Il documento su welfare, politiche abitative e del lavoro

Di seguito il documento conclusivo su welfare, politiche abitative e del lavoro elaborato dal gruppo di lavoro del centro-sinistra:

Gruppo di lavoro sul welfare, politiche abitative e del lavoro
Coordinatore: Carlo Paolini
Componenti: Enzo Persichella, Letizia Carrera, Ketty Nardulli, Angelo Stancarone, Leo Palmisano, Angela Convertini, Francesco Saverio  Del Buono, Gaetano  Morgese, Gianni Perilli, Giovanni Mezzina, Mimmo Castellaneta , Pasquale Leccese, Salvatore Molfetta, Stefania Losito, Titti  Ladalardo, Wanda  Lograno

Le politiche di Welfare cittadino devono necessariamente considerare tutti gli abitanti, senza esclusioni, quali risorse attive della comunità, dove i presupposti sono il benessere sociale e la ‘buona’ qualità della vita e non semplicemente “l’assistenza sociale”, ma l’inclusione sociale e l’integrazione. Esse devono basarsi sulla persona come soggetto di diritti e doveri ovvero come cittadino/a pienamente inserito/a nelle dinamiche di sviluppo, attraverso una rete di relazioni sociali che spingano verso la partecipazione e l’assunzione di responsabilità.
Il Welfare nuovo deve garantire fino in fondo il rapporto sinergico fra solidarietà e sussidiarietà, promuovendo perciò uguaglianza e pari opportunità. Per questo l’attenzione verso le fasce più deboli della cittadinanza deve necessariamente ripartire dalla semplificazione delle procedure amministrative che attraverso regolamenti snelli ed efficaci siano in grado di investire nell’innovazione, per fornire risposte immediate ed esaustive, che devono conseguentemente essere verificate e valutate in modo tale da renderle veramente efficienti ed efficaci. In tale ottica occorre fare i maggiori sforzi investendo con maggiore incisività nella realizzazione di “Bari città digitale, dove basta un clic”.
Il Welfare deve riuscire, a maggior ragione in una stagione di crisi, a posizionarsi in modo tale da garantire, nello stesso tempo, la qualità degli interventi con il controllo e il contenimento della spesa pubblica, tutelando peraltro la professionalità delle organizzazioni e degli operatori  sociali. Per questo occorre una visione lungimirante del Welfare che ponga al centro l’importanza di quelle politiche di prevenzione che nel medio periodo possono essere in grado di incidere positivamente sulla stessa situazione finanziaria, in quanto tendono a contenere le spese di interventi, molto spesso ‘congiunturali,  su problemi  già abbondantemente ‘scoppiati’.
In tale ottica le politiche di Welfare devono coinvolgere tutte le dimensioni amministrative, da quella urbanistica a quella scolastica e culturale, da quella sportiva a quella prettamente sociale. È un insieme di politiche che basandosi sulla sussidiarietà devono saper offrire servizi di qualità diretti a tutta la cittadinanza, sviluppando una rete tale da garantire sicurezza sociale e uguaglianza di genere con un sistema contributivo basato sul principio che chi più ha è giusto che paghi di più, in proporzione al proprio reddito, tutelando così le fasce più deboli.
Per la futura programmazione le politiche sociali, dovranno pertanto articolarsi in macro tematiche di interesse:
•    povertà sociale con percorsi di inclusione attiva e di empowerment;
•    assistenza domiciliare per anziani e disabili; promuovendo l’integrazione socio –sanitaria e la presa in carico integrata delle non autosufficienze;
•    servizi all’infanzia e adolescenza attraverso l’incremento degli asili nido e la riorganizzazione degli orari al fine di garantire l’equilibrio tra i tempi di vita e di lavoro delle famiglie; creazione di spazi di aggregazione giovanile in cui prevedere “interventi di sensibilizzazione e di educazione all’affettività, sessualità, relazioni tra pari, ecc; garantire la tutela dei diritti dei minori (fino a 18 anni) attraverso l’attivazione dell’Ufficio del Tutore Civico dei diritti dell’Infanzia e Adolescenza sostenendo la genitorialità anche con una più incisiva politica dei tempi;
•    le politiche dell’accoglienza e dell’integrazione socio-culturale-religiosa di cittadini e cittadine straniere, co-interessando la Regione e il Governo centrale attraverso l’implementazione di una rete ad hoc;
•    il sostegno per il recupero delle persone sottoposte alla limitazione della libertà personale con la realizzazione dell’ufficio del Garante Comunale  dei diritti delle persone sottoposte alla limitazione della propria libertà e degli ex detenuti/e;
Si evidenzia che si tratta di aree sociali per le quali sono già previsti  stanziamenti finanziari nella prossima programmazione sociale (PSZ) e si prevede dunque una maggiore implementazione per i progetti specifici già previsti, mentre per le aree di disagio non ancora sufficientemente “coperte”  o non considerate, come quella dell’adolescenza, si propongono interventi ex novo che andrebbero ad arricchire quanto deliberato.

