RAPPORTI TRA ISTITUZIONI TERRITORIO E MINORI

Resoconto dell’incontro con il direttore dell’Opera salesiana Redentore di Bari don Francesco Preite
Bari, Officina degli Esordi – martedì 31 ottobre 2017

L’incontro con don Francesco Preite – introduce Carlo Paolini – è il primo di un percorso di conoscenza della realtà cittadina, attraverso il racconto di persone qualificate impegnate nei loro territori per migliorare la qualità di vita soprattutto dei minori più fragili e delle loro famiglie.
Senza sprecare molte parole, Carlo chiede a bruciapelo a don Francesco perché una Tv locale lo ha definito “prete-coraggio”…

Don Francesco sorridendo introduce il suo “racconto” fornendoci un quadro necessariamente sintetico delle caratteristiche del Libertà, in cui si trova l’Opera salesiana Redentore, un quadro che presenta come sappiamo molte criticità (come ad esempio l’alto numero di persone agli arresti domiciliari), ma anche molte risorse, soprattutto la presenza numerosa di ragazzi e di giovani, è un quartiere ad alta densità abitativa in cui vivono molte persone anziane e dove si sono insediate molte persone immigrate, che stanno gradualmente modificando l’identità e la realtà complessiva del quartiere. Tra i problemi accennati anche le difficoltà attuali della scuola don Bosco, che rischia la chiusura, una situazione che aggraverebbe la condizione dei bambini e dei ragazzi; di questo problema ne parlerà nel prossimo incontro la presidente del Consiglio di Istituto, la dr.ssa Terry Marinuzzi, molto impegnata anche lei nel territorio del I Municipio.

Tra le zone di Bari, il quartiere Libertà, a suo e anche a nostro avviso, è quello che avrebbe bisogno attualmente di maggiore attenzione da parte dell’amministrazione comunale, in parole più chiare – egli afferma – è giusto fare investimenti maggiori dove maggiori sono le criticità, le marginalità e le difficoltà oggettive degli abitanti. In realtà però ci troviamo di fronte alla programmazione di una serie di interventi anche importanti, ma ciò che manca è una visione ampia di come attuare le politiche sociali per incidere fortemente soprattutto sulla prevenzione e non solo sull’assistenza; non basta – egli afferma – riqualificare le periferie, che pure vanno migliorate, ma bisogna poi farle vivere, altrimenti capita spesso che piazze e  luoghi pubblici della città, dopo la riqualificazione, abbandonati a se stessi, vengano vandalizzati, deturpati e/o occupati da esponenti della malavita per attività di spaccio di stupefacenti o di controllo del territorio.

Sappiamo tutti che l’Opera salesiana è da sempre attiva, ma oggi molto di più, nel facilitare l’aggregazione dei bambini e dei giovani, attraverso molteplici attività, dal sostegno scolastico alle diverse attività sportive (calcio, pallavolo, basket, ping-pong, ecc.), ludico-formative (teatro, danza, cinema, gite e feste) fino a quelle musicali, come ad esempio il Social Pub “Lupi & Agnelli”, nato anche – come il B&B – con l’obiettivo di offrire opportunità non solo di aggregazione, ma anche di inserimento ed accompagnamento socio-lavorativo, in un contesto di forte disoccupazione giovanile: parliamo di ben 400 ragazzi e delle loro famiglie che vengono coinvolte periodicamente (esiste infatti anche il Centro di Ascolto per Famiglie e un altro per i Minori). Il Centro di Formazione Professionale cura la formazione in alcuni settori-chiave in cui si sta evolvendo il mercato del lavoro, anche se don Francesco ci ricorda che al Nord essa funziona meglio, grazie all’investimento delle aziende e degli Enti Locali; oggi il mercato è orientato soprattutto verso determinati settori, come la Logistica, il trasporto su gomma e i servizi alla persona, anche se a Bari esistono industrie nel settore meccanico, che richiede però manodopera più qualificata.

Sono indicative per noi le informazioni che possiamo leggere sia sul sito web che sulla pagina Fb del “Redentore Salesiani Bari” per capire a fondo il senso di tutto il loro impegno nel territorio: la prevenzione innanzi tutto, che si realizza
a) stando tra i giovani e condividendo la loro vita,
b) guardando con simpatia il loro mondo e attenti alle loro vere esigenze e valori;
c) con l’accoglienza incondizionata e il dialogo continuo,
d) lo sviluppo di esperienze positive in ambiente ricco di relazioni personali,
e) nella giusta promozione dell’istruzione e della scolarità,
f) nella promozione della legalità e della giustizia,
g) attraverso la cooperazione educativa e il lavoro di rete.

