PRIORITÀ AL WELFARE

Nel 2017 lotta alla povertà

Decaro: priorità a welfare, case popolari e lavoro ai giovani”

Così sulla Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 8 gennaio 2016 un programma per il nuovo anno che non sembra lasciare dubbi sulla direzione di marcia che il sindaco vuole percorrere.

Un programma che fa ben sperare!

Si sono registrati infatti sempre più spesso in città episodi che minano il nostro sistema di welfare, compromettendo il senso di sicurezza e di appartenenza dei cittadini: dalle azioni dei baby-pistoleri che girano armati e pronti a sparare o ad aggredire coetanei e persone anziane, agli autori di rapine a mano armata e furti negli appartamenti.

Su un altro fronte, la storia infelice di persone e di famiglie, sempre più numerose, aggredite ogni giorno dalle difficoltà economiche, derivate anche dalla mancanza di un lavoro stabile. Per non parlare dell’emergenza dei senzatetto.

Tutte situazioni che ancora una volta (ma fino a quando?) pongono al centro del dibattito il tema della prevenzione: come impedire la formazione di una giovane classe criminale? E come riuscire a garantire un sistema di welfare che riesca a farsi carico delle vecchie e nuove povertà, migliorando la qualità della vita di tutti i cittadini?

Purtroppo sappiamo che i minori più disagiati sono una facile preda e una risorsa per il mondo della criminalità, che sa attirarli col miraggio del “facile guadagno” e l’obiettivo di diventare ‘qualcuno’, un facile punto di riferimento per i loro coetanei, che li vedono forti e sicuri sfrecciare per strade e piazze sui motorini o rendersi protagonisti di atti di bullismo. Tra l’altro, la cultura dell’a-legalità diffusa nel nostro territorio urbano favorisce il diffondersi di situazioni di illegalità anche in altri settori.

L’amministrazione ha ampliato le iniziative assistenziali e le strutture per le famiglie e i minori, ma esse da sole sembrano non essere mai sufficienti. Per questo ci ritroviamo ogni volta a chiederci quali siano le strategie di lungo periodo più efficaci per le categorie di persone più fragili ed esposte, migranti e Rom compresi. Si percepisce infatti la sensazione, sia a livello centrale che periferico, che gli interventi siano spesso frammentari e in taluni casi anche contradditori.

Di fronte alla devianza minorile assistiamo a soluzioni dettate soprattutto dall’emergenza e dal relativo senso di pericolo, che si trasmette alla cittadinanza e fra i giovani.


Il minore che delinque viene considerato non già come un cittadino con i suoi diritti e doveri, in grado di diventare parte attiva nella soluzione dei problemi che attraversano la sua comunità territoriale, ma soprattutto come autore di comportamenti devianti, suscettibili di repressione. L’azione repressiva non può mancare, ma essa da sola non riuscirà quasi mai, a mio avviso, ad allontanare i minori più fragili e disagiati da quel mondo criminale che sa come “valorizzarli”…

Far uscire definitivamente tanti ragazzi da quei contesti malati significa individuare le leve giuste per aiutarli a vivere la città – tutta la città – sentendosi parte di essa, attraverso azioni non sporadiche di sostegno anche al loro contesto familiare e scolastico, attraverso percorsi non brevi di vera educazione alla legalità, non ridotti a un programmino rituale che si ripete periodicamente nei momenti di maggiore emergenza.

Caro Sindaco,

lei sa bene che Bari ha uno Statuto comunale che riserva un’attenzione particolare proprio al mondo giovanile: in esso si afferma infatti che i cittadini residenti, non ancora elettori e che abbiano compiuto il 16° anno di età, sono titolari del diritto di partecipazione (art.35), prevede l’istituzione a) del Consiglio comunale dei Ragazzi al fine di coinvolgere i giovani nella vita delle Istituzioni, promuovendo una rinnovata coscienza civica (art.39) e b) l’istituzione della Consulta giovanile (art.40). Le ricordo anche l’art.44 che istituisce l’ufficio del Tutore civico per la tutela dei diritti dell’Infanzia il cui Regolamento, su mia proposta, fu approvato dal Consiglio comunale l’8 aprile del 2014, con il parere favorevole della Garante regionale dei diritti dei minori.

