AMMINISTRATIVE: DONNE INESISTENTI

Le elezioni? Cose da uomini

Un intervento di Lorena Saracino
Corriere del Mezzogiorno – domenica 2 febbraio 2014

La campagna elettorale per le amministrative è da tempo aperta, eppure un elemento fondamentale risulta assente, come derubricato: le donne. Prendiamo a paradigma le vicende del capoluogo, Bari. Fatta salva la candidatura di una magistrata in aspettativa che corre sotto le proprie insegne, dalla società, cosiddetta civile, non si batte un colpo. La maggioranza della popolazione – cioè le donne – che, secondo autorevoli economisti, se coinvolta in attività produttive e in politica porterebbe a recuperare almeno un paio di punti di Pil, tace.

Di chi è la responsabilità? Della politica o delle donne? Vediamo.
Ci sono almeno tre punti da osservare sotto la lente di ingrandimento.
1) A Bari la campagna elettorale al momento appare una riedizione di quanto già visto in precedenza. E in precedenza cosa è accaduto? I risultati della scorsa tornata amministrativa, ci ricorda l’associazione “L’Arca” sul suo sito, sono questi:
“La presenza delle donne in Consiglio è al 6,5%,  al di sotto della già bassa media nazionale che è del 10%”.
2) Dai candidati sindaci in campo, non arrivano segnali verso l’universo femminile. Solo Mimmo Di Paola, del centrodestra ancora diviso, ha dichiarato –  in occasione dell’incontro con l’associazione “Murattiano” – che rispetterà la proporzione del 50/50 per la composizione della giunta in caso di vittoria.
3) La vera novità di questa tornata elettorale, poi, il voto con la doppia preferenza (introdotto per rispondere alla sottorappresentazione delle donne nelle istituzioni con la legge n. 215/2012) presentato come panacea di tanti mali, nasconde delle insidie per le candidate. Consente, sì, ai cittadini dei comuni superiori ai 5000 abitanti di esprimere due preferenze per i candidati consiglieri comunali di sesso diverso, ma ha più chances di funzionare per le donne se si baserà su un’alleanza a due in campagna elettorale.
E chi troverà il modo di far coppia con i maggiorenti del partito avrà più possibilità di essere eletta. Anzi, è facile immaginare che saranno proprio i detentori di voto (quasi sempre uomini) a pesare sulla scelta delle candidate.
Il risultato è che avremo certamente più donne in Consiglio, ma poco libere nelle proprie scelte. Con queste premesse, quale appeal può avere per le interessate questa campagna elettorale, specie per chi è alla prima esperienza?

E’ chiaro, allora, che alla luce di queste premesse, sono necessari dei correttivi da parte dei partiti per garantire delle corse elettorali vere, di cui però non si vede l’ombra. Quali? Questo spetta alla capacità dei quadri dirigenti stabilirlo. Tuttavia, non potrebbe che giovare un maggior coinvolgimento delle associazioni femminili dalle quali accettare proposte di candidature con selezione trasparente dei curricula di cui render conto agli elettori. E poi magari anche un breve periodo di “Frattocchie” in salsa locale, a destra come a sinistra, per insegnare i primi rudimenti della buona gestione amministrativa.
Il compito non è facile, certo. Si tratta di contemperare due interessi contrapposti: la forza elettorale necessaria per vincere, propria dei maggiorenti di partito, e la possibilità di partecipazione trasparente alla cosa pubblica tanto invocata dai cittadini.
Sapranno dare una prova diversa dal passato i partiti? Quella offerta in occasione della grande mobilitazione femminile per ottenere la modifica della legge elettorale regionale verso un riequilibrio di genere, sostenuta con entusiasmo dal Movimento 50/50, è stata la peggiore possibile. Allora, si assistette in aula ad uno sciocchezzaio di stampo medioevale e a mascherate viltà. E le donne non dimenticano. La posta in gioco è alta, perchè si potrebbero perdere ulteriori pezzi di elettorato già deluso. Senza una ricucitura vera con il mondo femminile, l’appeal ritrovato di recente dai partiti con Renzi o Berlusconi potrebbe essere interpretato solo come l’ennesima prova di maquillage politico.

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