Urbanistica – Le nostre proposte per il nuovo DPP

Nov. 2011 – Documento elaborato dall’ARCA al termine della serie di incontri sul Documento Preliminare Programmatico (DPP)

L’ARCA Centro di Iniziativa Democratica in oltre 15 anni di presenza politica e culturale nella città di Bari ha più volte posto all’attenzione delle Istituzioni cittadine e non, della cittadinanza e delle forze politiche e sociali la propria visione della città in tutte le sue articolazioni. Molteplici sono state le iniziative di confronto a tutti i livelli per la condivisione di una città in grado di portare a sintesi le varie anime e i diversi interessi cittadini per una qualità della vita senza esclusioni.

Il Documento Preliminare Programmatico (DPP) rappresenta, pertanto, un’occasione importante per riaffermare ancora una volta concetti già espressi nel corso dei numerosi incontri svolti sul tema dello sviluppo urbanistico eco-sostenibile.

Come tutti sappiamo, il vecchio piano Quaroni disegnò una città per 650.000 abitanti, mentre Bari è oggi una città passata dai 371.000 residenti del 1981 ai 320.000 del gennaio 2010, una città afflitta come altre da un decremento costante che poteva essere ancora più sensibile se non si fossero insediate oltre 5.300 persone immigrate da altri Paesi. La fuga dalla città-capoluogo ha prodotto il contemporaneo incremento demografico dei Comuni limitrofi come Adelfia, Valenzano, Capurso, Modugno, Triggiano, Bitonto, ecc.

Per questo L’ARCA Centro di Iniziativa Democratica ritiene prioritaria una visione metropolitana nella formulazione del Piano Urbanistico Generale (PUG) e lamenta nel DPP proposto la percezione di una chiusura all’interno degli attuali confini cittadini. La concezione metropolitana dello sviluppo urbanistico permette infatti di non incorrere nello stesso errore del Piano Quaroni, che proiettò il futuro di Bari su probabili crescite significative degli abitanti della città. E’ invece necessario tenere conto della dimensione reale della popolazione, considerando in modo adeguato i diritti edificatori che non possono e non devono mortificare le concrete possibilità di sviluppo del territorio, seguendo la strada maestra del pubblico interesse. Il Diritto edificatorio è definito dal Piano Regolatore tempo per tempo vigente, modificabile secondo le caratteristiche e l’uso che si prospetta per una determinata area (residenziale, produttivo,a verde, ecc.). secondo ipotesi di sviluppo sociale ed economico del Comune e le principali linee di assetto ed utilizzazione del territorio realizzando politiche di tutela e sviluppo delle parti del territorio comunale omogenee. Modificando il Piano Regolatore secondo le mutate esigenze e realtà del territorio si modifica così anche il diritto edificatorio. In tale ottica ci appare evidente che non bisogna distruggere ulteriore territorio, superando il rischio di spostamento di volumi edificabili da una zona ad un’altra senza se e senza ma.

Partire allora dalla città esistente significa per l’ARCA ridimensionare efficacemente la portata edificatoria del Piano Quaroni con una considerevole diminuzione dei volumi edificatori.
L’ARCA esprime pertanto la propria contrarietà a qualsiasi idea di credito urbanistico
teso alla compensazione dei volumi spostandoli invariati da una zona all’altra del territorio mentre la perequazione urbanistica dovrà necessariamente essere soggetta alla volontà politica dell’Amministrazione secondo precisi progetti pubblici, primo fra tutti quello dell’housing sociale.
Pertanto appare prioritario nel corso della formazione e nell’attesa del nuovo Piano Urbanistico Generale procedere al blocco delle varie lottizzazioni.

Importante per l’ARCA appare anche la ri-valorizzazione e lo sviluppo dei contratti di quartiere, favorendo la partecipazione del pubblico-privato attraverso forme di partenariato tese anche alla facilitazione della rigenerazione sociale, dell’effettiva integrazione, della valorizzazione delle risorse storiche ed ambientali, della lotta ai fenomeni di degrado sociale. Il rilancio dell’immagine del territorio può attrarre investimenti compatibili con uno sviluppo sostenibile, con la valorizzazione delle relazioni locali di ogni settore e dei flussi di informazione che garantiscano le necessarie connessioni tra sviluppo locale e mercato globale.

Ciò significa superare la mera logica dell’offerta quantitativa per una qualità della vita tesa a migliorare le condizioni di vita dei cittadini e delle cittadine, a sviluppare coesione sociale, spirito di cittadinanza e appartenenza alla città, invertendo l’attuale tendenza alla “compartimentalizzazione” se non proprio alla “ghettizzazione”.

L’ARCA richiede coraggio urbanistico nel processo di rigenerazione urbana anche mediante la creazione di spazi, piazze, zone a verde per l’aggregazione sociale in tutti quei quartieri che come il Libertà, Carrassi, Japigia, ecc. ne sono privi.

La visione metropolitana passa anche attraverso il sistema delle reti delle mobilità in grado di superare non solo il distacco fra periferie e centro e fra quartieri diversi, causa fra l’altro di emarginazione e devianza, ma anche quello interno all’area metropolitana, così come nel Piano Strategico di Metropoli Terra di Bari: un superamento che si basi sulla eliminazione dei fattori di inquinamento come ad esempio la creazione di una rete diffusa di mobilità ciclistica.

L’ARCA inoltre constata il mancato approccio al superamento urbanistico delle attuali Circoscrizioni attraverso la realizzazione di Municipalità omogenee, che siano in grado di attrarre e di coinvolgere anche i Comuni limitrofi. In tale ottica bisogna pensare a Municipi realizzati con equa distribuzione della popolazione e delle ricchezze del territorio.

In tale visione diventa allora indispensabile e prioritario condividere le scelte da attuare, attraverso la partecipazione di cittadini e cittadine con le forze sociali, culturali e produttive del territorio lungo tutto il percorso di formazione del PUG,attraverso il protagonismo delle circoscrizioni.
L’Urbanistica partecipata è uno dei punti qualificanti della democrazia partecipata. Per questo occorre investire in strumenti efficaci di partecipazione in grado di avvicinare e coinvolgere in tale processo la città in tutte le sue diverse articolazioni.

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