In tale prospettiva necessita prendere contestualmente alcune mosse utili alla programmazione futura, ovvero:
1)    sviluppare la capacità di mettere insieme le diverse voci che si occupano di Welfare sul territorio locale (istituti scolastici – distretti sanitari- enti locali – terzo settore – enti ecclesiastici) al fine di fornire un concreto supporto alle famiglie e di rafforzare le attuali potenzialità dei servizi sociali, in un’ottica di un’implementazione nel numero di risorse umane e di maggiore qualificazione delle competenze e della raccolta di fondi di finanziamento;
2)    esplorare i bisogni della popolazione barese in una prospettiva di pianificazione di studi e ricerche volte ad una maggiore conoscenza del territorio;
3)    focalizzare l’attenzione della futura programmazione dei servizi sociali su specifiche esigenze, ovvero:
a.    prevedere servizi specifici per adolescenti (11-18 anni)  in quanto target non “coperto” da alcuna programmazione e che necessita invece di spazi aggregativi specifici; interventi educativi relativamente alla sessualità e all’ affettività (vd. Maternità precoce e alto tasso di abortività in tale fascia di età); progetti di educazione ad un corretto uso dei mass-media (social network, ecc.); azioni di contrasto all’abbandono scolastico (per es. restituire il cd. obbligo formativo attualmente non in atto);
b.    azioni di contrasto alla povertà sia assoluta che relativa: sebbene si tratti, come detto in precedenza di una delle macroaree di cui si è tenuto conto nella programmazione anche governativa, è però necessario agire in maniera maggiormente capillare per rispondere agli elevati casi rientranti in tale forma di disagio e quanto stanziato non è evidentemente sufficiente. Pertanto è importante partire da un’analisi attenta e precisa che dia il quadro reale dello stato di indigenza o del rischio di esclusione della popolazione barese e che, soprattutto, riporti  la reale situazione relativa alle diverse forme di povertà (relativa, assoluta).
Contestualmente, si potrebbe spingere il Governo nazionale a prevedere forme di intervento ad hoc come il cd. reddito di cittadinanza con la consapevolezza che tale forma di disagio è strettamente connessa a fattori esogeni quali la perdita del lavoro che, a sua volta, porta anche al disagio abitativo.
In sostanza tale area di disagio ha necessità di essere particolarmente esplorata poiché costituisce l’anello di congiunzione tra politiche sociali, politiche del lavoro e politiche abitative. E tali aree risultano così tanto correlate l’una con l’altra che occorre pensare ad un sistema integrato di interventi che abbiano una natura multidimensionale e multidisciplinare, pena la non risposta al bisogno.
In particolare, per le politiche del lavoro si propone di intensificare la rete tra enti locali e terzo settore – enti ecclesiastici prevedendo l’affidamento dei servizi socio-sanitari ad organizzazioni che abbiano insita la natura di inclusione socio-lavorativa di fasce svantaggiate, ma per questo occorre anche garantire: la trasparenza nell’aggiudicazione dell’appalto di gara; l’abrogazione del cd. “ribasso” nella proposta economica perché questa pratica purtroppo da anni consolidata si è tradotta in bassi livelli delle prestazioni erogate  e retribuzione del personale al disotto dei minimi previste da contrattazione;  allungamento della durata del servizio a minimo 3 anni.
Tali provvedimenti garantirebbero sia alti livelli dal lato dell’offerta dei servizi, sia maggiori garanzie per gli operatori che si tradurrebbe in una crescente motivazione al lavoro e alla cura. Inoltre, ciò porterebbe alla creazione di nuova imprenditoria nel settore socio-sanitario e potrebbe dunque costituire una buona opportunità per giovani, donne, immigrati, lavoratori over 45, ovvero per quelle stesse fasce di svantaggio che altrimenti sarebbero “utenti” perpetui dei servizi sociali territoriali.  E ciò, in un’ottica non più di mero assistenzialismo, ma di empowerment e di crescita della persona che si traduce, poi, in positività per tutto il territorio di riferimento.
Per le politiche abitative, oltre che essere avvantaggiate dalle su indicate proposte lavorative, si dovrebbe concretamente ripensare il sistema di assistenza alle famiglie con tale forma di disagio. Infatti, partendo dalla constatazione che la soluzione attualmente in auge, quella di “smembrare” il nucleo famigliare con l’inserimento in strutture residenziali territoriali i diversi componenti, presenta evidenti criticità, quali il costo elevato delle rette a carico del Comune – da 80 a 120 euro al giorno per unità – e l’allontanamento dei figli da uno o da entrambi i genitori oltre che dalle proprie abitudini (casa, scuola, amici, parenti, ecc.),  è indispensabile pensare a fornire risposte diverse a tale situazione. Una di queste consisterebbe nel pagamento, da parte del Comune, degli affitti per morosità (costo sicuramente inferiore rispetto alle rette e che garantirebbe alla famiglia di restare presso la propria abitazione e tutti insieme) e nell’implementazione del cd. housing sociale e del cohousing.

