnamento della Religione Cattolica) prevista dal nuovo Concordato e più volte sancita dalla Corte Costituzionale.


Una distrazione di qualche funzionario incompetente? Un errore di trascrizione? Sembra proprio di no.
Si tratterebbe in realtà di una nuova tappa di una devastante escalation che ha visto in successione il tentativo di attribuire crediti speciali agli studenti avvalentisi e dichiarazioni di dignitari vaticani ed esponenti politici, inclusa la Gelmini, che esaltano il ruolo dell’IRC e auspicano un suo potenziamento e maggiore riconoscimento nel quadro disciplinare.


In questa direzione si è mossa la finora sventata intenzione di rimettere nella pagella il voto di religione e inserire a pieno titolo il docente di quella materia nel consiglio di classe.
Sappiamo bene che l’attuale temperie politica non è affatto favorevole all’instaurarsi di una autentica laicità nelle istituzioni pubbliche del paese ma ciò non deve distogliere da una linea di coerente contestazione di ogni abuso anche attraverso il perseguimento delle vie giudiziarie che con la recente sentenza del TAR Lazio avversa ai crediti scolastici all’IRC appaiono meno ardue e problematiche di qualche tempo fa.

*Nicola Pantaleo
Associazione XXXI Ottobre per una scuola laica e pluralista

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