La libertà non si imbavaglia: ho il diritto di sapere!

Bice Biagi lancia un appello contro il ddl contro le intercettazioni:

“Con la legge bavaglio d’ora in avanti saremo privati di quelle notizie che ci hanno fatto scoprire Tangentopoli, Affittopoli, Vallettopoli, Calciopoli, Bancopoli, le infamie dei mafiosi e dei Casalesi e le ospitate di Villa Certosa. Più ancora che come giornalista, mi sento offesa e colpita come cittadina.
La Costituzione afferma che in quanto tale ho il diritto ad essere informata ma anche la Carta non ferma le leggi ad personam. Nemmeno nella Spagna franchista si era arrivati a togliere quello fondamentale dell’informazione. Qualcuno così probabilmente si salverà da situazioni imbarazzanti non questo povero Paese”.


»Già oggi l’Italia è al 72esimo posto nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa. Pressochè tutta la televisone è controllata da Berlusconi. Moltissime riviste entro pochi mesi saranno costrette a chiudere per l’aumento delle tariffe postali. Se il ddl intercettazioni dovesse diventare legge, l’unica risposta possibile sarà la disobbedienza democratica«: sono parole di Luigi Zanda?che condivido pienamente, anche se il suo partito (Pd) è troppo timido, manca di coraggio, sembra bloccato e non riesce a svegliarsi dalla catalessi in cui sembra caduto.
Per Sky Italia, che chiederà un intervento a tutte le Autorità internazionali competenti, anche ricorrendo presso la Corte europea dei diritti dell’Uomo, queste norme »rappresentano un grave attacco alla libertà di stampa e di espressione, ma soprattutto costituirebbero una grande anomalia a livello europeo«.


Un giornalista cileno de »El Mercurio«, Juan Antonio Munoz, racconta che quello che sta avvenendo da noi in Italia, in Cile desta parecchia attenzione. »Noi siamo una democrazia giovane, sappiamo quanto sia facile perdere la libertà e i diritti acquisiti e quando accade di solito è troppo tardi per riconquistarli. L’Italia è il paese della libertà di espressione: nessuno riesce a immaginare cosa possa diventare la cultura italiana senza libertà«.


Limitare le intercettazioni, la pubblicazione degli atti riguardanti le inchieste, prevedere l’arresto per i giornalisti sono misure che in Cile fanno venire i brividi. Il paese dal ricordo ancora bruciante della dittatura di Pinochet oggi è guidato da Sebasti?n Pi?era, uomo di centrodestra, classe ’49, ricchissimo, proprietario del canale televisivo più seguito. Facile l’accostamento con il premier italiano, eppure tra i due c’è una differenza. »Al contrario di Silvio Berlusconi, Pi?era – spiega Munoz – ha deciso di vendere il proprio canale televisivo, Chilevsi?n. Per noi è un segno di fiducia e di maturità civica«.


La sua collega Patricia Mayorga, scrittrice da anni in Italia, coglie un aspetto che più di altri la preoccupa: »La quasi totale indifferenza dell’opinione pubblica rispetto a quanto sta avvenendo in parlamento. Limitare la libertà di stampa è limitare un diritto di tutti, di chi scrive e di chi legge«.
Persino gli Stati Uniti hanno preso posizione.
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Ecco un breve ma gustoso (anche se amaro…) editoriale di Concita De Gregorio, direttora del L’Unità:


Caro lettore,
sei davvero molto fortunato a vivere in un Paese dove c’è un governo che si prende cura di te. Anticipa i tuoi desideri. Difatti, caro lettore, sei stanco di scandali. Certo che lo sei. Non te ne importa più niente di cosa fa la cricca, di chi regala case a chi, di chi ride dei morti, di preti pedofili e di escort col registratore, di conti occulti in Lussemburgo, di mafie che fanno eleggere i parlamentari e poi li trattano come il maggiordomo, di mani sull’acqua pubblica e sul nucleare privato, pale per l’eolico, aerei di Stato e ballerine per il morale del capo, corsie preferenziali per le auto blu.


Caro fortunato lettore, papi Silvio anche oggi ha pensato a te. Ha pensato che tutta questa robaccia che certi comunisti, molti dei quali magistrati, si ostinano a chiamare notizie come se fossimo ancora nel Novecento. Come si fa? Ma basta ordinarlo, no? Che ingenui. Non siete stati attenti, non avete ancora imparato.
Si fa una legge. Una leggina che dice così: da ora chi diffonde le notizie sui reati va in galera. No: non chi commette i reati, non ti distrarre lettore. Chi li racconta. Ecco fatto, fine delle cattive notizie. Santa pazienza però, caro lettore. Deve sempre fare tutto Papi, anche le cose semplici. Che sia l’ultima volta, d’accordo? Da domani prometti che t’impegni, ti sforzi di migliorare il Paese anche tu. Magari partecipando, venerdì 21 allo sciopero contro questa legge bavaglio davanti Montecitorio, a Roma, o nelle altre piazza italiane dove decine di persone diranno che no, il problema non è chi racconta gli scandali, ma chi di questi scandali vive.

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