La storia sul degrado del Palazzo di Giustizia di Bari

contributo dell’ing. Raffaele Coniglio

“Il 24/1/2018 è stato sottoscritto dal Sindaco di Bari , dai rappresentanti dei ministeri interessati e dai capi degli uffici giudiziari di Bari il “Protocollo di intesa per la realizzazione del Polo della giustizia di Bari presso l’area occupata dalle caserme dismesse Capozzi e Milano ” . Il fatto è stato commentato positivamente, tra gli altri, dal procuratore generale, che, riferendosi alle condizioni di agibilità per gli operatori e per gli utenti delle sedi attuali degli uffici giudiziari, ha dichiarato : “… per 30 anni, da quando lavoro in quelle strutture, ho avuto vergogna tutte le volte che incontravo i testimoni, le persone che si rivolgevano alla giustizia per un ricorso o per un divorzio: mancavano privacy e decoro. Era necessario che finalmente lo Stato desse una risposta seria e concreta…”.

Il ritardo trentennale, giustamente denunciato, è però riconducibile a responsabilità non solo del Comune e dei Ministeri competenti ma anche, e non marginalmente, dei vertici della magistratura barese succedutisi dal 1989 in poi, quando fu adottato il progetto, denominato “Polo della Giustizia al Quartiere Libertà”, che prevede l’ampliamento delle sedi con la costruzione di un secondo palazzo di giustizia sul prolungamento di corso Mazzini angolo via Brigata Regina. Il progetto “definitivo generale rielaborato”, costato € 6 milioni alle casse comunali, fu approvato dalla Commissione di manutenzione il 2/3/2000 e il 1°/6/2000 successivo ne fu approvato lo stralcio, esaminato dal Provveditorato OO.PP. con parere favorevole e finanziato per 18 milioni euro dal Ministero ; il quale però tardò ad approvarlo, nonostante la sollecitazione del Sindaco in data 26/3/2001.

Un anno dopo il progetto veniva accantonato dalla Commissione di manutenzione, che l’11/2/2002 esprimeva invece parere favorevole sul progetto di sede unica degli uffici , altrimenti detto Cittadella della Giustizia, ubicata nella zona dello stadio San Nicola , presentato dall’impresa Pizzarotti alla Corte di Appello quattro giorni prima. Sappiamo che il relativo procedimento amministrativo s’è concluso con la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 10/7/2014, che ne ha dichiarato la illegittimità, e la consecutiva sentenza del Consiglio di Stato 11/2016, contro cui nulla ha potuto il ricorso di Pizzarotti in Cassazione (sentenza 19/09/2017).

Il fatto è che, intanto, dal 2002, nell’aspettativa della Cittadella, sono stati bloccati i lavori di manutenzione straordinaria e di adeguamento normativa del Palazzo di Giustizia di piazza De Nicola. A seguito delle proteste dei dipendenti, il Provveditorato OO.PP. nel 2008 conferì l’incarico del progetto esecutivo dei lavori di adeguamento degli impianti e dell’immobile, riesumando l’incarico del 1994 rimasto inevaso per mancanza di fondi; il progetto di € 5.024.836,00 fu approvato dalla Commissione di manutenzione e finanziato dal Ministero di Grazia e Giustizia. Il Provveditorato OO.PP. indisse la gara con bando del 7/11/2008 e scadenza il 12/12/2008. Ma a fine ottobre 2009 i lavori non avevano avuto ancora inizio e anzi con decreto n.413 del 7/7/2010 il Provveditorato OO.PP.  disponeva l’autoannullamento della gara. Ovvio ricorso dell’impresa aggiudicataria al TAR, che con sentenza del 22/6/2011 lo accoglieva, esprimendo un severo giudizio sulla pretestuosità della motivazione del decreto fornita proprio dalla Commissione di manutenzione. L’appello dei ministeri della giustizia e delle infrastrutture fu rigettato dal Consiglio di Stato con sentenza del 6/3/2012 .

A tutt’oggi i lavori non hanno avuto ancora inizio, benchè risulti un ulteriore finanziamento ministeriale di oltre cinque milioni. Logico che le condizioni dell’immobile si siano venute ulteriormente aggravando in tutti questi anni, incidendo negativamente sulla sicurezza e sul decoro delle attività .

Le aspettative connesse alla realizzazione della Cittadella, inoltre, hanno influito negativamente anche sulle condizioni d’uso e fruibilità dell’altro edificio sede di uffici giudizari, sito in via Nazariantz . Tale edificio fu assunto in locazione con la delibera della Giunta Municipale n. 1584 del 13/11/1998, sempre su proposta della Commissione di manutenzione tra diverse soluzioni di immobili per la sua vicinanza sia al Palazzo di Giustizia di piazza De Nicola che al progettato secondo Palazzo di Giustizia, tant’è che l’allora presidente della corte di appello ne propose addirittura l’acquisto. La sua destinazione anche ad aule di giustizia, con l’intasamento e l’appesantimento che ne son derivati, fu deciso solo successivamente dai capi degli uffici. E il pedissequo provvedimento comunale è stato dichiarato esso pure illegittimo dal Tar con una sentenza, contro la quale il Comune ha proposto da anni l’appello senza però chiederne la discussione in Consiglio di Stato.

Questi i fatti: solo per dire che le disfunzioni vergognose dei nostri palazzi di giustizia hanno molti padri.

Raffaele Coniglio, Bari 9 marzo 2018

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