Esito referendario: non solo a tutela dei valori e dei principi della nostra costituzione

Queste considerazioni sono strettamente personali e che pertanto non coinvolgono l’intera associazione in quanto in massima libertà ci sono stati sostenitori del si e del no.

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Come molti sanno ho sostenuto con forza le ragioni del No nel corso della campagna referendaria, ma ho aspettato la formazione del nuovo Governo prima di esprimere una mia considerazione sull’esito del voto. Volevo leggere infatti le diverse analisi, ascoltare le dichiarazioni dei rappresentanti politici e non e soprattutto vedere la soluzione che veniva data alle dimissioni preventivate di Renzi.

Innanzi tutto penso che il segnale pervenuto dal popolo italiano sia stato chiaro e indiscutibile: la bocciatura di una riforma costituzionale che sin dall’inizio per ammissione degli stessi promotori era apparsa imperfetta, illeggibile, contraddittoria, tutta disegnata intorno alla figura dell’uomo solo al comando.

Certamente non mi aspettavo un esito così eclatante. Per talemotivo sono convinto che da questo voto noi dobbiamo ripartire: dall’impegno profuso dai singoli cittadini, dai gruppi sociali, dalle

associazioni non partitiche che hanno voluto abbracciare una Costituzione, per dirla con Dossetti, “scritta all’indomani di una guerra fratricida con milioni di morti la cui fine ha portato il tramonto delle grandi culture europee, la trasformazione dei costumi di vita, fermenti di novità in campo religioso, la necessità non procrastinabile della ricostruzione economica e sociale nei rapporti interni delle singole nazioni e fra loro, la nascita di un nuovo concetto di solidarietà mettendo al bando la guerra”.

Abbiamo assistito subito dopo il voto da un lato alla rivendicazione in qualità di primi attori del NO da parte di forze e di esponenti politici, pronti ad affermare la loro azione attiva e fondamentale per la vittoria del ‘no’. Dall’altro abbiamo letto ed ascoltato esponenti del Sí ai vari livelli scaricare la scelta della bocciatura sulla visione di un popolo che ha solo voluto dire di no al capo del governo.

Che Renzi se la sia cercata questa batosta è fuori discussione: coerentemente si è dimesso da Presidente del Consiglio ma ha dichiarato che non si sarebbe ritirato dalla politica attiva, contraddicendo ancora una volta una sua formale dichiarazione in tal senso pronunciata peraltro nell’aula del Senato.

Di certo tra quelli che hanno votato ‘no’ c’è stata una componente di opposizione al governo, ma a mio avviso il fronte del NO ha raccolto anche chi ha espresso un voto consapevole del valore della nostra Costituzione, il più importante dei beni comuni da cui ripartire per una buona politica. Sono confortato in questa visione innanzi tutto dalla grande lezione di partecipazione democratica che ha saputo impartire il popolo italiano: nessuno si aspettava un’affluenza del quasi 70%; in secondo luogo dal fatto che non si è caduti nel “tranello” del quesito referendario che faceva nascere spontanea una risposta positiva; terzo, e non ultimo, il fatto che non si è lasciato catturare dalla massiccia campagna per il SÍ, che ha inondato tutti i media, con l’onnipresenza del Presidente del Consiglio. Questi messaggi hanno fallito e questo mi sembra un chiaro segnale di grande maturità.

Ma ci sono anche altri aspetti da mettere in evidenza: primo fra tutti, il voto giovanile. Secondo gli istituti di analisi il 68% delle associazioni non partitiche che hanno voluto abbracciare una Costituzione, per dirla con Dossetti, “scritta all’indomani di una guerra fratricida con milioni di morti la cui fine ha portato il tramonto delle grandi culture europee, la trasformazione dei costumi di vita, fermenti di novità in campo religioso, la necessità non procrastinabile della ricostruzione economica e sociale nei rapporti interni delle singole nazioni e fra loro, la nascita di un nuovo concetto di solidarietà mettendo al bando la guerra”.

Abbiamo assistito subito dopo il voto da un lato alla rivendicazione in qualità di primi attori del NO da parte di forze e di esponenti politici, pronti ad affermare la loro azione attiva e fondamentale per la vittoria del ‘no’. Dall’altro abbiamo letto ed ascoltato esponenti del Sí ai vari livelli scaricare la scelta della bocciatura sulla visione di un popolo che ha solo voluto dire di no al capo del governo.

Che Renzi se la sia cercata questa batosta è fuori discussione: coerentemente si è dimesso da Presidente del Consiglio ma ha dichiarato che non si sarebbe ritirato dalla politica attiva, contraddicendo ancora una volta una sua formale dichiarazione in tal senso pronunciata peraltro nell’aula del Senato.

Di certo tra quelli che hanno votato ‘no’ c’è stata una componente di opposizione al governo, ma a mio avviso il fronte del NO ha raccolto anche chi ha espresso un voto consapevole del valore della nostra Costituzione, il più importante dei beni comuni da cui ripartire per una buona politica. Sono confortato in questa visione innanzi tutto dalla grande lezione di partecipazione democratica che ha saputo impartire il popolo italiano: nessuno si aspettava un’affluenza del quasi 70%; in secondo luogo dal fatto che non si è caduti nel “tranello” del quesito referendario che faceva nascere spontanea una risposta positiva; terzo, e non ultimo, il fatto che non si è lasciato catturare dalla massiccia campagna per il SÍ, che ha inondato tutti i media, con l’onnipresenza del Presidente del Consiglio. Questi messaggi hanno fallito e questo mi sembra un chiaro segnale di grande maturità.

Ma ci sono anche altri aspetti da mettere in evidenza: primo fra tutti, il voto giovanile. Secondo gli istituti di analisi il 68% delle ragioni del Sí e su quelle del No. Ci sono stati tra di noi quelli del SÍ e quelli del NO, ma ognuno ha fatto la sua parte nell’informare.

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Bene, ora è tempo di ripartire, affrontando le tematiche che più ci stanno a cuore, prima fra tutte quella che riguarda la situazione complessiva del nostro Mezzogiorno e quella del lavoro.

Ci rivediamo presto – anche per scambiarci gli auguri – con il nostro modo di far politica al servizio della democrazia e della partecipazione.

Bari, 14 dicembre 2016                                                                                         Carlo Paolini

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