La riforma della Costituzione in atto

Comitati Dossetti
per la Costituzione

Il Presidente

Ai “veterani”, ai giuristi, ai militanti e agli amici dei
Comitati Dossetti per la Costituzione

Roma, 9 luglio 2014

Cari amici,
I Comitati Dossetti non hanno finora preso posizione sulla riforma della II parte della Costituzione che è in questi giorni in discussione al Senato; io stesso ho partecipato ieri a un seminario sulle “aporie della riforma costituzionale” presso la sede della Camera in Santa Maria in Aquiro, a titolo personale. Nel seminario, animato del resto da autorevoli giuristi molto legati ai Comitati Dossetti –  Gallo, Pace, Azzariti, Carlassare, Villone, Ferrara – si è fatta una critica molto severa della operazione in corso, sia riguardo alla sua stessa legittimita sostanziale in quanto utilizza un Parlamento risultato eletto, secondo la sentenza della Corte, in modo incostituzionale, sia riguardo al metodo e al merito delle scelte già fatte.
In effetti, se la riforma costituzionale fosse sincera, cioè avesse come suo vero scopo una migliore articolazione del bicameralismo nel nostro Paese, i Comitati Dossetti non avrebbero ragione  di prendere posizione in quanto tali. Diversi tipi di Senato e  anche un’opzione monocamerale sono compatibili con la democrazia costituzionale, alla cui difesa e sviluppo i Comitati Dossetti sono votati.
Tuttavia da moltissimi segni risulta, secondo il parere di molti, che la riforma costituzionale in corso non sia fatta secondo verità. Si fa finta di fare un’altra cosa – sveltire la democrazia – per sopprimere, con il Senato elettivo, quello che può essere ancora un baluardo per impedire in Italia non il regime di Renzi, che probabilmente non ci sarebbe, ma qualsiasi regime.
Noi abbiamo pertanto la responsabilità di una scelta. Se crediamo o fingiamo di credere che la riforma sotto dettatura di Renzi-Berlusconi sia opinabile ma sincera nelle sue ragioni e nei suoi obiettivi, come Comitati possiamo tacere, e ognuno personalmente farà l’opzione e la battaglia che crederà opportuno fare. Ma se pensiamo che la riforma-grimaldello del sistema da tempo perseguita, e dapprima tentata con la riforma berlusconiana della seconda parte della Costituzione bocciata dal referendum che noi abbiamo vinto, poi con la procedura alternativa all’art. 138 del governo Letta, che abbiamo ugualmente combattuto e sventato, sia ora per essere varata  grazie al ricatto che a condurla in porto sarebbe non una destra in declino ma un Democratico ascendente, dobbiamo identificare il pericolo e accettare la sfida.
In questo caso bisognerebbe difendere del Senato proprio quello che gli si vuole togliere: deve restare elettivo con voto universale e diretto, ma con una legge elettorale che non travisando  l’orientamento dei cittadini non produca risultati contraddittori per Camera e Senato; deve essere arricchito nelle sue funzioni di alta ispirazione e di garanzia e, anche se la sua fiducia al governo può essere presupposta e assorbita in quella data dalla Camera dei Deputati, deve mantenere un suo ruolo nella revocabilità di governi dannosi per il Paese; il livello minimo della democrazia consiste infatti nella non inamovibilità e insindacabilità di poteri che ledano gli interessi supremi del popolo; i governi non solo devono nascere in forme democratiche, ma devono restare democratici, e per questo il governo deve restare nel circuito della fiducia col Parlamento, e non solo con un mezzo Parlamento di comodo,  perchè l’unica alternativa a questo è l’insurrezione popolare.
In sintesi la battaglia che si dovrebbe fare è una battaglia che rovesci il simbolo negativo a cui è stato oggi ridotto il Senato: Senato non da buttare, con gli stessi motivi delle auto blu, ma da difendere come supremo (e forse ultimo) baluardo della libertà; Senato che non è il raddoppio o il duplicato di un Parlamento già sufficiente a se stesso, ma è la metà di un Parlamento  che non si può abolire tutto insieme e che intanto si comincia a distruggere per metà. È da almeno vent’anni che si cerca di demolire il sistema delle garanzie parlamentari, con l’attacco ai partiti, ai regolamenti parlamentari, alla politica, alla casta, e ora al Senato; anzi si potrebbe risalire al delitto Moro: fu allora che il Parlamento fu avvertito come il vero ostacolo alla perpetuità e immutabilità del potere vigente.
I Comitati Dossetti non avrebbero senso se non si persuadessero  dell’una o dell’altra verità dell’attuale riforma costituzionale e non agissero in conseguenza. Personalmente io vedo il pericolo che se l’attuale dirigenza democratica, cioè il segretario del PD, di cui è evidente la temerarietà con cui sfida i suoi avversari, venisse a cadere senza aver realizzato i suoi intenti, possa  avvalersi della legge elettorale congiunta alla riforma costituzionale – l’Italicum – che nell’unica Camera “politica” rimasta gli assicurerebbe non solo una maggioranza schiacciante ma anche il deserto degli oppositori in vario modo “decespugliati” e “sbarrati”all’ 8 per cento (un Aventino per decreto e volontà del potere), per presentare le tavole della salvezza: direbbe, vedete, volevo salvare l’Italia e l’Europa, e non me l’hanno permesso conservatori di varia natura  e “ribelli” del mio stesso partito; perciò ora datemi l’investitura per portare a termine l’opera della vostra salvezza.
In questo senso non ci sarebbe un pericolo immediato in questo primo Renzi; ma ci sarebbe un pericolo del secondo Renzi, e ancora di più del dopo-Renzi, quando saremo senza Senato elettivo e senza controllo sul governo, e avremo una legge elettorale contro il pluralismo, che fa passare solo due partiti, cioè due rotaie su cui può viaggiare un unico treno; legge elettorale che perciò va assolutamente bloccata. In effetti in questa fase si stanno solo smontando le difese, non si sta cambiando regime, per questo i democratici e tutto il mondo dei media ufficiali dormono sonni tranquilli. Non capiscono che al potere non è giunta la generazione di Telemaco, che compie e perfeziona l’opera dei padri. Renzi fa male a evocare fantasmi di miti e di tragedie antiche, che gli si rivoltano contro. Quella che vediamo all’opera è infatti la generazione di Edipo, che uccide il padre e si impossessa e porta al suicidio la madre. Il problema è che gli uccisi non sono D’Alema, Bersani o Letta, i padri uccisi sono il Senato della Repubblica, il costituzionalismo, il pluralismo politico, e la madre abusata e costretta al suicidio è la stessa Repubblica democratica e parlamentare.
Dispiace fare questi discorsi e ipotizzare questi sviluppi, ma la Costituzione è lì apposta perché ipotesi eversive della democrazia non possano essere nemmeno pensate. Il Senato elettivo e non ridotto all’impotenza e una legge elettorale che salvi i principi della rappresentanza e permetta il pluralismo, non “di tribuna” ma di vera dialettica politica sono, in questo momento, la Costituzione.
Vi sarei assai grato se mi faceste conoscere i vostri orientamenti e se ritenete che i Comitati Dossetti per la Costituzione possano scendere in questo agone, perchè possiamo prendere le determinazioni del caso.
Con i più cordiali saluti
Il Presidente
Raniero La Valle

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