Altro aspetto emerso è la necessità di prevedere una riorganizzazione dei servizi sociali territoriali in termini di:
a.    Qualificazione e/o riqualificazione del personale interno
b.    Mobilità di carriera
c.    Incrementazione del numero di risorse umane
Infine, diventa anche necessaria la comunicazione di quanto effettivamente operato dal Comune di Bari rispetto ai servizi socio-sanitari territoriali in un’ottica di promozione e di migliore comunicazione dei risultati raggiunti. Ciò sia per evidenziare il lavoro svolto anche se con risorse economiche piuttosto scarse, sia perché tutto è stato creato ex novo a partire da questi ultimi 10 anni, sia per fornire un servizio di diffusione alla cittadinanza in termini di conoscenza del tessuto locale; come, peraltro è necessario concentrare i servizi in un’unica sede al fine di consentire una circolazione di informazioni interna più agevole ma soprattutto per garantire una maggiore accessibilità al cittadino che oggi viene notevolmente penalizzato dall’elevata decontrazione di alcuni importanti sportelli (soprattutto quelli di welfare d’accesso).

La qualità della vita urbana si commisura anche con la capacità di un’amministrazione locale di rapportarsi al mondo del lavoro. Infatti il lavoro è da ritenersi un tema centrale, uno dei punti focali sui quali si giocherà la campagna elettorale attraverso un programma che voglia realmente incidere sul tessuto sociale della città.
Il futuro di Bari come della sua area metropolitana, e come del resto della regione e dell’intero Paese, si gioca proprio sul lavoro. Bisogna avere le idee chiare ed essere in grado di avanzare proposte concrete che sappiano fare i conti con i dati di realtà rappresentati dalle competenze del Comune e soprattutto dalla scarsità di risorse finanziarie poste dai vicoli di bilancio. Ma occorre anche che l’amministrazione comunale non si lasci bloccare da quella stessa scarsità e che elabori un piano per il lavoro organico individuando priorità e modulandole strategicamente.
E occorre anche ricordare che occuparsi del lavoro non significa solamente tutela del lavoro esistente e miglioramento della qualità di quello, ma anche creazione di nuova occupazione che per il Comune significa realizzare politiche amministrative in grado di produrre possibilità lavorative.
Per questo è possibile ipotizzare percorsi possibili per la creazione di nuova occupazione ovvero:
1) predisporre incubatori e acceleratori di impresa che consentano la costituzione di nuove imprese e l’accompagnamento di quelle già costituite verso un consolidamento della loro posizione sul mercato;
2) attivare di un progetto di microcredito attingendo anche a fondi europei attraverso la partecipazione e bandi dedicati;
3) incentivare e favorire l’uso delle nuove tecnologie per l’avvio di imprese a basso investimento di capitale iniziale, che si nutrano invece di elevati livelli di competenze;
