RAPPORTO TRA SCUOLA ISTITUZIONI E MINORI

Resoconto dell’incontro con Terry Marinuzzi,presidente dell’Istituto comprensivo “Don Bosco”, che comprende anche la scuola “Marconi” di San Cataldo.
Officina degli Esordi – mercoledì 15 novembre 2017

L’incontro con Terry Marinuzzi, una figura di donna colta e fortemente impegnata, è stato molto intenso e ricco di suggestioni.
Dopo una sintetica presentazione di Carlo Paolini del percorso che l’Arca ha intrapreso quest’anno, Terry Marinuzzi si è brevemente presentata, ricordando i suoi tempi universitari, quando studiava filosofia, recitava come attrice teatrale, suonava il pianoforte e sentiva di avere una mission: cambiare il mondo attraverso la bellezza, chiamata a vivere lo spazio pubblico e ad esserci da protagonista. Nel suo caso, per esempio, la scelta di vivere nel quartiere di san Cataldo – non solo per la “vista mare” – ma per dare il suo contributo di madre e di cittadina attiva alla comunità territoriale, partendo dalla scuola.
“Guardare la città – ha esordito – attraverso lo sguardo dei bambini, e soprattutto di quelli meno fortunati, ci permette di vederla nella sua luce più cruda”. Questo è stato il filo conduttore della sua “conversazione” appassionata e davvero ricca di spunti di riflessione.

Il rapporto tra la Scuola e il Territorio con le sue Istituzioni infatti è piuttosto complesso, poiché vede in campo diversi attori e diverse responsabilità: “Noi tutti – ci ha richiamati – siamo coinvolti e corresponsabili in quello che succede intorno a noi”. Attraverso la visione di alcune slide ha illustrato nei dettagli la relazione fra Ambiente e Territorio, che si fa Dialettica virtuosa quando avvengono trasformazioni per migliorare la qualità della vita. Cioè quando:
a) nell’ambiente che ci circonda, fra paesaggio, natura e storia, spazi aperti e spazi chiusi, si individuano limiti e allo stesso tempo si rintracciano opportunità;
b) il Territorio diventa espressione di quanto i cittadini-abitanti cercano di modificare con azioni e progetti il contesto, tentando di superare i limiti oggettivi e valorizzando nuove opportunità, che emergono nella Relazione con le/gli altre/i.

Nella dialettica tra Ambiente e Territorio, i luoghi  che “producono” istruzione si trasformano in:

  1. Depositi di civiltà / Memoria storica
  2. Laboratori di innovazione (in merito soprattutto a pratiche relazionali e metodi
  3. Agenzie educative permanenti
  4. Presìdi di legalità.

Quindi è in questa ottica che la scuola svolge un ruolo strategico, un ruolo-chiave quando, attraverso la propria funzione pedagogica, svolge un’azione culturale sul territorio, promuovendo un’autentica cultura della partecipazione, che genera “sentimento di cittadinanza”.
Spesso infatti di fronte alle difficoltà o alla presenza di risorse abbandonate nelle scuole, che sono luoghi pubblici, non ci si chiede di chi sia la vera responsabilità, ma si tende semplificando ad attribuirla “al Comune”, chiudendo ogni altra strada alle domande da farsi per recuperarle e riattivarle.
Gli esempi portati sono stati illuminanti: in abbandono due lavagne interattive (LIM) e il giardino interno alla scuola, in un quartiere totalmente privo di spazi verdi e sociali; il percorso compiuto con i genitori-cittadini – illustrato nei dettagli con una slide che fa risalire la prima formazione di un’associazione di residenti al 2013 nel contrastare efficacemente l’apertura di una grande sala slot a soli 100 mt dalla scuola – ha portato successivamente a recuperare e a installare le due LIM in due aule e a riconquistare il giardino della scuola, a riappropriarsene come luogo di socializzazione per bambini e genitori, ma anche per gli insegnanti che ora lo utilizzano per le lezioni all’aperto. Il “giardino condiviso” della scuola primaria “Marconi”, la scuola del Faro, è dunque un esempio di dialettica virtuosa fra Ambiente, Scuola e Territorio. Infatti, la mobilitazione di tutta la comunità del quartiere è nata dalla consapevolezza di vivere in un territorio privo di un’adeguata infrastrutturazione sociale, dell’assenza di un giardino/piazza pubblica e della scarsa partecipazione dei cittadini.
La consapevolezza dei limiti (l’abbandono di un luogo, il pericolo per la sicurezza e la difficoltà di manutenzione da parte delle Istituzioni scolastiche e cittadine) li ha spinti prima ad una denuncia e poi ad un’azione propositiva, per le opportunità che l’apertura del giardino interscolastico presentava: un’area di 500 mq circa, già delimitata da muri perimetrali e cancelli, dotata di impianto di illuminazione e di videosorveglianza, di un patrimonio naturale di ben 16 alberi secolari tra pini ed eucalipti, con accesso diretto dal giardino alla biblioteca scolastica. La comunità territoriale diventa tale quando si fa nascere tra la gente l’interesse e la solidarietà per raggiungere obiettivi concreti, che vanno poi a beneficio di tutti.
La scuola quindi come “esperienza generativa di cittadinanza” che promuove la conoscenza dei luoghi, la relazione con essi e l’appartenenza ai luoghi stessi, cioè ai contesti in cui si vive, così che i cittadini possano abitare i luoghi e prendersene cura.

In questo modo il territorio si accorge (“si deve accorgere”) della scuola, che a sua volta raccoglie e promuove i bisogni del territorio stesso, come – per fare un altro esempio – la diversa situazione dei bambini nelle scuole di tanti quartieri come quello di san Cataldo o del Libertà che vede la presenza di classi sbilanciate tra alunni che hanno in primis bisogni educativi, altri invece soprattutto bisogni didattici, altri ancora affettivi, ecc.
Dopo la visione del trailer interessante di un film presente su YouTube (“Una scuola per Malia”), una riflessione e l’idea della necessità di attivare all’interno delle scuole (e non in luoghi da esse separati) dei Percorsi di Tutoraggio della Genitorialità, uno “sportello” anche di volontari per genitori spesso giovanissimi e impreparati, con molti figli, che spesso hanno bisogno di capire un avviso o avere un riferimento nel loro rapporto con la scuola e gli insegnanti; una modalità progettuale che può avvicinare le nuove generazioni di genitori e poi farsi portavoce dei loro bisogni nell’incontro con le Istituzioni (Municipio, Assessorato) nel chiedere ad esempio all’amministrazione di accollarsi l’onere della presenza di educatori che affianchino bambini e insegnanti.
La scuola dell’infanzia è quella sulla quale puntare, afferma Terry Marinuzzi, come si fa nelle scuole del Nord-Europa, in modo da prevenire disagi e disuguaglianze, che più tardi diventano sempre più difficili da colmare.
Durante il dibattitto che ne è seguito, ci si è posti tra l’altro la domanda se e quali controlli vengano fatti sui Centri-Famiglia oggi esistenti nel territorio dei diversi quartieri e sulle associazioni a cui essi vengono affidati e la necessità urgente di avere una mappa di tutti i bisogni dei bambini e delle loro famiglie in difficoltà.

 

 

 

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