La condizione giovanile a Bari: analisi e prospettive

Resoconto dell’incontro con Leonardo Palmisano
Officina degli Esordi Bari – Martedì 5 dicembre 2017 ore 18.00 – 20.00

La condizione giovanile a Bari: analisi e prospettive

L’incontro, focalizzato sul mondo variegato e complesso degli adolescenti, gli studenti, cioè quelli che frequentano le scuole superiori e l’università, e chi desidera (o meglio tenta) di accedere al mondo del lavoro, inizia da una domanda di Carlo Paolini: Perché i giovani emigrano dal sud ma ora anche dal nord Italia verso l’estero?

Purtroppo – esordisce Leo Palmisano – non esiste attualmente una sola regione italiana (ma il problema è anche europeo) che possa fare da modello (e quindi da traino per tutte le altre) per capire quali direzioni prende il mondo della politica per spingere il Paese verso uno sviluppo economico tale da far ripartire realmente l’economia e di fermare quindi la grave emorragia di giovani, dal Sud verso il Nord Italia, ma anche e soprattutto dalle regioni settentrionali verso i Paesi europei: parliamo dei giovani “transfrontalieri”, che sono quelli che più facilmente partono, anche perché le università settentrionali hanno rapporti continui di collaborazione le università degli altri Stati europei.     (Vedere alcuni dati forniti da Lino Patruno al termine del resoconto)

  • Un quarto dei giovani millennials (termine con cui si indica la generazione dei giovani americani del nuovo millennio, cioè di tutti coloro che sono nati tra il 1980 e i primi anni del 2000, la più grande generazione interconnessa al mondo) sono già predisposti per uno spostamento verso quello che chiamiamo il mondo globale; sono giovani nati nel mondo della comunicazione globale, dove tutto è connesso e relazionato; infatti non è difficile sentir dire da loro “Vado a Londra a fare il cameriere per imparare l’inglese”.
    Sono giovani digitali che non leggono i giornali (cartacei), guardano
  • pochissima Tv ma trascorrono molto tempo su internet, dove guardano film e usano servizi di vario tipo (AirBnb, Bla Bla Car, ecc.), amano girare più in bicicletta e con i mezzi pubblici (dove funzionano) più che in auto, sono globali ma non amano le multinazionali e guardano con scetticismo o indifferenza a tutto ciò che fa parte, secondo loro, del vecchio mondo. Comunicano prevalentemente attraverso i social (tweet, commenti, recensioni) e condividono post su ambiente, diritti umani, libertà di pensiero, scambiando tra loro conoscenze ed esperienze. Questo quadro è naturalmente generale e subisce cambiamenti a seconda delle caratteristiche dei diversi territori: in Italia per esempio i giovani sono figli della crisi di un Paese da cui partono per necessità o per esperienza, oppure spesso rimangono ma con il segreto desiderio di poter un giorno andare via.
  • E allora, per tornare alla Puglia, e in particolare a Bari, la situazione è tale che dovremmo capovolgere la domanda iniziale: Perché i giovani più qualificati o più dotati di spirito di iniziativa vanno via? In realtà dovremmo chiederci: Perché questi giovani dovrebbero rimanere? Che cosa offre loro il nostro territorio, quali stimoli e prospettive hanno davanti a loro?
  • Se esaminiamo la città con i suoi quartieri, ci rendiamo conto che Bari ha bisogno di un mix sociale che non si riesce a realizzare, anche perché non si fanno rilievi seri sui bisogni sociali reali.  Passando in rapida rassegna le piazze, partendo dal quartiere Murat, quello più centrale, che si sta via via spopolando, vediamo che nessun luogo ha più una sua identità urbana, com’era invece un tempo: piazza Moro è oggi ridotta ad essere un capolinea di autobus, un luogo di spaccio e di altre trame, la meta dei senza fissa dimora e un viavai di pendolari; ma anche piazza Umberto non ha più di fatto una funzione aggregativa, mentre piazza Cesare Battisti si salva almeno di giorno per la presenza degli studenti universitari. I luoghi di aggregazione di Bari, luoghi dove un tempo c’era intercultura, si sono nel tempo progressivamente svuotati e sono stati occupati da altri; lo spazio pubblico viene di volta in volta appaltato e privatizzato da “pezzi” della borghesia cittadina (pensiamo ad esempio al rifacimento di un piccolo spazio pubblico da parte di un gruppo bancario locale); gli stessi giovani si riuniscono tra loro secondo schemi divisivi.  Un dato che deve farci riflettere e allarmare è che Bari (città meridionale) è la seconda città in Italia per decremento della natalità, subito dopo Trieste: manca un articolato sistema di servizi, nonostante essi siano stati finanziati, si chiudono (e non si capisce bene il motivo) i centri diurni e i ragazzi – soprattutto quelli di alcuni quartieri come Bari vecchia – ritornano nelle braccia dei clan.
  • Altra riflessione da approfondire: il precariato nei sistemi di welfare cittadino produce esclusione sociale, nonostante la massa dei finanziamenti ed è la criminalità che via via occupa questo spazio, producendo lavoro e welfare.
  • È questo groviglio di problemi che spinge i giovani a desiderare di andar via: con un alto tasso di invivibilità soprattutto a Bari città, mentre in provincia esiste ancora una rete sociale e anche ovviamente un maggior controllo sociale, il capoluogo regionale non è più attrattivo come in passato, non è più una città commerciale e stenta a trovare una sua nuova identità, anche dal punto di vista culturale. Qualche intervento mette in luce anche il deficit della categoria imprenditoriale, che non ha un quadro di certezze e non brilla certo per lungimiranza; i nostri imprenditori sono restii ad investire in innovazione e rispondono in modo carente alle sollecitazioni che talvolta provengono dal mondo della politica.
  • La conclusione amara dell’incontro è che attualmente risulta difficile intravedere a breve scadenza delle prospettive di rinascita di una comunità urbana e regionale, che sia in grado di fissare linee concrete e quindi realizzabili di sviluppo – non solo economico – per le generazioni più giovani.