È importante fornire prospettive ai bambini, ai ragazzi e ai giovani; se queste mancano, essi da risorsa si trasformano in problema. E infatti, vediamo spesso per la strada proprio i minori sfruttati come pedine per lo spaccio o per “fare i pali” agli adulti che delinquono. Purtroppo – e non solo a causa della crisi economica – la tenuta sociale del quartiere Libertà è peggiorata negli ultimi cinque anni: dilaga la paura e l’omertà, per questo diventa fondamentale attivare al più presto percorsi di legalità. Solo attivando processi culturali infatti si possono aiutare le persone a sperare e dare loro un futuro. Per questo la riqualificazione urbana recentemente proposta dal sindaco Decaro deve necessariamente essere accompagnata da quella sociale, come ad esempio la scuola. Non quindi assistenza, ma investimenti sui ragazzi e le loro famiglie, perché l’assistenza finisce, mentre ciò che serve è rendere autonomi i ragazzi e i giovani.

Sul “racconto” di don Francesco Preite, si è aperta una riflessione ad alta voce di molti presenti sull’arretramento culturale che sta vivendo oggi tutta la nostra società (sono parole di Maria Celeste Nardini), in cui noi adulti rivestiamo il ruolo di imputati, non essendo stati in grado di avere e di trasmettere un’idea di come si costruisce una comunità e il malessere che vediamo dilagare proprio tra i giovani – e non solo – fa comprendere la gravità della situazione.

La questione del welfare al Libertà – secondo Leonardo Scorza – va inquadrata in un contesto che parte da una desertificazione delle pratiche del Decentramento amministrativo, affossato definitivamente dal sindaco Decaro. Infatti dopo la diffida sul Bilancio 2016 alla Corte dei Conti (di cui sapremo fra qualche anno), nel 2017 sul piano formale le cose sono state appianate nel civico Bilancio, ma sul piano sostanziale registriamo un encefalogramma piatto dai Municipi (che in realtà nei confronti degli eletti svolgono essi stessi la funzione di welfare con gli emolumenti di circa 550 euro netti al mese). Il Bilancio partecipato – continua Leonardo – non è stato mai affrontato da parte dei Municipi e chi si è cimentato lo ha fatto in modo insipiente (con convocazioni di riunioni al Municipio alle ore 15.00 di un assolato mese di luglio).

Si auspica quindi uno scatto di orgoglio da parte del personale politico che possa porre in modo vertenziale:

1) Il rispetto della presenza di 1 Assistente sociale ogni 5000 abitanti;

2) La biblioteca emeroteca di municipio;

3) La consulta dei minori formata da Dirigenti scolastici, assistenti sociali, associazioni no profit, e consiglieri circoscrizionali sul modello realizzato nella ex VI Circoscrizione, che abbia lo scopo di utilizzare al meglio le risorse del Bilancio Municipale, concentrando gli interventi sui minori con progetti di tipo sportivo, culturale, sulla legalità, lo psicologo a scuola, il sostegno extrascolastico, l’attivazione di un centro anziani con interscambio con l’attività coi minori, ecc. come realizzato nella ex VI Circoscrizione;

4) La programmazione di attività diffuse che portino alla realizzazione dal basso del Bilancio partecipato (già fatto nella ex VI circoscrizione) che programmi gli interventi di tipo strutturale (LL.PP.), culturale, sportivo, e di sostegno sociale;

5) In collaborazione con la Città metropolitana, e le scuole l’attivazione di tirocini formativi rivolti a chi ha abbandonato prematuramente gli studi.

Se tutto questo si avvierà, avrà un senso sostenere  i costi  dei Municipi che globalmente costano al Comune di Bari circa 1.300.000 €/anno.

Viene puntato il dito quindi in particolare sul fallimento del decentramento amministrativo e sulle carenze dei servizi sociali (in particolare sul ruolo e il numero degli assistenti sociali), per cui è diventato urgente recuperare dati concreti e raccordarsi con altre associazioni per far partire dal basso una richiesta forte all’amministrazione comunale di un concorso per nuovi assistenti sociali ed educatori di strada, come da tempo si fa a Napoli, cercando di impegnarci scegliendo una parte di territorio (“segnando un perimetro, perché non possiamo salvare il mondo” dice Maria Celeste) per mettere insieme chi in esso ci lavora e s’impegna.

La realtà infatti vede la presenza di molte associazioni impegnate nel sociale, ma le attività svolte, pur numerose, sono scoordinate tra loro, come fa notare Alessandro Montecalvo, che ricorda iniziative sporadiche e fini a sé stesse nell’ambito del quartiere (l’apertura di una sola serata della ex-Manifattura dei Tabacchi) e chiedendosi cosa fa per il quartiere il progetto di “Porta Futuro”.
Siamo di fronte, fanno notare alcuni presenti, ad iniziative e azioni che “fanno immagine”, quasi sempre autoreferenziali.

In conclusione, la proposta concreta è quella di fare una mappatura del quartiere, chiederci che cosa ci spaventa di più e che cosa possiamo fare noi, non da soli ma in rete e con le Istituzioni.
“Senza le Istituzioni, è la conclusione di don Francesco Preite, non si fa storia”.

Il saluto finale di Carlo Paolini, che ha ringraziato don Francesco per la sua disponibilità, è stata una promessa: quella di continuare il nostro percorso di conoscenza della realtà sociale del quartiere Libertà nell’ambito del I Municipio, dandoci appuntamento a breve termine per un’iniziativa pubblica (come potrebbe essere la convocazione di una Conferenza cittadina).

« Torna indietro