4) favorire la costituzione di piccole imprese low profit che sappiano valorizzare la tradizione del territorio, coniugandola con l’innovazione, anche tecnologica;
5) incentivare la costituzione di imprese artigiane e di esercizi commerciali radicati nei quartieri periferici che possano avere un impatto sulla qualità dell’intero territorio (es. servizi di vicinato attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie);
6) valorizzare le filiere produttive già esistenti;
7) promuovere gli incubatori di impresa che mettano in rete Università, Camera di Commercio, piccole associazioni.
Occorre cioè saper coniugare quello che già esiste sul territorio e alcune competenze già presenti con l’innovazione e le nuove tendenze e opportunità offerte dal digitale, avendo cura di monitorare o di generare esternalità positive in termini di socialità e di impatto sui territori.

8) valorizzare il settore turistico, che apre ampi spazi di occupazione attraverso:
la promozione del traffico crocieristico;
    – il potenziamento del turismo religioso;
    – l’incentivazione e la messa in rete di percorsi di turismo enogastronomico, abbinandolo all’individuazione di percorsi eco-turistici (es. ciclo-turismo ..)
    – la ottimizzazione del turismo culturale e artistico (in rete con le altre città pugliesi e lucane, per costruire l’offerta di pacchetti di percorsi al mercato sia autoctono, sia italiano, sia internazionale);

9) rivalorizzare antichi mestieri e vecchi saperi in un’ottica di salvaguardia e di promozione del patrimonio culturale e tradizionale e prevedere/istituire sistemi di “accreditamento”, ovvero marchi e certificazioni (per es. DOP) sia sula processo produttivo e filiera che sul prodotto finale (per es. orecchiette baresi, ceste in paglia, ceramiche….);

10) adibire location specifiche per lo sviluppare sviluppo/lavorazione, vendita e promozione le su indicate sia delle potenzialità lavorative che dei prodotti finiti,  ovvero prevedere il riuso e la riqualificazione di luoghi pubblici – di demanio comunale –  presenti nella città e attualmente non utilizzati e/o in disuso da considerarsi come  contenitori/incubatori culturali e artistici, secondo il modello del cd. cohousing sociale (vd. Spazio HUB c/o Fiera del Levante e come contenitori utilizzabili nelle politiche di sostegno alle disabilità e/o alla cittadinanza attiva.

Pur senza sottovalutare il problema e l’enorme impatto individuale e sociale del problema dell’alloggio, occorre pensare che un uso a fini artistici e ricreativi di questi grandi spazi collocati spesso al centro dei quartieri, produrrebbe un effetto diffuso sull’intero territorio, bonificandolo quando a rischio di degrado.Una maggiore vitalità di queste aree potrebbe generare un indotto in termini di altri servizi e quindi di ulteriore occupazione.

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