Il Valore della Scuola pubblica

Il valore della scuola pubblica

Si è svolto venerdì 31 maggio, presso la sala consiliare del Comune,  un incontro pubblico promosso dall’ARCA Centro di Iniziativa Democratica per riaccendere i riflettori sulla scuola pubblica, sul valore e sulla funzione di un bene comune che mai dovrebbe essere messo sul mercato diventando merce di scambio, anche se questo avviene purtroppo sempre più spesso!
Sono parole del sociologo Enzo Persichella, che non vede nemmeno nella domanda dei genitori (che sono dei privati cittadini) il criterio unico per operare delle scelte. E richiamando con forza le parole dell’art. 34 della Costituzione, ha sottolineato che il Comune, che è un’articolazione dello Stato, deve dedicare risorse all’istruzione e alla formazione per rispondere alla domanda di crescita anche di quelle fasce di popolazione priva di mezzi.

L’incontro, che ha visto una massiccia presenza di cittadini e di operatori della scuola, è stato introdotto da Carlo Paolini, presidente dell’ARCA, che ha focalizzato il rapporto stretto, anche se problematico, tra il territorio e la sua scuola, spazio privilegiato per la costruzione di una comunità. Il riferimento riguarda le ultime vicende che hanno coinvolto la scuola media san Nicola e l’amministrazione comunale, con la cessione di quattro aule ai Domenicani, decisione che è avvenuta senza nemmeno coinvolgere il Consiglio comunale! La Scuola pubblica – ha detto Paolini – è un bene comune che va tutelata per il suo alto valore sociale perché in essa si realizza la quotidiana relazione non solo fra docenti e studenti ma anche con il territorio circostante, con tutte le sue realtà: famiglia, centri culturali  ed attività commerciali, realtà religiose.

L’assessore alle politiche scolastiche del Comune,Fabio Losito, dopo una brevissima cronistoria sulla legge che equipara le scuole pubbliche a quelle private paritarie ai fini del finanziamento, ha denunciato il fatto che da troppo tempo manca un’idea, una visione, un progetto – e quindi un investimento – per la scuola dell’infanzia, garanzia del successo del percorso scolastico successivo, perché può consentire il superamento del gap tra bambini provenienti da classi sociali ed economiche diverse. Ha poi descritto ciò che l’amministrazione sta realizzando nel campo dell’istruzione di base, pur tra mille difficoltà.

Gli ha fatto eco Alba Sasso, assessora regionale per il Diritto allo studio, che ha ricordato la decisione della Regione di sistemare nella san Nicola una scuola di formazione degli adulti ed ha affermato tra gli applausi che “nel borgo antico, centro e cuore di Bari, non si chiude una scuola”. A Napoli la Corte dei Conti, a proposito di una scuola a rischio chiusura del quartiere Scampia, ha ribadito che si può persino sforare il Patto di stabilità, quando si è in presenza di un obiettivo rilevante dal punto di vista costituzionale.

E’ intervenuta la D.S. della scuola san Nicola Stefania De Franceschi per informare dell’apertura di una sottoscrizione di firme che chiede all’amministrazione di aprire un tavolo di dialogo e di confronto sul destino di una scuola viva, presidio di legalità in un territorio fortemente connotato dalla presenza della malavita.

Su questo si è alzata forte la voce di Claudio Menga, della FLC Cgil, che ha puntato il dito sull’arretramento in corso da tempo della città di fronte alla criminalità organizzata. Nel contesto di Bari vecchia, chiede il rappresentante sindacale, chi deve controllare quel territorio? E a conclusione del suo intervento, lancia la proposta di destinare quello storico edificio scolastico a sede del Liceo musicale, che a Bari, capoluogo di regione, ancora manca. Molti gli interventi anche propositivi sulle possibilità di far rivivere tutti gli spazi della scuola, senza sottovalutare il fatto che le stesse famiglie del territorio non vogliono mandare lì i propri figli, traditi e sfiduciati dalla possibilità di un riscatto sociale e culturale. La parola quindi non solo alla politica, purtroppo sempre più lontana, ma anche ai cittadini che chiedono a gran voce di essere coinvolti e di non rimanere tagliati fuori dalle decisioni dell’amministrazione comunale. 

(pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno il 12 giugno 2013)

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