Questa figura, sottovalutata ancora da molti, rappresenta l’anello di congiunzione indispensabile tra l’assessorato al Welfare, le associazioni, le parrocchie e i vari mondi attraversati dai minori della nostra città, soprattutto nelle periferie. Non si comprendono i motivi per cui si tarda ad attuare quanto stabilito dal nostro Statuto, visto che il governo Monti soppresse a livello locale soltanto la figura del Difensore Civico comunale.

La partecipazione attiva e consapevole dei minori e delle loro famiglie, con le scuole e le altre realtà di vita, può rappresentare davvero una svolta per attuare politiche costanti ed efficaci di prevenzione, prima ancora di quelle basate soltanto sulle azioni repressive, pur indispensabili, e quelle assistenziali: soprattutto aiuta tutti ad essere e a sentirsi meno sudditi di fronte al mondo dell’illegalità diffusa nel territorio e più cittadini nel senso pieno della parola.

Quanto ai senza fissa dimora, è giusto aumentare i posti letto nei dormitori, quando arriva un’emergenza. Io però, pur essendo stato con la Commissione politiche sociali del Comune, di cui sono stato Presidente per ben due consiliature, il promotore della nascita dei primi dormitori pubblici, sono convinto che sia giunto ormai il tempo di superare questa realtà, come già avviene in altre città metropolitane (in Italia, a Bologna per esempio), che stanno abbandonando la logica dei dormitori pubblici a favore dell’Housing first, per risolvere radicalmente il problema dei senzatetto.

L’obiettivo è quello di poter assegnare in futuro ad ognuno di queste persone un’abitazione; infatti Housing first significa “la casa innanzitutto”: un percorso che tende ad eliminare gradualmente la permanenza in strutture come i dormitori e, laddove è stato realizzato, il social housing.

L’ingresso in un’abitazione – insieme con altri senzatetto – diventa il punto di partenza per un’azione di re-inclusione sociale, in cui con la garanzia del Comune e delle Associazioni è il soggetto stesso a partecipare alle spese, grazie al reddito di cittadinanza o ai programmi di avviamento al lavoro. 
Intanto, in attesa che maturi quest’idea innovativa ma concreta e che si possa ragionare insieme sulle azioni di politica amministrativa da mettere in atto, rilancio ancora una volta una proposta avanzata alcuni anni fa: per prevenire la morte in strada e altre situazioni di estremo disagio, perché non attrezzare un mezzo automobilistico con personale qualificato a bordo che, girando senza sosta nei luoghi dove solitamente sostano i senza fissa dimora, possa intercettare – anche su segnalazione dei cittadini – chi vive per strada notte e giorno, per convincerlo ad accettare un sostegno e l’ingresso in una struttura adeguata, anche in base alla patologia riscontrata, alcolisti compresi?

Si tratta semplicemente di ampliare l’azione del Pronto Intervento Sociale già in essere.

La politica non può né deve abbandonare il ruolo che le spetta per dovere, lasciando il peso e la responsabilità di problemi così complessi all’impegno dei volontari: si dia maggiore slancio al decentramento, in modo che anche i Municipi siano più autonomi e messi quindi nelle condizioni di fare la loro parte, senza alibi!

E per concludere, propongo anche di riattivare la residenza virtuale “via Città di Bari”, assumendo contro i furbi tutte le precauzioni possibili, in modo da garantire ai senzatetto l’indispensabile assistenza sanitaria e si realizzi (anche questa è già stata una mia proposta in passato) un Albo sempre aggiornato che registri i senza fissa dimora permanenti o provvisori in città, per avere un quadro chiaro e completo del fenomeno, tale da poter intervenire con politiche adeguate e flessibili durante tutte le stagioni dell’anno.

Caro Sindaco Decaro, grazie del suo impegno, ma cerchi di stimolare maggiormente anche i componenti della sua Giunta e le diverse categorie professionali ad accompagnarla con maggiore partecipazione, coraggio e capacità di innovazione lungo la strada che sta percorrendo, perché Bari diventi veramente, e non solo a parole, una “capitale del Mediterraneo”, senza deludere però comitati, associazioni e cittadini attivamente impegnati, com’è recentemente avvenuto con l’abbattimento non concordato di ben 55 pini, in una città come la nostra perennemente affamata di verde pubblico!

Buon anno 2017 e buon lavoro!

Bari, 8 gennaio 2017

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