 

Qualche informazione (aggiuntiva) da un editoriale di Lino Patruno, ex-direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, pubblicato anche su Fb il 16 dicembre 2017:

Duecentomila laureati andati via dal Sud negli ultimi 10-15 anni. Lo svuotamento di una città come Taranto. Seimila all’anno dalla Puglia. E attualmente sono almeno 150 mila gli studenti siciliani, calabresi, campani, lucani e appunto pugliesi iscritti a università o istituti fuori dalla loro regione. Con un record di Bari, che pure ha una fra le maggiori università del Sud. Diciamolo: un impressionante esodo di massa. Ma non una novità, visto che dal Sud si emigra regolarmente da 156 anni, dramma che continua senza soluzione”.

Sono partenze che sempre secondo Lino Patruno “esprimono una condanna contro questo Sud che non cambia mai. Che se li cresce a sue spese, che spende per loro anche quando vanno via per mantenerli e li regala agli altri. Che perde le loro intelligenze, la futura classe dirigente. Ma perde anche l’unica energia che potrebbe tentare di reagire alla sudditanza, di spingere al cambiamento…”.

“Ora (finalmente) di emigrazione si comincia a parlare. Ma perché i giovani cominciano a dire addio all’Italia anche dal Nord, e allora diventa un problema. Oltre 100 mila l’anno scorso (un 25 per cento dal Sud), con 50 mila italiani che hanno preso residenza all’estero (e il 40 per cento fra i 18 e i 34 anni)”.
Sono numeri impressionanti che dovrebbero aiutarci a non farci distrarre da argomenti pretestuosi durante la campagna elettorale, già iniziata, per le prossime elezioni politiche.

 

A cura di Maria Cristina Rinaldi
maricri.rnld@gmail.com

 

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