Un insulto alla memoria di Vittorio Bachelet*

Università La Sapienza di Roma, 12 febbraio del 1980
Mentre conversava con la sua allieva Rosi Bindi nell’atrio di Scienze Politiche, Vittorio Bachelet, insigne giurista cattolico, fu barbaramente assassinato da un commando delle Brigate Rosse che fece fuoco contro il professore.


A 30 anni di distanza, Raiuno blocca la messa in onda di una trasmissione a lui dedicata.
Perchè?

Perchè la destra ottusa e miope che governa l’Italia, che controlla buona parte del sistema dell’informazione, ha sistemato alla RAI dei dirigenti zelanti, che dicono di aver applicato la legge sulla “par condicio”, in vigore dall’11 febbraio, a 45 giorni dalle prossime elezioni regionali.

 
Infatti il figlio di Vittorio Bachelet, Giovanni, che nel filmato ricorda la figura di suo padre (e quindi non parla di politica), è oggi un deputato del PD. Ergo… i burocrati, che notoriamente non amano usare la testa, hanno rispettosamente applicato la legge, cancellando la memoria di una vittima del terrorismo, un servitore dello Stato, morto in difesa della democrazia.
“Un atto di inspiegabile miopia, l’indifendibile pretesa di scambiare per un filmato il ricordo di un padre che fa parte della storia del Paese”: questa la dichiarazione (sconsolata) di Sergio Zavoli, presidente della commissione di vigilanza della RAI.
Il taglio del servizio è un “un insulto alla memoria”, sempre più bistrattata e manipolata, se solo pensiamo a quante interviste e dichiarazioni rilascia Stefania Craxi, a proposito del padre, morto all’estero da latitante!
A me sembra però, più che stupidità o burocratica ottusità, l’attuazione sistematica di una lucida strategia che indebolisce ogni giorno di più l’idea stessa del servizio pubblico in Italia, dall’informazione alla scuola, fino ad arrivare alla decisione di trasformare la Protezione Civile in una S.p.A. pigliatutto!

“Il trionfo delle demagogie è provvisorio, ma le rovine che lasciano sono eterne” (C. Pèguy).


* M. Cristina Rinaldi

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