Oncologico di Bari: quante cose da migliorare

l Presidente della Regione Puglia     Dr. Michele Emiliano

Al Sindaco della Città di Bari.           Ing. Antonio Decaro

Gentilissimi,

ho frequentato per nove anni l’Oncologico di Bari Giovanni Paolo II a causa del cancro che ha colpito mia moglie e devo ringraziare la grande professionalità del team guidato dal dr. Domenico Galetta, responsabile per la Patologia Toracica, che è riuscito a regalare altri 9 anni di vita a fronte di una premessa di appena due mesi.

In questi nove anni ho potuto toccare con mano alcune disfunzioni che impediscono di fatto il decollo dell’Istituto pur in presenza di altissime professionalità. Spesso mi è sorto il dubbio che a livello governativo sia regionale che cittadino non si abbia chiara la visione delle grandi potenzialità dell’Oncologico in grado di coniugare l’assistenza con la ricerca scientifica che poi è la forza dell’IRCCS e che quindi non può essere trattato come un ospedale ordinario: bisogna saper superare quella visione riduttiva del “localismo” che si respira nel suo interno  che comprime e demotiva chi riesce a portare avanti entrambi questi aspetti, favorendo invece chi, seppur arrivato da poco, sembra disinteressato al doppio impegno.

Per questo mi permetto di segnalare alcune esigenze:

  • innanzitutto necessita l’incremento in modo notevole di personale. Alle volte nel reparto di Patologia Toracica dove veniva ricoverata mia moglie si doveva fare i conti con la presenza di un solo infermiere che non poteva reggere l’assistenza ai degenti uomini e donne;
  • basilare è poi l’ampliamento degli spazi in modo particolare dei reparti oncologici e qui probabilmente occorre il deciso intervento del Sindaco del Comune di Bari per una variante urbanistica; si potrebbero trasferire in altro sito i laboratori di cui se ne parlava durante la mia frequentazione. Questo consentirebbe la liberazione di spazi a favore dei degenti con nuovi reparti;
  • manca ogni reale punto di partenza per chi si affaccia per la prima volta in istituto. Occorre realizzare una struttura in grado di saper accogliere, informare ed indirizzare il paziente (al pari degli standard concorrenziali ma vincenti del nord che ho potuto constatare di persona): questo implica la capacità di comprendere che i soggetti deboli, cioè gli ammalati, non possono attendere i tempi della politica e della burocrazia che sono incompatibili con la velocità ed immediatezza della cura;
  • appare altresì doveroso il riequilibrio della sperequazione troppo evidente fra i diversi ambulatori come ad esempio quelli diretti da Palmiotti e da Lorusso, Galetta.

Importanti appaiono poi alcune scelte di fondo che riguardano la politica sugli istituti oncologici. In questi nove anni ho potuto constatare la esistente frammentazione di professionalità e risorse in diversi posti e in reparti oncologici duplicati nei vari ospedali cittadini. Eliminare questa frammentazione significa altresì avere la capacità di individuare, riconoscere e sostenere le progettualità trasversali che sono in grado di essere punta di diamante per la stessa regione in uno con il favorire la comunicazione con il territorio sia in entrata (medicina di base come partner) che in uscita (medicina di base per i pazienti in buone condizioni generali, strutture di lungo degenza per i pazienti più fragili). Stiamo peraltro assistendo all’erosione che il COVID sta facendo nei confronti del diritto alla salute con l’aumento dei decessi oncologici per mancata cura e prevenzione. Quello della prevenzione deve essere un altro campo di battaglia della politica in uno con la capacità di inserire nei grandi flussi europei, successivi al Covid, progetti grandi ed inclusivi del territorio pugliese ai fini di studio e prevenzione oncologica includendo altri comuni capoluoghi di provincia.

Carlo Paolini già consigliere comunale e presidente dell’ARCA Centro di Iniziativa Democratica

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