Ritorna Marisabella, la colmata nel porto utile per ogni stagione

Un’immagine eloquente dell’opera

Apre il cantiere, stessi problemi di 8 anni fa
di Nicola Signorile

Marisabella è tornata a Palazzo di Città. Nel corso dell’ultimo question-time, è stato il consigliere Carlo Paolini a riferire della raccolta di firme in atto e a sollecitare una (nuova) richiesta di Valutazione di impatto ambientale (Via) per il progetto di raddoppio della colmata nel bacino del porto grande, ora che si apre il cantiere.
L’assessore all’Ambiente, Maria Maugeri, ha promesso di aggiungere anche la propria firma alla petizione, ma «a titolo personale» e non come gesto istituzionale, giacché l’Amministrazione comunale non ha ruolo in una questione che riguarda la Regione Puglia. E infatti il comitato «Fronte del Porto», che riunisce la galassia di associazioni e movimenti e comitati contrario alla colmata (anche L’ARCA ne fa parte, N.d.R.), ha  interpellato da mesi l’assessorato regionale all’Ambiente e direttamente l’assessore Nicastro, senza però ottenere finora nessuna risposta.

L’esclusione dalla procedura di «Via» dei lavori di Marisabella – una colmata da 300mila metriquadri – era stata chiesta ed ottenuta dall’Autorità Portuale sostanzialmente in virtù del «calendario»: l’opera ancorché «grande» risultava essere il completamento di lavori che erano già stati approvati nel 1990 e che erano conformi al Piano regolatore del Porto, che risale al 1973. Il cavillo burocratico non cancellava però dalla scena i tanti motivi di preoccupazione per l’ambiente che avrebbero giustificato una valutazione di impatto. E infatti la commissione ministeriale, al termine della verifica nel 2006 applicò alcune prescrizioni, con lo scopo di assicurare un monitoraggio prima, durante e dopo i lavori di tutti i fattori di rischio. Il monitoraggio dovrebbe poi alimentare una banca-dati, direttamente consultabile dalla popolazione residente e da chiunque ne abbia interesse.

Il cantiere si apre, fra un po’ inizieranno ad esplodere le cariche di dinamite per «mangiare» il fondale roccioso, ma del monitoraggio non si ha notizia. Non ne sanno nulla nemmeno al Comune, ma questo non stupisce: il Comune è sempre stato tenuto  lontano dalle decisioni sul porto, come denunciò quarant’anni fa l’architetto e urbanista Ludovico Quaroni che – ingenuo! – pretendeva di considerare la più grande infrastruttura trasportistica della città nell’ambito del nuovo piano regolatore.
Gli dissero che la colmata  a Marisabella era indispensabile ma non vollero dirgli a cosa doveva servire. Qualcosa del genere accade anni dopo al sindaco Michele Emiliano.

Nel pieno delle polemiche,  il 9  febbraio 2006 la «Gazzetta» pubblicava un intervento di Emiliano il quale ricordava che la prima lettera ricevuta dal ministero delle Infrastrutture sul caso Marisabella risaliva ad una anno prima: si chiedeva un parere sulla eventuale interferenza del progetto con gli scarichi fognari a mare. «Questo è l’unico atto che è stato richiesto al Comune», scriveva Emiliano, ponendo  un domanda semplice e netta: «Ma quest’opera a Bari giova?». E poi aggiungeva: «Questa colmata verrà completata se farà bene alla città e non nuocerà ai suoi cittadini, che oggi rischiano di ritrovarsi a galleggiare su un’autostrada cittadina».

Le considerazioni di Emiliano arrivavano  al culmine di un acceso dibattito fra maggioranza di centrosinistra e opposizione di centrodestra (che in quel momento candidava alle elezioni l’ex presidente dell’Autorità Portuale, Tommaso Affinita).
Ma creava fratture anche  all’interno della stesso schieramento dei partiti al governo cittadino. Allora, la necessità del raddoppio della colmata si chiamava: traffico container, ro-ro, viavai di Tir lungo il mitico Corridoio 8.
Oggi  tutto questo è scomparso dall’orizzonte insieme al declino della politica europea dei flussi, ma Marisabella è ugualmente  indispensabile:  per le navi da crociera. Domani, quando i crocieristi avranno cambiato rotta, ci sarà il porto turistico, o la fiera nautica, o qualsiasi altro buon motivo per realizzare «comunque» Marisabella.

Una idea vecchia di mezzo secolo. Da questa prospettiva, è assai istruttivo rileggere il dibattito che otto anni fa divideva la politica locale. Ricordiamo che, di fronte alla mobilitazione dei comitati cittadini e delle associazioni ambientaliste, si trovarono su fronti opposti il sindaco Emiliano e il capogruppo dei Ds in consiglio comunale, Dario Ginefra, oggi deputato del Pd. Il primo sosteneva la necessità di procedere prima alla valutazione di impatto ambientale, e a tutte le garanzie di sicurezza, il secondo – anche convinto sostenitore anzi alfiere della Cittadella della giustizia di Pizzarotti – annunciava il mantra dello sviluppo prima di tutto: «Ben vengano tutti gli studi che ci possano permettere di imboccare la strada della competitività». Insomma, studi sì, ma solo se con il «via libera» incorporato.
Nel dibattito interno alla maggioranza interveniva tra gli altri Cesare Veronico, capogruppo della Lista Emiliano, sottolineando la scarsa profondità dei fondali: «Raddoppiare allora – diceva con una certa dose di preveggenza – potrebbe significare soltanto realizzare un’opera di forte i patto ambientale che potrebbe non servire allo scopo».

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