Punta Perotti: perchè è un errore lo scambio dei suoli

Nicola Colaianni*


Revoca della confisca e restituzione dei terreni dell’ecomostro di punta Perotti ai costruttori. La decisione era ampiamente prevedibile. Sollecitata dalla stessa Procura della Repubblica, che in passato aveva chiesto quel provvedimento. E che, una volta ottenutolo, aveva doverosamente messo sotto osservazione gli amministratori pubblici che dovevano eseguirlo. Salvo ad esser messa lei ora sotto osservazione dalla Procura generale.


Lo ha deciso il Gup, al quale non è apparsa chiara la natura delle “pressioni” per la demolizione dei palazzi, asserite dall’avvocato del Comune.

Sembra paradossale che si rimproveri al PM di fare il suo mestiere: di esercitare pressioni per il ripristino della legalità. Ma sarebbe il meno. Il massimo sarebbe di far passare come illegale, o come vieto giustizialismo, la stessa demolizione dei palazzi. Come si tende a fare da parte di alcuni esponenti del centro-destra. Ma la demolizione dei fabbricati non va confusa con la confisca dei suoli.


A cadere sotto la scure di Strasburgo è stata la legge statale che prevede la confisca dei terreni oggetto della lottizzazione oggettivamente abusiva pure in caso di assoluzione degli imputati. Una misura? sproporzionata, secondo la Corte, giacchè l’85% dei terreni non era costruito.
Sarebbe stato “ampiamente sufficiente prevedere la demolizione delle opere abusive e dichiarare l’inefficacia del progetto di lottizzazione”. Dunque, la demolizione non è stata bocciata.

Una volta accertato l’abusivismo edilizio, era necessaria. Ma anche sufficiente. Non fosse che per evitare il fatto “paradossale”, secondo i giudici, che il Comune di Bari, responsabile della concessione illegale, divenisse poi proprietario dei beni confiscati.


Che fare ora? Impressiona l’estemporaneità delle proposte avanzate a caldo di qua e di là. Si passa da quella hard di porre adesso, nondimeno, un vincolo di inedificabilità assoluta su quei terreni a quella soft – tanto soft da assomigliare ad una resa senza condizioni – di stabilire una compensazione delle volumetrie perdute dai costruttori. Come dire: a punta Perotti ormai c’è un parco, voi costruttori mollate l’osso, noi in cambio vi offriamo di costruire gli stessi volumi in altre zone della città. Delle quali bisognerebbe probabilmente cambiare la destinazione: renderle, cioè, edificabili.


Ma in base a quale progetto di città, in base a quale disegno urbano?


La città non è una specie di supermercato, in cui gli scatoloni si possono spostare senza danno da uno scaffale all’altro. Le volumetrie non sono indifferenti al territorio, sistemabili dove si trova posto. In deroga all’idea di città che si è progettato. Si tratterebbe di una visione edilizia e non anche urbanistica della città. Comunque, le compensazioni non sono previste dal vigente piano regolatore. Bisognerebbe modificarlo. E nel frattempo, dunque, non offrono una soluzione al problema.? Ma neppure la proposta, apparentemente tosta, dell’inedificabilità assoluta lo è.
Un detto barese recita che alla chiesa di Santa Chiara prima rubarono e poi misero le porte di ferro. Perchè non s’è fatta prima la variante al piano regolatore? Quando pure era necessaria per destinare definitivamente a verde il terreno di punta Perotti. E per rendere stabile, e non di futuro incerto, il parco che attualmente vi sorge.


Perchè tuttora quel terreno è parzialmente edificabile. Sia pure con un indice modesto, che consentirebbe ad esempio la costruzione di attrezzature balneari. Altro non si può costruire senza offendere i valori paesaggistici. Siamo, infatti, a meno di 300 metri dal mare.



Allora la via maestra è sempre quella di seguire la legge. E le sentenze.


I terreni sono di proprietà dei costruttori. I quali hanno diritto – ha detto Strasburgo – anche al risarcimento del danno. Che non è conveniente incrementare ponendo solo adesso un vincolo di inedificabilità assoluta. Propongano i costruttori che cosa fare di quei terreni. Non certo la lottizzazione presentata all’epoca e dichiarata abusiva.

Sul punto le sentenze italiane non sono state toccate dalla Corte di Strasburgo. Che, come ricordato, ha ritenuto giusta la demolizione dei manufatti illegali. Ogni proposta di intervento edilizio non può, dunque, che ripartire da zero. Nel rispetto dei vincoli paesaggistici vigenti in quella zona.

Nella legge, non in ennesimi proclami, i baresi trovano la garanzia che saracinesche a punta Perotti non ce ne saranno più.

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Nicola Colaianni, ex magistrato

– Intervento pubblicato da “la Repubblica” Bari, martedì 16 novembre 2010

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