“Riconoscere la base popolare del potere” in memoria di Aldo Moro

di Carlo Paolini:

Questa foto è stata scattata in occasione della manifestazione antifascista organizzata per il 25 aprile 1974 dai giovani dc che avevo l’onore di guidare. Sono fra i miei due maestri Aldo Moro e Renato Dell’Andro

Le diverse statistiche di Bankitalia tracciano in questo periodo un’analisi del quadro socio-economico dell’Italia molto preoccupante: presentano infatti un Paese letteralmente diviso in due, dove la ricchezza è sempre più sotto il controllo di una minoranza ristretta mentre la povertà si allarga a nuove fasce sociali, inglobando anche quel ceto medio che era un punto di forza dell’economia nazionale. L’esito elettorale fotografa plasticamente questa Italia giallo-blu: al Nord ha vinto la Lega di Salvini e al Sud il MoVimento 5stelle di Grillo & Casaleggio. Questo risultato è, a mio avviso, la testimonianza concreta di una gestione del potere in termini di lobby e di interessi particolari, lontani dai bisogni reali del popolo, chiamato a votare con una legge elettorale pasticciata, confusa e probabilmente anche incostituzionale, sicuramente non democratica in quanto ha leso fortemente la portata dell’art.48 della Costituzione:Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”.

La gestione del potere ha inteso sostituirsi in tal modo alla libertà di scelta degli elettori. I diritti sociali che sono alla base dei bisogni quotidiani dei cittadini sono stati dolosamente dimenticati: il diritto al lavoro e alla salute, il diritto alla sicurezza e ad un’istruzione di qualità uguale per tutti, rimangono puntualmente nel borsone delle promesse elettorali. È di oggi la notizia che dopo tre anni dall’emanazione del cosiddetto Jobs Act è ‘scomparsa’ la metà dei contratti scontati: terminati gli sgravi contributivi infatti sono rimasti attivi solo 700 mila accordi a tempo indeterminato contro 1,4 milioni assunzioni (fonte la Repubblica).

E mentre in questi giorni post-elettorali si moltiplicano le analisi, io desidero riportare alla memoria collettiva le parole di uno dei miei maestri, Aldo Moro, rapito e barbaramente assassinato quarant’anni fa da un commando delle Brigate Rosse, di cui si continua ancora a sapere ben poco: “… Salva la riaffermazione della libertà dell’uomo, della molla individuale del progresso, della mobilità naturale del corpo sociale, è evidente che la nostra attenzione, la nostra preoccupazione, il nostro interessamento sono tutti rivolti alle posizioni più deboli e più esposte. Sono rivolti alle esigenze di progresso economico, di sviluppo sociale, di concreta affermazione di dignità, di garantita libertà politica e civile, di piena partecipazione ai beni della vita e del benessere, alla cultura delle masse di popolo che emergono sempre più come protagoniste della storia. L’accento è posto su coloro che devono salire ed acquistare più peso nella vita sociale…”.
E poi rivolgendosi al suo partito, la Democrazia Cristiana, ricordava che “se non siamo un partito di classe, siamo però un partito di popolo schierato non con i pochi ma con i molti e pronto sempre a porre in essere i correttivi, a fissare i limiti, a favorire gli interventi che svolgono a vantaggio di tutta la vita economica e sociale del Paese e rendono impossibili le ingiustizie dei detentori del potere economico anche sul terreno sociale e politico…”

Sono affermazioni ricche di peso e di significato che ci illuminano su alcuni dei possibili motivi per cui è stato assassinato, parole che lette oggi ci fanno comprendere come negli anni ci si è gradualmente allontanati da un’idea di democrazia come partecipazione, arrivando ad imporre (una prima e poi anche una seconda volta) una legge elettorale che nulla ha a che fare con i sani principi della sovranità popolare e con i capisaldi della nostra Costituzione.

La nostra classe dirigente a tutti i livelli, piuttosto che spendere un fiume di parole nella rituale commemorazione di un martire politico come è stato Aldo Moro, metta in pratica i suoi insegnamenti, aiutandoci a recuperare fiducia nelle Istituzioni e nei partiti, in caso contrario saranno vittoriosi i populismi che purtroppo hanno buon gioco nel vuoto politico che regna non solo in Italia. Ce lo ricordano ancora una volta le parole profetiche di Moro:Nessun governo… infatti potrebbe vincere la sua battaglia di mobilitazione democratica, senza avere una rispondenza nella coscienza pubblica, senza riuscire a creare progressivamente consapevolezza e sensibilità per i problemi del Paese. Mancando queste cose c’è solo anarchia ed egoismo”.

Bari,16 marzo 2018

 

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