Nuovo NO al trasferimento del Palazzo di Giustizia dal Libertà

Come un rituale senza fine, si ritorna a riempire le cronache quotidiane con la questione “edilizia giudiziaria a Bari”.

Sono ormai tanti anni che puntualmente torna alla ribalta questo tema e in tutti questi anni l’ARCA Centro di Iniziativa Democratica ha sempre puntato il dito contro il trasferimento dell’amministrazione della giustizia dal quartiere Libertà: dapprima contro il progetto “Cittadella” dell’impresa Pizzarotti di Parma e dopo contro la proposta del sindaco della città Antonio Decaro di realizzare il “Parco della Giustizia” sull’area delle ex caserme Capozzi e Milano, accantonando così il progetto esecutivo del secondo palazzo della Giustizia in c.so della Carboneria, già pagato con 5 milioni di euro.

Oggi sembra che, con l’avvento del nuovo Governo nazionale e della nomina dell’avv. Sisto a sottosegretario della Giustizia, venga nuovamente rimesso tutto in discussione e in modo particolare la stessa proposta del sindaco Decaro tanto da provocare una forte contestazione di questi nei confronti del Sottosegretario di Stato.

In questo contesto si stanno moltiplicando ancora una volta gli appelli nei confronti del neo Ministro alla Giustizia di rivedere la decisione del suo predecessore e anche l’ARCA non si sottrae nel sottolineare ancora una volta le molteplici considerazioni tese a lasciare nel quartiere Libertà l’amministrazione della Giustizia.

Innanzi tutto l’ARCA vorrebbe conoscere le motivazioni per cui il sindaco Decaro ha fatto venire meno tutte quelle conseguenze socio-economiche negative che si ripercuoteranno sul quartiere Libertà di Bari e che sono identiche a quelle che si sarebbero verificate con l’ipotesi “Cittadella” di Pizzarotti al Tondo di Carbonara. Eppure l’attuale sindaco faceva parte della giunta Emiliano che bocciò il progetto Pizzarotti.

Sarebbe opportuno anche conoscere quale sia la visione di città che questa Amministrazione ha in considerazione del fatto che non parla più del nuovo Piano Urbanistico Generale che pure aveva visto un acceso dibattito durante l’amministrazione Emiliano con un confronto costante con il mondo delle associazioni.

L’ARCA insiste ancora una volta sulla necessità logica di potenziare la funzione amministrativa della giustizia all’interno del quartiere Libertà, un quartiere che non può continuare ad essere depauperato. Trasferire la funzione pubblica della Giustizia significa innanzi tutto assestare un ulteriore pesante colpo all’economia del quartiere già di per sé provata dalla pandemia in corso.

Non dimentichiamo le numerose piccole attività commerciali (bar, copisterie, servizi vari), fino agli investimenti di decine di professionisti che hanno allestito in questa zona i propri studi, vista la vicinanza con gli stessi palazzi di Giustizia.

Non dimentichiamo la inadeguata viabilità che caratterizza tutta la zona delle caserme Milano- Capozzi a fronte dei collegamenti viari che invece si incentrano attorno alla proposta di c.so della Carboneria: il nuovo ponte Adriatico che collega la tangenziale, la fermata della metro, il park and ride di c.so Vittorio Veneto ad esempio.

Non dimentichiamo anche che è ancora in essere il vecchio piano Quaroni che destina l’area di c.so della Carboneria in zona per i servizi alla residenza (e quindi area idonee ad ospitare la funzione di amministrazione della giustizia), mentre nell’area delle caserme “Milano-Capozzi” è previsto verde pubblico e cioè verde di quartiere.

Tutte considerazioni che sono state presentate al sindaco Decaro e alla sua amministrazione fin da quando venne avanzata la proposta del trasferimento del palazzo della Giustizia.

In conclusione l’ARCA Centro di Iniziativa Democratica invita il Sindaco e la sua giunta a rivedere la propria inopportuna proposta che peraltro richiede anni e anni per la sua realizzazione e sposare invece  a tutto campo quanto portato avanti in questi anni da tutte le associazioni che si sono riunite nel coordinamento di GAL, giustizia al Libertà.

Carlo Paolini -Presidente dell’ARCA Centro di Iniziativa Democratica

Bari, 16 marzo 2021

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